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  1. Piero Rispondi
    L'amministrazione pubblica italiana e' la riforma da effettuare subito, qui abbiamo il settore più costoso e improduttivo dell'Europa, certo che non si può risolvere con un decreto legge, qui si deve fare un programma che parte dalla responsabilità e dalla meritocrazia, se non vengono previsti questi principi non si va lontano, oggi il pubblico e' irresponsabile fa carriera con l'anzianità. Per il costo, i nostri politici affermano che siamo in linea con la media europea, ma non dicono la verità, altri paesi come la Germania ha ridotto la spesa per la pubblica amministrazione del 10%, per l'Italia significa 70 miliardi che posso utilizzare per dare credito alle imprese e fare investimenti pubblici al fine di aumentare il Pil, ma queste cose i nostri politici non le capiscono. Come si può ridurre la spesa del 10%, la cosa c'è' semplice oltre al risparmio di Cottarelli, oltre al risparmio con i costi standard, il resto provvediamo con tagli lineari. In difetto si va in bancarotta, non vedo altre vie d'uscita.
  2. DDPP Rispondi
    A me la polemica su tagli lineari Si, tagli lineari No, Spendig review ,sembra stucchevole. Nell'universo parallelo della PA non esistono sprechi. Qualcuno prende e qualcuno paga. Chi è che giudica se una spesa è giusta o è uno spreco. I giudizi si perdono nei mille rivoli dei distinguo delle direzioni ministeriali. Quanto un ministro sia di estrazione tecnica, politica, mista non lo sappiamo e neppure sappiamo quali interessi interpreti. Facciano quello che vogliono. L'unica cosa che dobbiamo con estrema forza e determinazione chiedere loro è la progressiva riduzione delle imposte a indenitamento costante. Decida il Politico e la PA se lo spreco sarà la sempre paventata riduzione dei servizi o piuttosto le spese di mantenimento ordinario della PA. Ne risponderanno ogni cinque anni a noi sudditi.
  3. Andrea Rimato Rispondi
    Ho ascoltato l'intervista di Boeri di oggi 30 luglio nel servizio di Radio RAI 1 Prima di Tutto, sul tema delle Camere di Commercio. Con stupore ascolto dalla bocca di un economista associare le Camere di Commercio alla spesa pubblica. Ricordo a Boeri che le Camere sono finanziate totalmente dalle imprese, quindi non gravano sul bilancio dello Stato, anzi al contrario le Camere versano annualmente milioni di euro all'erario per i bolli. Ricordo anche le Camere finanziano diverse iniziative sia economiche che culturali (per la città di Roma parliamo della Fondazione Cinema per Roma, del Teatro dell'Opera, il settore della moda, l'Auditorium) che diversamente sarebbero a carico della collettività. Le Camere sono un gioiello di efficienza, trasparenza e qualità dei servizi da far invidia ad ogni settore della PA, riconosciuti a livello internazionale, in particolare il Registro delle Imprese dove anche il vicecapo della Polizia Cirillo lo ritiene un prezioso strumento per la lotta alla criminalità, (fino a quando rimane in mano pubblica, aggiungo io). Diciamo che il patrimonio camerale fa gola agli amici di Renzi. Parlo di Confindustria dove il DDL sul tema delle Camere ricalca pari pari le richieste di Squinzi. Il patrimonio delle Camere sta per essere regalato al privato a danno del cittadino. Si legga l'illuminante articolo di Stefano Feltri sul fatto Quotidiano di oggi 30 luglio. Abolizione Camere = 2,5 miliardi di PIL in meno. Riflettiamo.
    • Maria Rosaria Di Pietrantonio Rispondi
      Ho pagato per anni la quota alle Camere di Commercio avendo avuto una Erboristeria e da 8 anni una Parafarmacia , credo di avere buttato quei soldi, tutte le volte che ho chiesto di qualche bando o agevolazione non ho avuto nessuna risposta, per me è un ente assolutamente inutile o almeno per me che lotto da anni per la liberalizzazione della mia professione da farmacista. Le Camere di commercio non mi rappresentano in nulla. Probabilmente queste belle cose che lei dice che fanno saranno per quel 10% di privilegiati di questo modesto paese che è Italia e che tale rimarrà visto che nessuno vuole smontare privilegi disgustosi e medioevali . Mi può elencare di quali "servizi" parla? a parte l'inutile certificato di iscrizione e relativo esame anche esso del tutto inutile anzi stupido che si era costretti a fare(ricordo che dopo la laurea in farmacia dove avevo sostenuto un esame di Chimica dei Prodotti Cosmetici all'università di Firenze , per vendere le creme cosmetiche mi fecero fare uno stupido esame di prodotti cosmetici di livello bassissimo , ma senza il quale non avrei potuto vendere quei prodotti!) a parte questo al cittadino normale commerciante a cosa servono le Camere di Commercio?
