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  1. Fulvio Rispondi
    Perchè la BANCA Mondale ed altri Istituti esteri indicano per gli anni passati un deficit primario e non un avanzo come dal primo grafico? http://data.worldbank.org/indicator/GC.BAL.CASH.GD.ZS/countries http://www.indexmundi.com/facts/italy/cash-surplus-or-deficit https://datamarket.com/data/set/1rq1/cash-surplusdeficit-of-gdp-for-italy#!ds=1rq1&display=line http://www.oecd-ilibrary.org/economics/government-deficit_gov-dfct-table-en
  2. Maurizio Cocucci Rispondi
    In merito ad alcuni contenuti dell'articolo vorrei fare un paio di puntualizzazioni. La prima riguarda gli Stati Uniti, che se da una parte hanno adottato politiche meno severe dal lato del bilancio dall'altra comunque vanno nella stessa direzione. Con la firma da parte del presidente Obama del Budget Control Act del 2011 l'amministrazione si impegnava a non aumentare le imposte ma al tempo stesso era previsto un forte taglio alla spesa pubblica, situazione poi giunta al limite con l'approssimarsi del noto pericolo del Fiscal Cliff a fine 2013. Nonostante poi Quantitative Easing e politiche meno rigide (all'apparenza) di quelle adottate nella Ue vi sono stati comunque numerosi casi di municipalità che hanno fatto ricorso al fatidico Chapter 9, ovvero lo stato di insolvenza e questo ha riguardato anche città grandi come Stockton e Detroit con conseguenze che i loro cittadini conoscono bene. La seconda puntualizzazione riguarda la situazione dell'economia nella Ue e in particolare dell'eurozona che non la valuterei così negativamente. Spagna, Irlanda e Grecia si stanno avviando ad una ripresa mentre Francia e Italia continuano ad avere difficoltà per la mancata attuazione delle riforme necessarie. Quanto alla Germania non darei molto eco al dato reso noto di recente circa l'andamento del Pil al secondo trimestre di quest'anno, un dato che a mio avviso (e non solo) è sicuramente destinato a rimanere isolato.
  3. francesco daveri Rispondi
    Bei grafici. Ma perché ci sono solo 9 o 10 punti? I paesi dell'eurozona sono 18 (o 17 senza la Grecia)
  4. Maria Rosaria Di Pietrantonio Rispondi
    Perchè "la mancanza di riforme strutturali non basterebbe a spiegare lo scollamento tra noi e gli Stati Uniti"?questo articolo sembra dire: è inutile fare le riforme( ma già si sa che non si faranno se non quelle da presentare alle sedi europee competenti ) , tanto non servono, smettiamola di pensare che questa "flessibilità" può aiutare i paesi irriformabili,(ma i cittadini italiani hanno mai visto qualche beneficio da precedenti "flessibilità o solo i nostri dirigenti?) insomma perfetta sintonia con il governo attuale....
  5. Pier Luigi Tossani Rispondi
    La questione è antropologica, e questo seguita a sfuggirci. Ma è bene considerare questo livello, se un giorno vorremo venire fuori dal cantone nel quale ci siamo cacciati. Così, nel "Quaderno n. 11", che trovate qui http://lafilosofiadellatav.wordpress.com/i-maestri-2/pier-luigi-zampetti/i-due-e-book-sulla-lezione-di-pierluigi-zampetti/, il mio maestro, Pier Luigi Zampetti, a pag. 29: "Il Ministro dell’Economia sembra quindi ignorare che in regime di New Deal è appunto l’economia che strutturalmente detta l’agenda alla politica. Non può essere il contrario. Lo Stato diviene ostaggio del sistema economico. Tremonti comunque sembra non porsi il problema. Egli crede nel New Deal, del quale dice all’Espresso che «Talvolta si sottovaluta quanto il New Deal sia stato innanzitutto una grande operazione psicologica di massa. Un impulso forte. Una radicale inversione di tendenza nella società americana e non solo». Zampetti invece adotta a proposito del New Deal una immagine non illusoria, anzi assolutamente esplicita: “Un’affermazione è sulla bocca di tutti, quasi è divenuta un ritornello: «occorre diminuire la spesa pubblica!» Nessuno, finora, è riuscito ad indicare la strada. E non ci si riesce perché non si vuole guardare in faccia il mostro che il New Deal ha prodotto e che, se non l’abbatteremo a tempo, finirà con il divorarci tutti.” (La società partecipativa, p. 156)
  6. Piero Rispondi
    Bene l'analisi fatta, ma penso che le principali conclusioni da affermare oggi dopo avere analizzato questa crisi partita dai titoli tossici americani che ha innescato poi la crisi dei debiti statali, propagata alle banche ed infine all'economia reale in modo massiccio e devastante sono le seguenti: 1) non esiste l'AVO ENDOGENA, quindi si può avere un'area valutaria ottimale solo con l'integrazione fiscale fra i paesi componenti l'area valutaria, la mobilità del lavoro e la variabilità dei salari non sono sufficienti da sole; 2) il mancato controllo politico del ruolo della Bce, si è assegnata da sola il suo ruolo senza rispettare il mandato statutario, la tenuta dell'euro non è grazie alla frase di Draghi o agli Omts, ma solo alle politiche di austerità fatte dagli stati che ha reso credibile la volontà di non uscire dall'euro; 3) le riforme domestiche non saranno mai la soluzione del problema che non è italiano ma europeo, quindi le riforme vanno fatte subito perché oggi il mondo e' cambiato, per competere abbiamo bisogno di uno stato più snello e quindi meno costoso, più produttivo. Nel momento che lo stato sarà meno costoso e più produttivo abbiamo uno spazio per la riduzione delle tasse. Se vuole oggi Renzi ha la possibilità di ridurre la spesa pubblica del 10% (Cottarelli+ spese standard anche sulla sanità+ tagli lineari) e contemporaneamente di eliminare l'Irap per le imprese e con la differenza sgravi fiscali permanenti sul reddito dei lavoratori.
