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  1. BELLAVITA Rispondi

    Quanto il comune di Torino ha finora incassata dalla vendita di quote della vecchia Azienda elettrica municipale è meno di quel che è stato speso in tassazione delle spa che han sostituito per legge vessatoriamente generalizzata, le vecchie municipalizzate. Già , perchè una spa per definizione ha obiettivo l'utile, e quindi paga le tasse anche se , come accade per i trasporti, è in forte perdita, Se poi è in utile, come succede per energia e acqua, , si è calcolato che la remunerazione del 7% costa agli utenti della SMAT (acqua) il 16,23%: c'è da chiedersi se , dopo il referendum, non conviene tornare alla municipalizzazione: pazienza se i liberisti di principio starnazzeranno... Perchè le municipalizzate non pagano tasse, neanche sul vero dividendo che danno al comune, cioè di non farsi pagare le forniture. La privatizzazione, insomma, è stata un pessimo affare per il comune di Torino e un grosso affare per lo Stato, in termini di trasferimento di risorse dal comune

  2. Luca Colombo Rispondi

    La commistione pubblico-privato è il paradigma della confusione di ruoli e il brodo di coltura dei peggiori sprechi. Nella mia testolina, incapace di ragionamenti troppo sofisticati, fatica a entrare il concetto che un servizio pubblico non debbe essere svolto dal pubblico. Concetto peraltro ormai universalmente diffuso, dalla mia portinaia agli autorevoli professori della Voce (andeottianamente, provo a pensar male: quanti di loro prosperano, grazie a dorate consulenze, in quella zonza grigia in cui fanno il loro gioco banche, imprese private ed enti pubblici?). Sbaglierò, ma dalla privatizzazione dell BIN, alla svendita delle municipalizzate, alla liberalizzazione della telefonia, non mi sembra proprio che in vent'anni il mondo sia cambiato in meglio. Un dubbio ancor più grossolano: se l'incasso stimato è di 200 milioni di euro, nulla toglie dalla mia limitata testolina l'idea che quel 40 per cento ne valga almeno 600. Sono solo un qualunquista malfidente?

  3. Luciano Viotto Rispondi

    Il caso TRM è sintomatico: non può essere risolto nel modo auspicato dalla deliberazione citata; creerebbe un precedente pericolosissimo, in violazione non solo delle norme vigenti, ma anche di norme comunitarie. Vi è un secondo aspetto: lo "spacchettamento" di GTT operato con la creazione di INFRA.TO: aspetti che il mirabile contributo di Becchis non ha affrontato. In conclusione: 200Meuro non risolverebbe nulla dell'incipiente default torinese. Scarso senso della realtà o colpevole mancanza di programmazione?

  4. marco Rispondi

    Un comune non dovrebbe poter investire in azioni di aziende private ma dovrebbe limitarsi a amministrare i soldi dei cittadini; oltretutto questa situazione di commistione tra pubblico e privato genera corruzione frequente e un enorme conflitto di interessi;il comune che stabilisce le regole per le gare d'appalto partecipa alla gara, cioè l'arbitro di un torneo gioca anche in una squadra che vi partecipa; cose da matti! Spero che il governo intervenga su questa situazione al più presto e faccia si che vincano le aziende più concorrenziali e pulite e non quelle del comune