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  1. Maurizio Daici Rispondi
    Condivido pienamente. Da dipendente di una amministrazione locale, vedo continuamente la superficialità della programmazione degli investimenti, lasciata in mano degli amministratori e del tutto priva di un'analisi di costi-benefici. Si tratta spesso - nella mia esperienza - di opere di rilievo minore, da qualche centinaio di migliaia di euro a 2, 3 milioni al massimo che però sommate fanno una cifra di tutto rilievo e si traducono nella dispersione di risorse senza significativi risultati sul piano dello sviluppo economico (non parlo ovviamente di lavori di manutenzione o risanamento di opere esistenti, la cui necessità è spesso innegabile). Un discorso da approfondire è senz'altro quello dei lavori ed opere finanziati con i programmi operativi regionali cofinanziati dai fondi strutturali europei.
  2. M.S. Rispondi
    Tutto si può dire, ma farei notare che il rafforzamento della linea ferroviaria Napoli-Bari è tra le priorità dell'infrastrutturazione del Mezzogiorno da studi della fine degli anni settanta, quando il termine "AV" nemmeno esisteva (Il tutto è in studi territoriali della Svimez sul sistema dei trasporti nel Mezzogiorno che i giornalisti stessi possono andarsi a studiare). In altre parole la Napoli-Bari è una priorità riconosciuta per il Sud Italia da quarant' anni circa, e non c'entra nulla con i nuovi treni ad alta velocità etc. (che oggi ovviamente vi transitano in condizioni che forse solo l'esperienza diretta può spiegare....) Senza una comprension storica non solo mi sembra che poco si comprenda dell'Economia,e le stesse costi-benefici, nelle versioni attuali, sembrano soffrire di molti limiti. Ciò che si dovrebbe fare è ridiscutere la metodologia di valutazione delle infrastrutture, anche ex ante se si vuole, consapevoli che lo sviluppo economico tende ad aggregare (è un caso se le Av sono fatte tutte nel contesto più sviluppato?), mentre una politica di sviluppo può porsi obiettivi differenti come quelli di ridurre le ragioni di lungo termine dell'arretratezza di un contesto territoriale. Ma anche senza entrare nel merito, la linea Napoli-Bari non è la linea Torino-Lione, a prescindere dai confini nazionali, che sono di minore interesse in Europa.
  3. tiziano cardosi Rispondi
    ottimo articolo su cui concordo. Nelle mie riflessioni di cittadino che si oppone alle "grandi opere inutili e imposte" come il sottoattraversamento TAV di Firenze sono arrivato alla conclusione che il potere decisionale risiede ormai nei grandi gruppi economico/industriali (con banche annesse) e sono questi soggetti che impongono opere nelle quali l'utilità pubblica non interessa nulla; unica cosa ricercata è un livello di profitti elevato e l'assenza di ogni rischio d'impresa o di mercato. La "politica" è solo struttura burocratica al servizio di questi poteri forti; con l'avento di Renzi al potere questo fatto è quanto mai evidente, un esempio: l'attuale premier era contrario al progetto TAV fiorentino finché non ha messo le mani nella stanza dei bottoni, da allora difende questo progetto in ogni maniera. Credo usciremo da questo cul de sac con uno scossone molto forte alla politica, tutta la classe dirigente al potere adesso non ne è capace, tantomeno il boy scout.
  4. Paolo Beria Rispondi
    Mi complimento per l'articolo, totalmente condivisibile. L'apparente "fretta" con cui si prendono decisioni (in realtà sul piatto da molti anni) fa sì che ci si continui a dimenticare che le decisioni pubbliche dovrebbero avvenire in maniera trasparente, comparativa e, possibilmente, coerente e tecnicamente fondata. Se coerenza e rigore richiedono un minimo di sforzo da parte delle strutture tecniche, per la trasparenza basterebbe rendere pubblico tutto il materiale esistente ed esplicitare (quantitativamente, però!) i motivi della scelta di quelle e non altre opere. Nell'attesa che anche l'Italia cominci finalmente ad utilizzare sistematicamente (come quasi tutti i paesi del mondo occidentale) la valutazione Analisi Costi Benefici.