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  1. Giovanni Rispondi

    Cognratulazione per l'analisi, dettagliata e molto ben esposta, di cui condivido le conclusioni di base. Non condivido però la valtuazione dei possibili tassi di interesse futuri: mentre è assolutamente logico attendersi una riduzione degli spread nel medio e lungo termine, è altrettanto logico che i tassi di base nell'area dell'Euro aumentino nel corso degli anni, coerentemente con l'assunzione di una normalizzazione della crescita economica (in altre parole, non è plausibile attendersi che fra quindici anni i tassi della BCE sono sempre all'1%', a meno che non si assuma un prolungamento indefinito della crisi). In questa logica, non è così poi improbabile assumere che i tassi di interesse rimangano ai livelli di fine Dicembre, e non si può escludere che li superino anche. Questo porterebbe a livelli di avanzo primario ben superiori al 4% nello scenario di riferimento.

  2. Antonio Fiori Rispondi

    Nei quattro interrogativi che gli autori si pongono nel paragrafo dei 'problemi aperti' si dimostra quanto di aleatorio vi sia sul buon esito della riforma pensionistica. Perchè allora non porsele prima queste domande? Perchè non si è puntato maggiromente sul bonus per le assunzioni giovanili? Perchè non si è avuto il coraggio di applicare subito a tutti la forbice dei 63-70? Perchè non si è deciso di abolire definitivamente queste assurde finestre biennali, bizantine e vessatorie, essendo l'aspettativa di vita già regolata dal coeffieciente in vigore al momento dell' uscita? Perchè non si è tenuto presente che per l'equilibrio dei conti sono necessarie risorse finanziarie (tramite disincentivi e aggiornamento dei coefficienti) e non la vita delle persone?

  3. Anonimo Rispondi

    Occorre fare attenzione al sistema manageriale (soprattutto quello privato) che garantisce l'offerta di produzione ma che nel tempo può creare un "conflitto" con la forza produttiva pubblica, cioè una speculazione al ribasso delle effettive competenze o anche dette specializzazioni, in competizione con la creazione di beni pubblici. In altre parole la spesa pubblica dovrebbe essere considerata come un flusso di redditi aggiuntivi (vedi prodotto netto) e non come causa di squilibrio monetario come può esserlo il debito pubblico. Confidiamo nel buon governo di applicare le giuste misure di crescita e di equilibrio dei bilanci pubblici.

  4. Donato Nigro Rispondi

    Il trattato in discussione a livello europeo sui nuovi vincoli di bilancio (tavolo sull'unione economica rafforzata) potrebbe prevedere (e la Germania vorrebbe che prevedesse da subito e non fra tre anni) un programma di rientro del debito, per quei Paesi con un rapporto debilto/PIL superiore al 60%, di un ventesimo ogni anno dell'extra stock di debito. Questo per l'Italia significherebbe fare ogni anno una manovra di 40-45 miliardi di euro. Come fare? Semplice, senza fare manovre impossibili, e anche senza aumento di PIL, basterebbe recuperare anche solo un terzo o un quarto dell'evasione fiscale. Si può fare.