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  1. Galeone Donato Rispondi

    Leggo l'articolo "Dopo il referendum alla Fiat" di Tito Boeri (18 gennaio), preceduto dall'Intervento del Prof.Ichino alla Direzione PD del 13 gennaio e poi quello di Veltroni il 22 al Lingotto. Le vostre osservazioni e analisi nei contenuti, pur diversificate rispetto agli obiettivi, rilevano una "verità vera" che personalmente, quale modestissimo Perito-Esperto dicontratti di lavoro, penso che anche Lei dovrebbe condividere. Tra domanda e offerta di lavoro (inoccupazione giovanile, tutte le casse integrazioni che dopo il tempo del sostegno al reddito sono l'anticamera di una lunga disoccupazione) è , di fatto, ridotto il potere contrattuale del sindacato dei lavoratori. Inoltre, nel nuovo contesto socio-economico globale di impresa multinazionale Fiat - in Italia - da Pomigliano e fino a Melfi, si passa a Torino, non escludendo Cassino. La"fame di lavoro" che passa dal caporalato agricolo-edilizio italiano non poteva direttamente coninvolgere anche la Fiat. Qundi, il lavoro - nella dimensione multinazionale Fiat - potrà avere un secondo tempo contrattuale "partecipato" globale dell'auto, con rinvio negoziale ai livelli aziendali.

  2. claudio Rispondi

    Non mi convince la lettura che propone a proposito della copertura delle piccole e medie aziende, non solo per la scarsa storica propensione aziendale alla distribuzione degli incrementi di produttività. Il turno di notte a Mirafiori ha votato SI perchè, in realtà, non avrà maggiori carichi di lavoro di quelli attuali (se non in modo marginale) ma avrà sicuramente aumenti retributivi. Prevale di gran lunga la scelta di migliori condizioni di lavoro (quasi plebiscitaria tra chi ha votato NO) anche, e qui è la sorpresa, malgrado “la stagnazione dei salari degli ultimi quindici anni”. Sbaglia chi pensa che l'aumento salariale da solo possa evitare il conflitto.

  3. Angelantonio Rispondi

    La contrattazione azienda per azienda non corre il rischio di scaricare sui salari le differenze di produttività delle aziende? Se è così, viene a mancare alle nostre imprese l'incentivo ad ammodernarsi e saranno sempre meno competitive, a meno che non continuino a scaricare all'infinito sui salari ( ! ) per tenere basso il costo del lavoro per unità di prodotto! E poi se la contrattazione integrativa decide la seconda parte dei salari, rendendoli sempre meno omogenei sul territorio italiano, non fa indebolire ulteriormente i sindacati? Mai come in questi decenni di precarietà e globalizzazione i lavoratori hanno bisogno di rappresentanti forti!

  4. bob Rispondi

    Emergenze come questa attuali non possono essere risolte con la bacchetta magica: 40 anni di follie dove li mettiamo! 40 anni sono 3 generazioni nate con certe idee, neanche una rivoluzione li potrebbe cambiare come auspica lei.

  5. Werner Pramstrahler Rispondi

    Da persona che vive in "periferia sindacale e contrattuale" (= Alto Adige) mi chiedo da tempo se uno (!) dei problemi del sistema di relazioni industriali è proprio la struttura basata sui due livelli. Poniamo il caso che si ottenga l'auspicata obbligatorietà del secondo livello: ma i sindacati sarebbero in grado di fornire il know how necessario alle RSU per contrattare temi come la flessibilità interna, i livelli occupazionali, i temi conessi all'innovazione azienda per azienda? O anche territorio per territorio? Ogni ulteriore decentramento della contrattazione a mio avviso si può solo basare su una rappresentanza rinnovata in periferia, sia all'interno delle aziende sia a livello territoriale: con strutture "di base" capaci di valutare e contrattare mettendo in campo poca ideologia e molto know how.

    • La redazione Rispondi

      Contrattando si impara.

  6. Gio Rispondi

    La lezione da trarre è semplice: la classe dei sindacalisti fa acqua da tutte le parti. Loro sono i primi che devono essere mandati a casa... anzi, a lavorare in fabbrica. Marchionne ha rivoluzionato 60 anni di prassi consolidate e malcostume generale. I lavoratori hanno mantenuto il posto di lavoro (e lo stipendio).

  7. Raffaello Morelli Rispondi

    L'interesse per la ricerca viene spiazzato dal clima dell’articolo, non abbastanza attento alla questione cardine dela vicenda: di fronte alla globalizzazione, quale risposta costruire se si contesta quella avanzata da Marchionne? E’ obsoleto rispondere, ad esempio, che la democraticità della rappresentanza non ci sarebbe ("riconoscere come rappresentanze dei lavoratori solo le organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto l’intesa è una scelta chiaramente inaccettabile"). Infatti Boeri non replica alle contestazioni fattegli dal commento di Pellegri (in sostanza la Fiom è esclusa dall'art.19 dello Statuto dei Lavoratori e non dal contratto) e da quello di Sepede (secondo cui lo stesso articolo dello Statuto è stato già applicato quando a non firmare erano altri e in ogni caso le scelte referendarie restano vincolanti). Boeri trascura che nei contratti non possono essere automaticamente adottati i criteri politico rappresentativi. I contratti investono rapporti economici tra imprenditori e svariati lavoratori, e quindi non può scomparire il diritto di scelta del singolo lavoratore ma neppure il diritto di valutazione dell'imprenditore circa l'utilizzo degli impianti.

