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  1. marcello giberti Rispondi

    La ringrazio per il suo gradito commento alle osservazioni scaturite dal suo articolo. Volevo solo far notare come alcuni dati di efficenza possono essere ricavati molto imprecisamente ma sufficenti a dimensionare l'incidenza di alcuni costi e quindi della possibilità di valutare la validità delle tesi che fanno risalire alle differenti produttività delle varie sedi produttive. Per esempio con un piccolo calcolo (tratto da dati contenuti in un articolo che non sono più in grado di rintracciare)era possibile calcolare per uno stabilimento mono-modello come quello in Polonia che l' incidenza della mano d'opera sul prezzo di trasferimento delle Panda era al massimo di 350 euro a vettura. Penso che se anche l'incidenza della manodopera in Italia fosse il doppio che in Polonia, questo solo vantaggio non giustificherebbe i maggiori costi di una produzione delocalizzata. Sicuramente i veri vantaggi sono quelli fiscali e gli aiuti di stato agli investimenti che dovrebbero essere in teoria vietati nell'ambito dei paesi della comunità Europea.

  2. pierfranco parisi Rispondi

    Marchionne ha detto: in Polonia Fiat produce con x operai quanto in Italia con 3x. E' un discorso ragionevole? In Polonia fanno ogni giorno Panda e, suppongo abbiano lavorato 365 giorni anno. In Italia fanno y modelli diversi, di peso lavorativo diverso, con tempi morti per la modifica delle linee e, in relazione alla cassa di integrazione, hanno lavorato z giorni. E' giusto buttare fango sugli operai italiani?

  3. Roberto Convenevole Rispondi

    La discussione sulla Fiat Italia andrebbe arricchita ponendosi alcune domande per superare i preconcetti nei riguardi Sergio Marchionne, la cui presenza andrebbe utilizzata per avere notizie cruciali che il management Fiat non ha mai fornito essenzialmente per problemi culturali. Premessa: tra il 2001 ed il 2004 la Fiat auto SpA non ha versato un euro di Irap (imposta territoriale) e di Iva. Questo vuol dire che le sue perdite di bilancio erano tali da annullare completamento tutto il costo del lavoro dei suoi dipendenti (passati da 41.000 nel 2001 a 31.000 nel 2004). Pertanto in quegli anni la Fiat auto distruggeva una fettina del Pil ogni anno invece di accrescerlo come avrebbe fatto una qualsiasi impresa sana. Nella sua intervista da Fazio, Marchionne ha detto: “quando sono arrivato io la Fiat era cotta” e le cifre che ho riportato stanno a dimostralo. A questo punto sorge la domanda: dopo la cura Marchionne, la Fiat versa l’Irap e l’Iva? E se sì in quale misura? In altri termini, la Fiat Italia accresce oggi il Pil italiano oppure no? Come si configura fiscalmente la Fiat Italia rispetto alla Peugeot o alla Volkswagen?