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  1. Michele Betassa Rispondi

    Sono un consulente e mi sono occupato nell'anno in corso delle pratiche per il credito di imposta per alcune aziende clienti. Negli ultimi tempi mi sono state fatte richieste per l'anno successivo ed ho fatto presente che ben difficilmente sarà possibile per le imrpese usufruire ancora del credito d'imposta per attività R&S. Bene, nessuna delle imprese che mi hanno contattato ed anche quelle clienti nulla ne sapevano. E' stato nascosto, abilmente, con il teatrino della retroattività del credito d'imposta del 55% per i privati per costi sostenuti per l'efficienza energetica, che riguardava anche le imprese (ma le varie associazioni di categoria, Confindustria della Marcegaglia prima in testa, zitti e mosca), ma dei tagli agli investimenti in R&S, niente. Comprensibile che alla Marcegaglia ed al suo gruppo, poco importi anche perchè non sio comprende bene che attività di R&S debba fare chi trasforma minerale grezzo.

  2. Bruno Stucchi Rispondi
    Ci sono troppi ricercatori in Italia. A 1200 euro/mese, sono troppi e inutili. Troppi "ricercatori" ma, a quanto pare (brevetti, pubblicazioni, allievi, studenti ecc) mancano trovatori. I soprani non servono.
  3. Claudio Rispondi

    In data 05/12/2008 il MSE ha pubblicato una circolare (non protocollata, distribuita solo sul sito e magicamente sparita dopo pochissimi giorni) dal titolo ambiguo e indirizzata alle Associazioni di rappresentanza del mondo imprenditoriale, dove si precisava che la UE aveva dato il via libera a tali crediti di imposta solo perchè non erano considerati aiuti di stato, in quanto aperti a tutte le imprese che ne avessero avuto titolo, senza distinzione territoriale o dimensionale. Ho recuperato il link sparito dal sito MSE, notare gli ultimi 2 commi dell'art. 2 http://www.sviluppoeconomico.gov.it/pdf_upload/documenti/php61zzao.pdf

  4. Giovanni Gellera Rispondi

    Vorrei rispondere alla domanda finale dell'articolo, domanda che è chiaramente retorica. Siamo alle solite: in Italia i soldi ci sono, o meglio, si trovano, ma solo per le cose che interessano a vari gruppi di potere che riescono a fare pressione su chi governa. E questa pressione appare "sistemica", visto che non cambia con i vari cambi di governo. La ricerca appare drammaticamente come una non priorità in Italia, mentre si usano soldi pubblici male e per operazioni di dubbio ritorno per la collettività, come la svendita di Alitalia. Siamo un paese che guarda indietro, o al massimo guarda al presente: l'innovazione è rivolta al futuro, è ovvio che non riscuota molto successo. Siamo un paese che vive delle regalie dello Stato, che ha quindi interesse a non modificare la siuazione. Non è una politica molto lungimirante...

  5. Roberto Camporesi Rispondi

    Credo che da diversi fronti sia comprensibile che occorre cercare di attuare il massimo del sostegno alle aziende che vogliono investire in ricerca e sviluppo. Questa è, a mio avviso, una misura incomprensibile e che spinge in direzione opposta a quella in cui bisognerebbe andare. Oltre ad essere davvero triste il vedere questa sequenza di eventi in cui un governo si rimangia quello che aveva fatto il governo precedente, è soprattutto il merito di questa cosa che è grave. C'è qualcuno che si ricorda ancora degli obiettivi di Lisbona 2010? Ma soprattutto di questi tempi, in cui la parola d'ordine nelle aziende è "tagliare i costi", "stare attenti alla cassa" e, laddove è possibile, "rinviare ogni investimento", come si fa a tenere viva una politica e una pratica dell'innovazione che premi quelli che la fanno davvero, che sappia aiutare il mettere in relazione il mondo delle imprese e quello dell'università e della ricerca e che sia di aiuto per innescare comportamenti virtuosi che sono fondamentali per la competitività e la vitalità del nostro sistema di imprese ai tempi della globalizzazione? Credo che sia urgente una "rivolta" a questa mancanza di coraggio.

  6. Aram Megighian Rispondi

    Io credo che l'opinione comune dell'attuale Governo (e in parte anche dei precedenti) sia che la Ricerca (di base e applicata) non sia importante nello sviluppo economico di un Paese. Questa nefandezza giustifica gran parte delle decisioni e non decisioni prese riguardo al principale settore strategico di una nazione avanzata: il settore Ricerca e Sviluppo (R&D). Solo così possono essere spiegati il progressivo smantellamento delle Università (la riforma si fa iniettando risorse umane e di denaro, cambiando le regole, non tagliando indiscrinatamente), l'asfissia e degrado degli enti di ricerca affidati spesso ad incompetenti, la mancata incentivazione della Ricerca Privata. In Germania quest'ultima rappresenta il 60% dei fondi per la ricerca (che sono al 3% del PIL), mentre in altri Stati Europei e mondiali sono tra il 50 e il 60% (fonte Eurostat), mentre da noi solo il 34% (in Turchia il 41%). E dopo ci lamentiamo per un calo della competitività, vista solo come un problema di dazi e non come un problema di prodotti di bassa tecnologia e quindi in concorrenza con chi ha costi del lavoro inferiori come i paesi emergenti.