  8. andrea saba (La Sapienza - Economia Industriale) Rispondi

    "A pensar male si fa peccato,ma ci s'azzecca sempre" diceva Andreotti.Marchionne sperava di perdere il referendum per avere la scusa per andarsene. Ora ha quasi perso. Creare un nuovo impianto, con nuove tecnologie che richiedono nuove regole di lavoro per massimizzare l'efficienza, in un mercato disastroso per un prodotto maturo di cui non esiste domanda se non su un turnover ridotto, con una perpetua contestazione sindacale in atto, è un assurdo economico. Né Marchonne ,né Sacconi vogliono riaprire la trattativa, per cui non mi pare che un complesso progetto possa realizzarsi. Probabilmente verrà fuori qualche episodio di violenza che darà a Marchionne la scusa per andarsene secondo la logica imprenditoriale globale.

    • La redazione Rispondi

      Speriamo proprio di no.

  9. Lucio Sepede Rispondi

    La ricerca fatta a Mirafiori è molto interessante però mi rimangono molti dubbi: 1) come mai la Fiom e ora anche la CGIL ritengono inaccettabile e incostituzionale rimanere tagliati fuori dalla rappresentanza a Mirafiori mentre invece va bene che i Cobas siano rimasti senza rappresentanza nella scuola e nei servizi del trasporto pubblico locale per non aver firmato i contratti sottoscritti dalle organizzazioni CGIL, CISL e UIL; 2) per quale motivo non dovrebbe essere vincolante per tutti i dipendenti un accordo approvato dal 54% dei lavoratori (possono essere firmati soltanto gli accordi approvati all'unanimità o dalla Fiom? ma allora a che servono i referendum?); 3) per quale motivo non dovrebbe andare bene a Mirafiori un accordo simile a quelli che vanno invece bene in Germania o in altre aziende italiane se tale accordo è stato confermato da un referendum; 4) a che serve stabilire i minimi inderogabili se poi le gare pubbliche anche europee vengono aggiudicate a chi offre tariffe al di sotto dei minimi sindacali; 5) perché ci occupiamo di difendere i diritti di coloro che sono relativamente più tutelati rispetto a chi non ha alcuna tutela (precari, disoccupati, giovani).

    • La redazione Rispondi

      Ci sono due questioni che non vanno confuse. Tutti i lavoratori e le loro rappresentanze devono rispettare le decisioni prese dalla maggioranza e quindi non boicottare l'accordo. Ma questo non vuol dire che la minoranza non abbia diritto ad operare in azienda.

  10. vincenzo carrieri Rispondi

    Ottima l'analisi, ma non condivido il giudizio positivo sull'azione del governo in questa circostanza. Nell'articolo viene apprezzata la poca interferenza del governo sulla questione mirafiori e si critica al tempo stesso le "manifestazioni di voto" dei politici sul referendum. Si può essere d'accordo sul fatto che Mirafiori è stata ed è una questione principalmente di relazioni industriali, ma non è forse anche compito del governo interrogarsi sulla bassa competitività delle aziende del paese? Se i lavoratori si lamentano dei bassi salari ed al tempo stesso la Fiat ( come molte altre imprese italiane) si lamentano del costo del lavoro elevato, non è che forse hanno ragione entrambe le parti ed il problema sta nel famigerato cuneo fiscale e contributivo troppo elevato? Io credo che sia un problema del governo tentare di accogliere entrambe le istanze ed affrontare il tema spinoso dell'eccessiva responsabilità sociale delle imprese nel nostro paese. Questo richiederebbe di affrontare molte altre questioni anche di finanza pubblica (dove prendere i soldi per permettersi di ridurre il cuneo) ma sarebbe un modo più responsabile di affrontare la questione mirafiori.

    • La redazione Rispondi

      Se legge bene non dico affatto questo. Il governo deve preoccuparsi degli investimenti Fiat in Italia, della progettazione, etc.. Ma non doveva schierarsi nel referendum.

  11. Patrizia Rispondi

    Mi pare una ricerca interessante quella svolta a Mirafiori. Chiedo al prof. Boeri che ne saprà più di me: erano già stati fatti sondaggi simili a Pomigliano o in altri stabilimenti?

    • La redazione Rispondi

      Non sono al corrente di indagini simili.