      • ada Rispondi
        Se l'anagrafe delle imprese è inutile, è inutile anche l'anagrafe dei cittadini. Non è la camera a gestire le autorizzazioni delle nuove farmacie, quindi sei anche scarsamente preparata nel settore dove dici di esercitare. Sono persone stupide che rovinano l'italia
    • Carlo Rispondi
      Anche se molte cose dette dal Sig. Rimato sono condivisibili, bisogna pur sempre essere onesti ed obiettivi. NOn è corretto dire che le Camere di Commercio non gravano sul bilancio dello Stato essendo finanziate totalmente dalle imprese. Il contributo annuale che queste DEVONO pagare infatti è stato equiparato ad un'imposta. Una seria e serena analisi, se fosse accompagnata dall'amore per la verità, piuttosto non dovrebbe esimersi da alcune considerazioni: è legittima un'imposta che grava su soggetti che non sono rappresentati negli organi decisori (principio di no taxation without representation)? la presenza delle associazioni di categoria in Consigli e Giunte camerali è rappresentativa dei tassati? in base a quali processi elettivi e sulla base di quali numeri? Poi dal punto di vista degli impieghi: come vengono distribuiti gli incentivi alle imprese?
  4. serlio Rispondi
    Altro che farne meno. La pubblica amministrazione si trasformata in pubblica estorsione a danno del contribuente e a favore di tutti coloro che vivono di stato parassita (politici per primi). quindi meno tasse e meno spesa pubblica, subito e tanta in meno! Quale? Quella destinata ai partiti, alla politica, alle pubbliche amministrazioni che sprecano (Sicilia, Roma, etc). Che marciscano nelle loro inefficienze! Oppure tra poco ci sarà la guerra civile, tra i parassiti e gli altri; non è un auspicio, ma bensì un timore. Pensate solo come sia possibile che uno statale debba essere pensionato a forza a 62 anni, senza tft e i politici abbiano invece privilegi ingiustificati.
  5. Agostino De Zulian Rispondi
    Il problema non deve fermarsi a far quadrare i conti. Il costo del lavoro è alto e sta facendo chiudere le imprese per cui è necessario agire su IRAP e Cuneo Fiscale. Inoltre gli 80,00 Euro non servono a nulla per premiare i lavoratori dipendenti a cui servirebbe una ulteriore detrazione da lavoro dipendente che stimo in 250,00 Euro/mese. Quindi la manovra dovrebbe essere di 25 MLD più i mancati incassi di quanto sopra citato.
  6. Andrea Chiari Rispondi
    Due riflessioni e un dubbio. La prima riflessione è che dobbiamo ridurre il numero dei dipendenti pubblici. Il problema è che gli eccessi peggiori stanno al sud. Riportare al sud la media per abitante dei dipendenti pubblici del nord sarebbe già un successo ma si può fare di più dovunque, riflettendo sulle funzioni degli enti, quelle indispensabili e quelle no. La seconda riflessione è sui fondi europei che foraggiano progettini utili a qualche assessore e alla macchina complessa che li gestisce e che si è dotata di una neolingua pseudo efficientista. Il dubbio è che cosa cambia con il cosiddetto "prepensionamento" a 62 anni? Se vengono richiesti 42 anni e qualche mese di contribuzione oltre all'età, beh questo era già previsto dalla Fornero. C'è qualcosa che non capisco.
  7. antonio petrina Rispondi
    Scusi prof Boeri, ma nel labirinto delle norme europee del six pack, come le ha ben illustrate su questo Focus de LA Voce il prof Boitani, c'è o no la tabella C2 sulla spesa relativa agli "investimenti fissi lordi " della p.a. ( cfr Quaderno Senato n.3/2013 ,La governance economica, p.33), investimenti che rendono sostenibilità e e solvibile il debito pubblico italiano, come dimostrò l'allora e compianto premio nobel dell'economia prof Modigliani con la prof ssa Fiorella Kostoris Padoa Schioppa ( Sosteniblità e solvibilità del debito pubblico italiano, La Terza, 1998) ?
  8. Pier Luigi Tossani Rispondi
    Spesa pubblica improduttiva, lo "spreco istituzionalizzato delle risorse pubbliche", già denunciato a suo tempo da Sturzo - che ha perso la sua battaglia - è parte integrante del sistema, vedi Tav Torino-Lione, o ultimissima, Bre-Be-Mi: "Un’affermazione è sulla bocca di tutti, quasi è divenuta un ritornello: «occorre diminuire la spesa pubblica!» Nessuno, finora, è riuscito ad indicare la strada. E non ci si riesce perché non si vuole guardare in faccia il mostro che il New Deal ha prodotto e che, se non l’abbatteremo a tempo, finirà con il divorarci tutti.” (La società partecipativa, p. 156). È dunque urgente un’azione immediata. Purtroppo, la politica originata dal New Deal è estesamente condivisa nelle stanze del potere. Credo quindi che ogni uomo di buona volontà debba impegnarsi in ogni modo per portare alla luce la mistificazione keynesiana e smascherarla. E ciò per tutelare l’interesse, già gravemente pregiudicato, del popolo delle famiglie." Il problema è nel modello di sviluppo, la "società dei consumi". Unico rimedio: la "società partecipativa".
    • Francesco Rispondi
      Egregi prof, se a questo punto siete ancora a puntare le carte sulla revisione dei Fondi Strutturali europei alla Perotti mi pare si vada poco lontano. Ammesso che l'Italia si incapace di usarli cosa volete fare? Chiedere di stornare la cifra dal bilancio UE? E gli altri paesi che faranno? applaudiranno? E la coesione europea? State semplicemente chiedendo di rimettere in discussione uno dei cardini della UE con risorse assegnate e piani in partenza, demolendo uno dei pilastri della casa (che detto per inciso ha ben altri e ben più gravi difetti, da noi amplificati con la costituzionalizzazione del Fiscal Compact)? Auguri, ma mi sa che si andrà poco lontano su questa strada.