  7. Roberto Boschi Rispondi
    Finalmente anche quelli della Voce.info ammettono che "l'austerità espansiva" è, per l'area euro, un vero controsenso: meglio tardi che mai. Il punto però è che non si vuole ancora ammettere che non basterebbe, all'Italia, ma anche a SP (ed alla FR che però ha fatto, fino ad oggi, ben poca austerità) tornare a fare politiche anticicliche per risolvere la situazione. Per noi e gli altri PIIGS il vero problema è stato, dal 2010 in poi l'arresto del finanziamento estero del defict di partite correnti: per risolvere quel problema si è distrutta domanda interna, ecco il vero fine dell'austerità, e con essa sono crollate le importazioni. Se la domanda interna tornasse a crescere velocemente il deficit con l'estero tornerebbe a farsi sentire (oggi, forse, ancor di più avendo distrutto in questi anni capacità produttiva domestica rimpiazzabile solo a merci estere). E' questa la "maledizione" dei paesi come l'Italia che, a cambi fissi, hanno un alto moltiplicatore delle importazioni. La ricetta di minore austerità sarebbe valida se chi può permettersi maggiore domanda interna (Germania, Austria e pochi altri) la facesse contribuendo a trainare l'export degli altri. Ma questa è fanta politica! Quindi che fare? .... Sciogliere questa Unione monetaria nata male e proseguita peggio (sicuramente per noi, per gli altri non so e, alla fine, nemmeno mi interessa).
  8. Giovanni Rispondi
    Perché mai continuare inesorabilmente a parlare di "riforme", ben sapendo che con il termine si indicano contenuti diversissimi e che gran parte dei lettori, ormai non sa più di cosa si parla? Perché non dedicare finalmente un articolo che svolga il semplice tema: questo è quello che intendiamo per riforme. (E magari anche: questo è quello che intendono politici e funzionari dell'UE.
    • Andrea Boitani Rispondi
      Caro Giovanni, ha perfettamente ragione: oggi è difficile capire cosa si intenda veramente con la generica parola "riforme". Quello che intendo io sono soprattutto riforme 1) che aumentino la concorrenzialità del mercato dei beni; 2) che compensino la flessibilità sul mercato del lavoro con una lunga protezione dal rischio disoccupazione; 3) che rendano più efficace la regolamentazione (non la deregolamentazione!) dei mercati e degli intermediari finanziari; 4) che rendano più equilibrata ed equa la distribuzione del reddito e della ricchezza; 5) che trasformino la pubblica amministrazione da emanatore di vincoli burocratici e ostacoli all'imprenditorialità in promotore di efficienza e innovazione; 6) che ci liberino dalla pletora di partecipate locali succhia-soldi; 7) che combattano alla radice l'evasione fiscale; 8) che riducano i tempi dei processi civili; 9) che impongano valutazioni di livello internazionale prima e dopo la realizzazione di grandi e piccole opere infrastruttali per evitare sprechi insensati di risorse scarse; 10) che favoriscano concretamente il merito nell'accesso ai livelli più alti di istruzione, alla ricerca, all'insegnamento e alle alte cariche pubbliche. Bastano? Non so. Ma mi impegno a tornarci su, facendo anche qualche esempio concreto di come realizzarle.
      • ffortini Rispondi
        Ho l'impressione che non abbia risposto, pero'. Vogliamo sapere tutti quali siano queste famose riforme, e lei non ha scritto *quali siano*, lei ha scritto *quali effetti tali riforme dovrebbero avere*: troppo facile. Ad esempio 1) che aumentino la concorrenzialità del mercato dei beni: cioe' sta proponendo di tagliare i salari, aumentare l'orario di lavoro, eliminare le ferie e i permessi, licenziare liberamente una donna solo perche' incinta? Basta saperlo. E se non e' questa la riforma cui pensa, perche' non indica esattamente COME intende raggiungere il risultato 1? Insomma diciamo una buona volta in cosa consistono davvero queste riforme, e poi ne potremo parlare. Altrimenti invoco pure io delle riforme che 1) aumentino la vita in salute di tutto il genere umano 2) rendano tutti ricchi 3) permettano di non pagare piu' tasse 4) ma assicurino welfare a tutti - anche agli immigrati clandestini. Chi non sarebbe d'accordo?