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VENERDì 28 NOVEMBRE 2014


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  1. n Rispondi

    salve, per ricordare che i sistemi wireless sono ufficialmente riconosciti come possibili cancerogeni. il consiglio d'europa con risoluzione 1815 del 27 maggio 2011 raccomanda tante cose al riguardo, tra cui abbassare i limiti, evitare l'esposizione ai bambini. E' il caso di riempire città di campi elettromagnetici che, invisibili, inodori e complice la poca conoscenza della gente, fanno certamente danno al nostro organismo e che per quantificare meglio il danno dovrebbero essere fatti ulteriori studi (preferibilmente da parte della scienza indipendente)? cerchiamo in rete finchè i siti non saranno bloccati. purtroppo si parla ancora oggi di wireless senza citare i rischi, anche gravissimi sulla nostra salute e soprattutto su quella dei nostri figli. saluti e grazie della vostra voce

  2. Salvatore Caschetto Rispondi

    Io credo che Smart City sia una strategia necessaria guidata da una pianificazione integrata. tutte le città sono Smart, per ovvie ragioni, quindi forse, il fine ultimo del concetto Smart city risiede nell'opportunità di ri-pensare la città contemporanea di guardare a quali risorse dispone per fare in modo che sia sempre meno Stupid e sempre più Smart, o pensata, come afferma il dottor Enrico Poli.

  3. enzo ciminari Rispondi

    Mi riferisco all'importo del "finanziamento previsto dal governo di circa un miliardo". Sono molto interessato a conoscere quello che per il governo è l'obiettivo da conseguire per il progetto (si tratta di finalizzare alcuni progetti di "smart cities" per varie tipologie associabili a città italiane e, se si, qual'è il numero di progetti che tentativamente si pensa di realizzare con un milairdo di euro ? oppure, si tratta di realizzare progetti direttamente applicabili ad alcune reali città italiane ? Oppure, lo scope è ancora diverso ?) Come si possono avere maggiori informazioni su quanto ho sopra citato ? Grazie

  4. Pietro Pagliardini Rispondi

    D'accordo su cosa non è una smart city, ma una città che prescinda dall'hardware, cioè dalla città fisica, dall'urbanistica, non può essere smart. Mi sembra che lei si soffermi solo sul software urbano, ma il software cambia, la città, l'hardware resta. Oggi nelle nostre città è questa parte solida che non funziona. Oggi è smart una città più densa quindi più pedonale, con un grande mix funzionale, una città la cui rete principale è quella costituita da strade molto più simili a quelle tradizionale dei centri storici. Non che ciò che lei propone non sia da fare, da qualche parte bisogna pur cominciare, ma ripensare la città fisica è davvero una priorità nazionale, anche alla luce dei costi dell'energia: più densità, meno centri commerciali, più attività diffuse, meno dispersione sul territorio, più vita urbana, più pedonalità naturale e non imposta per decreto, meno consumi energetici, meno inquinamento. Ci aggiunga quello che dice lei ed ecco una smart city

    • La redazione Rispondi

      Indubbiamente, il mondo dei bit non può sostituire il mondo fisico e alla fine a noi tutti interessa migliorare il mondo fisico, altrimenti vivremmo in Matrix. Peraltro, quando si parla di smartcity di solito si intende discutere il tema della città che sfrutta al meglio il mondo dei bit per favorire e sostenere il miglioramento del mondo fisico.  In un articolo non si può che affrontare un singolo tema. In questo articolo discuto del tema di cosa voglia dire sviluppare una smartcity dal punto di vista del mondo dei bit. Certamente, è poi necessario affrontare anche tutti gli altri temi e aspetti.

  5. Stefano Baldidi cosa significhi Rispondi

    Credo che quanto descritto dal professor Fuggetta sia la miglior visione di cosa significhi Smart City: infrastruttura tecnica da un lato, servizi informatici e loro collegamento dall'altro. Esperienze nel mondo ce ne sono (Masdar, Abu Dhabi, mi sembra la più significativa): in Europa e soprattutto in Italia sono però pochissime. Per il nostro paese penso a cause riconducibili a ritardi strutturali nella PA, a mancate viste a lungo termine (al di là dei 5 anni elettorali), a carenze tecnologiche: non penso sia semplice colmare il gap, anche parzialmente.