  12. Franco Tegoni Rispondi

    L'analisi e le proposte di Boeri mi sembrano l'unico terreno utile per costruire una politica industriale capace di far resistere l'Italia (che vale di più della Fiat, ma che non permettersi il lusso di perderla) nella competizione mondiale. Sono iscritto del PD e ho provato molto fastidio nel vedere la divisione fra i fan di Marchionne e quelli della FIOM. Questo atteggiamento per un dirigente politico è semplicemente demenziale e dimostrativo di scarsa capacità di svolgere il proprio ruolo. Altro che rottamazione, c'è un gran bisogno di corsi di formazione di base: speriamo bene, perchè c'è ancora qualche tempo per far cose utili.

  13. Ugo Pellegri Rispondi

    Sottopongo alcune osservazioni:
    1) non mi pare che un accordo approvato dal 54% del personale possa definirsi un disaccordo.
    2) purtroppo, da circa 15 anni, la Fiom, per ragioni politiche, sistematicamente non firma gli accordi di rilevanza mediatica o dove non ha il controllo assoluto della rappresentanza sindacale.
    3) La Fiom è esclusa dalla rappresentanza per una legge modificata da un referendum voluto da Rifondazione Comunista con l'appoggio della Fiom stessa. Una modifica della norma è auspicabile, ma la Cgil ad oggi pone condizioni non accettabili dalle altre organizzazioni.
    4) Il dr Marchionne sembra aver scelto una strategia in funzione del prevedibile comportamento dei suoi interlocutori. A risultato acquisito, grazie agli impiegati il cui voto conta come quello degli operai, è auspicabile che:
    - Fiat attui rapidamente il programma
    - Fiom rispetti il risultato e, con l'aiuto delle altre organizzazioni, rientri nel gioco, favorendo il raggiungimento degli obiettivi e la successiva partecipazione agli utili d'impresa.

    • La redazione Rispondi

      Mi riferivo al dato tra gli operai. Concordo sul fatto che adesso si debba andare avanti. Lo stesso Marchionne ha comunque riconosciuto gli errori.

      MI RIFERIVO AL DATO TRA GI OPERAI. CONCORDO SUL FATTO CHE ADESSO SI DEBBA ANDARE AVANTI. LO STESSO MARCHIONNE HA COMUNQUE RICONOSCIUTO GLI ERRORI.

  14. FIORELLA REMONDINO Rispondi

    Mi pare che, almeno a partire dalla vicenda di Pomigliano prima e di Mirafiori poi, la gran parte degli interventi abbia focalizzato bene l'attenzione sulle relazioni industriali, le loro patologie e i riflessi sulla produttività/innovazione. Ho il dubbio, però, che con quelle vicende si cerchi di eludere e non approfondire il concetto (per me fondamentale) della responsabilità sociale dell'impresa all'epoca della globalizzazione. In questa "ventata" di nuova globalizzazione, che almeno per un buon lasso di tempo (fine del 2006 / inizio 2009) era rimasta nascosta per l'eccellente ricaduta degli incentivi sul mercato dell'auto (Fiat in particolare), non vi pare che sia strumentale invocare solo ora le regole della globalizzazione? Un secondo aspetto, molto sottotraccia, è legato al vero futuro di Mirafiori, in quanto polo produttivo che a partire dal 2005 sta subendo alcune profonde trasformazioni, sotto il profilo funzionale e urbanistico: argomenti, però, di cui nessuno parla.

  15. Emilio Odescalchi Rispondi

    Quello che più sorprende è il comportamento corporativistico delle "Tute Blu" / FIOM, più Blu di tutte quelle prese in considerazione nei vari bla-bla televisivi, saturati di accenti populisti-demagogici degli anni 70. Mi chiedo come Pietro Ichino abbia potuto sopportare la saccente e prepotente incultura di Santoro. Ciò premesso, all'appello di Mirafiori mancano le 30.000 "Tute Blu" che lavorano, sudano e producono nelle imprese dell'indotto primario Fiat. A loro non è stato chiesto alcun parere, nè dai sindacati, nè dai politici, forse perchè le loro tute sono più consunte di quelle della "Casta Blu" di Mirafiori? Invito la lettura di Crozier "Attore e Sistema". Opero nel mondo automotive da molti anni e frequento tra gli altri, lo stabilimento Audi di Ingolstadt che lavora in pieno. Non ho mai visto lungo le catene di produzione morti e feriti per il "troppo Lavoro". Che gli operai/ie che lavorano lì (italiani inclusi) siano superuomini/donne? Parlando con loro non mi è sembrato. Trovano del tutto naturale fare bene il lavoro per il quale sono pagati. Fare il proprio lavoro bene è una malattia, un atteggiamento mentale, o solo buonsenso?

  16. Pietro D.C. Rispondi

    La difesa dei diritti dei lavoratori condotta dalla FIOM con l’appoggio della CGIL è tanto velleitaria quanto ipocrita. Mi pare ovvio che se i sindacati vogliono contare ancora qualcosa debbano affrontare il problema della globalizzazione, il che significa prendere iniziative coordinate a livello almeno europeo. A livello locale, possono ormai solo tentare una “moral suasion”... per quello che conta. Quello che fanno, invece, è cercare di farsi fuori l’uno con l’altro, nel caso specifico fingendo di prendere le parti dei lavoratori per screditare i sindacati firmatari.