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  1. MUSSARI FERDINANDO Rispondi

    Credo che nella sanità ci sia molto da fare perchè i margini di azione sui costi sia ancora ampio, si parta dal fatto che i tagli di spesa sono stati fatti esclusivamente a carico della spesa farmaceutica, rendendola più efficiente se ci fosse stato bisogno, e del tournover nelle assunzioni. non è avvenuto nessun cambiamento sulla efficienza degli orari di apertura dei servizi ospedalieri e territoriali, unico metodo per debellare le liste di attesa, e sull'efficienza amministrativa delle strutture, nonchè sulla professionalità delle figure dirigenziali.

  2. antonio vincenzo porcaro Rispondi

    Molte volte mi sono chiesto se la sanità è un supermercato "low cost" oppure un bene da erogare a chi ha problemi seri di salute. Molte volte oil mio medico di famiglia mi ha detto che se non prescriveva visite specialistiche,medicine o giorni di malattia il "cliente" passava ad altro dottore più consenziente così come sono i pronto soccorsi degli opsedali quando arriva un "cliente" desideroso di 1-3 settimane di malattia per un qualsiasi (inventato) infortunio consequente anche ad una toccata "da fermo" di due vetture in colonna.

  3. pidario Rispondi

    Condivido pienamente l’articolo e il primo commento dove viene evidenziata una voce di spesa sanitaria, quella da “clientela politica e politico mafiosa” che potrebbe e dovrebbe senz’altro essere drasticamente ridimensionata senza danno alcuno per i cittadini. Quanto alle politiche di rientro dal deficit delle Regioni và detto con chiarezza che già il precedente Governo Prodi era stato troppo morbido e altrettanto sembra fare questo Governo. Quanto a pagare per i rientri dai debiti regionali sarebbe ora che per primi siano i politici tutti a pagare con le loro assurde prebende (si potrebbero tagliare le loro retribuzioni anche del 60-70 % senza danno alcuno). Per secondi che paghino gli “imprenditori privati della sanità” che hanno lucrato abbondantemente negli anni passati (troppo spesso facendosi pagare prestazioni mai erogate). A seguire che vengano reintrodotti seri ed utili tiket sanitari con attente e puntuali “esenzioni per patologia” che scoraggino il ricorso sempre più esagerato a prestazioni sanitarie inutili se non addirittura dannose (colpevoli sono tanti medici ma anche tanti cittadini).

  4. umberto carneglia Rispondi

    Gli indicatori di costo e di performance mi sembrano la strada giusta, non solo per la Sanità ma per i vari settori della Pubblica Amministrazione in generale. Ad essi dovrebbero affiancarsi in modo coordinato i complementari interventi per migliorare e monitorare l'organizzazione complessiva e la gestione della Sanità, che pur non priva di aree di qualità, soffre fortemente di lottizzazione clientelare, con conseguenti inefficienze, lati oscuri e sprechi,tanto più rilevanti in questo caso, date le dimensioni del settore. Le oscure recenti vicende calabresi (di cui non si sente più parlare) sono un esempio illuminante dei problemi finanziario/gestionali della Sanità, solo un esempio fra tanti.

  5. Ettore Jorio Rispondi

    Condivido l’eccezioni mosse da De Vincenti sulla manovra anti-Salute del Governo rinvenibile nel Dpef. Ciò che non mi trova d’accordo è l’aver ritenuto il Patto per la Salute del 28 settembre 2006 sufficiente a colmare i disavanzi pluriennali 2001/2006. Le vicende di questi giorni (commissariamento alle porte per Lazio, Abruzzo e Sicilia) ne sono la prova. Sono ancora tanti i miliardi da “colmare”, ivi compresi anche quelli sottaciuti (per esempio dalla Calabria), ma di prossima emersione, da esigere un sensibile intervento dello Stato, magari consentendo alle regioni accessi a mutui max trentennali (DDL 112/08 docet). Sarebbe l’unico modo per risolverli, al fine di evitare pressioni erariali regionali da capogiro. Un altro punto critico alle scelte governative, stranamente non avvertito, è rappresentato dalla contraddizione tra quanto si enuncia, in materia di sanità, nei documenti di programmazione e quanto si promette in termini di federalismo fiscale...