  6. Luigi Calabrone Rispondi

    Il progetto è fantascienza. La vera priorità dovrebbe essere quella di informatizzare l'amministrazione pubblica - dal Catasto, all'Agenzia delle Entrate, alla Giustizia, ai servizi dei Comuni, alle ASL eccetera. Oggi tutti questi enti hanno sistemi primitivi, sotto utilizzati, non interconnessi. Basterebbe l'esempio, in Lombardia, della Carta Regionale dei Servizi, che non ha mai cominciato a funzionare, come promesso da oltre un quinquennio. Quanto ha speso, finora, la Regione, di fronte ai modesti risultati? Occorrerebbe riorganizzare i servizi, introducendo procedure comuni; probabilmente lavoro impegnativo e malvisto da chi, oggi, fornisce ai singoli enti prestazioni parziali, ma molto redditizie, il cui risultato è pressoché nullo.

    • La redazione Rispondi

      1- Nell'articolo dico che fare una smartcity vuol dire innanzi tutto definire open services per interconnettere sistemi che peraltro esistono. Quindi non capisco come possa essere fantascienza quello che lei stesso invoca quando parla dei problema della mancata interconnessione.
      2 -Non è assolutamente vero che la CRS in Lombardia non funzioni o sia sotto utilizzata, anzi. La CRS è lo strumento di identificazione di sistemi che sono considerati un caso di riferimento in Europa. È giusto criticare ciò che non va bene, ma non si può sottovalutare quello che funziona.
      3 - Per tradurre quello che dice lei in cose concrete, è necessario esporre servizi riusabili da più sistemi. E quindi torniamo all'argomento dell'articolo. Per cui mi pare non faccia che confermare quello che scrivevo.

  7. Fulvio Corno Rispondi

    Concordo che Open Data ed Open Service siano necessari. Non vedo però perché dati e servizi debbano necessariamente essere gratuiti: i privati (ma anche il pubblico) potrebbero costruire dei modelli di business basati proprio sull'accesso (magari differenziato in funzione del costo) ai propri dati. Esiste già questo modello, applicato ad esempio in cartografia, nelle quotazioni di borsa, ... Tendo ad essere scettico anche nella standardizzazione "dall'alto" (guidata dall'attore pubblico). Troppo spesso questo processo genera standard troppo complessi ed in tempi troppo lunghi. Gli standard ci sono già (linked data e web services), occorre fornire gli incentivi affinché i detentori dei dati li rendano disponibili.

    • La redazione Rispondi
      Infatti non c'è scritto da nessuna parte che debbano essere tutti gratuiti. Open non vuole dire gratuito, vuol dire che la definizione del servizio è open. Così come open source non vuol dire gratuito, ma che il codice sorgente è libero (nel senso di "free speech", come direbbe Stallman). Linked data e web services sono termini generici e al più scelte tecnologiche di massima. Se vogliamo scambiare dati e servizi in modo diffuso bisogna consolidare scelte tecnologiche precise e glossari condivisi per i diversi settori applicativi. Dal basso possono nascere proposte, ma alla fine qualcuno deve scegliere e, appunto, standardizzare. Non è detto sia sempre e solo un soggetto pubblico, peraltro. In Europa le aziende che gestiscono le ferrovie stanno standardizzando i glossari per scambiare informazioni sui sistemi di trasporto su ferro, per esempio.
  8. marco Rispondi

    Sono molto favorevole al progetto, ma penso anche che per far ben funzionare una città occorrano anche altre infrasturtture e servizi che in Italia assolutamente mancano- Le smart city dovrebbero essere il coronamento di un sistema città efficiente non un qualcosa che serva a nascondere le magagne- Inanzitutto in alcune zone del paese non c'è nemmeno l'adsl e penso che occorrerebbe quanto prima fare la banda larga; poi mancano progetti sulla mobilità sostenibile; se io continuo a costruire quartieri in campagna lontani da ogni mezzo pubblico e continuo ad aumentare la dipendenza e il numero delle auto potrò riuscire a eliminare il traffico coordinandolo con un sistema informatico? Se le auto sono troppe in valore assoluto potrà bastare solo una redistribuzione e riorganizzazione dei flussi!?? Si può prescindere da una programmazione urbanistisca territoriale di lungo periodo efficiente?!!

  9. barbara martini Rispondi

    personalmente non credo nei modelli di sviluppo che seguono un approccio top down ritenendo molto più efficaci gli approcci bottom up. Una smartcity in cui il capitale umano non è capace o non è disposto ad utilizzare i servizi tecnologici non avrà mai successo. perchè non iniziamo ad esaminare le capabilities e poi vedere cosa possiamo fare con il nostro potenziale?

  10. Enrico Poli Rispondi

    Gli Etruschi pensavano con cura dove e come insediarsi. Ripartiamo dall'urbanistica e dall'architettura e poi utilizziamo il top della tecnologia che rende più comoda, facile ed economica la vita. Città pensate, concertate, armonizzate. Meglio che solo smart. Enrico Poli