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  1. Paolo Leoni Rispondi
    Caro Marco, quanta ragione hai! Aggiungiamo anche il fatto che FSI da 1/4 di secolo hanno in busta paga l'intero Parlamento italiano, Capi di Stato, probabilmente, inclusi, e le spending revew non le riguarderanno mai!!!
  2. pier luigi tossani Rispondi
    " nel lontanissimo 1992, quel vero galantuomo che è stato l’on. Luigi Preti, Presidente onorario del PSDI, scriveva, accorato e preoccupatissimo, a Beniamino Andreatta, responsabile economico della DC, e pure a Franco Reviglio, all’epoca Ministro del Bilancio, per metterli in guardia – parole testuali – circa “la truffa della TAV” in Italia. Vedi i testi completi delle missive, chiari e illuminanti. Ricordava Preti, tra l’altro, che non esistono ferrovie attive in nessuna parte del mondo”. NTV sembra dimostrare in modo lampante che il trasporto ferroviario non è redditizio, per il privato che voglia inserirvisi... a meno che quel privato non sia largamente sussidiato dallo Stato... Fatto è che il nocciolo del problema, NON è nella concorrenza o meno nelle ferrovie o nelle autostrade, ma è propriamente nello Stato medesimo. Se così è, c'è una sola soluzione: la "società partecipativa".
  3. Sergio Marotta Rispondi
    La frase che segue è di Silvio Spaventa Ministro dei Lavori pubblici nel governo Minghetti fino al marzo 1876: «e non vi è nulla quanto un cattivo ragionamento, che corra rapidamente fra le moltitudini, a guisa di logora moneta, dall'uno all'altro trasmessa, senza che alcuno si curi di esaminarne il conio»
  4. Sergio Marotta Rispondi
    ... e non vi è nulla quanto un cattivo ragionamento, che corra rapidamente fra le moltitudini, a guisa di logora moneta, dall'uno all'altro trasmessa, senza che alcuno si cur di esaminarne il conio.
    • marco ponti Rispondi
      Non ho mica capito.... Marco Ponti
      • Sergio Marotta Rispondi
        Questi problemi sono già stati risolti dalla scienza economica nella seconda metà dell'800 in un ampio dibattito di cui dà conto Silvio Spaventa in due scritti del 1876 Lo Stato e le ferrovie e Sul riscatto ed esercizio delle ferrovie. A seguito di quel dibattito le ferrovie, costruite ed esercitate da concessionari privati, sono state nazionalizzate praticamente in tutta Europa. Le ferrovie italiane, totalmente in mano a concessionari privati, sono state nazionalizzate (e pagate con denaro dei contribuenti) all’inizio del ‘900 in piena età giolittiana. Sulla nazionalizzazione delle ferrovie cadde già la Destra storica nel 1876 e Spaventa, ministro dei lavori pubblici usò questa frase per stigmatizzare le posizioni dei difensori dei concessionari privati: «… e non vi è nulla quanto un cattivo ragionamento, che corra rapidamente fra le moltitudini, a guisa di logora moneta, dall'uno all'altro trasmessa, senza che alcuno si curi di esaminarne il conio». L’art 43 della Cost. stabilisce che «A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, … determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali … o a situazioni di monopolio e abbiano carattere di preminente interesse generale». Non si capisce perché, al contrario, sia necessario introdurre una concorrenza totalmente artificiale in un monopolio naturale per assicurare a un privato parte della rendita.