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  1. stefania valentini Rispondi

    Mi chiamo Stefania ho 40 anni lavoro come dipendente nel forno di mio marito e sono mamma di 3 bimbi (11 anni, 9 anni, 20 mesi). Vi scrivo perché non ho ben capito in poche parole cos'è il quoziente familiare. Presto, in via sperimentale, nel mio comune di nascita Sassuolo (Mo) verrà applicata questa cosa (prevista per gennaio 2011) e non ho ben capito se ne avremo dei benefici o no.Adesso che mio marito ha un'attività in proprio e io lavoro noi non rientriamo nei canoni Isee (ditemi voi chi può vivere con 3000 euro all'anno?) e paghiamo le tariffe massime per tutti e tre i figli, euro 5,80 a pasto x 2 x 5 giorni, e 367,00 euro al mese di nido. Non sono qui per dire che non voglio pagare, ma se si pagasse un pò tutti in modo uguale senza guardare il reddito ci sarebbero meno differenze tra le classi sociali e i comuni avrebbero più entrate. Quelli che dichiarano "niente" (e poi hanno case,macchine,e vivono bene) pagano euro 1,90 a pasto e 49,00 euro di nido.Le sembra giusto che a pagare siano sempre quelli che sono onesti? Dovremmo fare in modo che tutti si paghi la stessa quota. Scusi lo sfogo e mi rendo conto di essere uscita dal seminato.

  2. benigno tedesco Rispondi

    Alla riforma fiscale, sbandierata dal presidente Berlusconi, con l'introduzione di due sole fasce di livello di aliquote, ha opposto il suo niet Bersani, che vede in essa l'avvantaggiarsi delle fasce più ricche. Con l'introduzione del quoziente familiare, si avvantaggerebbero ugualmentei ricchi; poi i più poveri e ci rimetterebbero le fasce medie, come sempre vacche da mungere dall'alto e dal basso.. E i pensionati? Sembra non contino affatto. Come sempre!

  3. Paolo Graziosi Rispondi
    Premesso non trovo sia da considerare aprioristicamente un disvalore il ridursi della progressività dell’imposta; trovo concettualmente discutibile l’affermazione che il QF agisce in questa direzione, dato che al tempo stesso si passa da un soggetto fiscale individuale ad un nucleo familiare. Per il singolo individuo la progressività rimane la stessa, solo che con il QF si tiene conto di quando uno stesso reddito serve a far vivere più individui. Il QF di per sé non andrebbe neanche inteso come una misura di sostegno, bensì come un sistema per perseguire quell’equità orizzontale oggi totalmente disattesa. Che famiglie anche non indigenti possano avere benefici dal QF non è da guardarsi come a uno scandaloso privilegio, un perverso effetto regressivo, ma solo come la correzione dell’attuale profonda iniquità della tassazione rispetto alle famiglie con figli. Quanto al sostegno alle famiglie economicamente più deboli, misure di integrazione di redditi troppo bassi, giustissime, non sono incompatibili col QF e con l’equità orizzontale (che esige invece che a parità di reddito complessivo, anche in situazioni di relativa agiatezza, non si possa trattare ugualmente chi è in 1, 2 o 3 rispetto a chi è magari in 7, 8 o 9 – in altre parole, che si tenga conto del reddito disponibile pro-capite). Anche la visione critica del QF sulla base delle argomentazioni di penalizzazione fiscale del reddito più basso nelle coppie, normalmente della donna, e del presunto disincentivo al lavoro femminile, trovo che risentano di una visione individualistica in totale contraddizione con l’assunto che se c’è una famiglia prevale la comunione di interessi, l’ottica del bene comune, e non l’ottica individualistica. Per una donna liberamente non sposata il QF sarebbe del tutto neutro.
  4. Enrico Rispondi
    Visto che il fine di questo provvedimento è quello di incentivare la crescita demografica, si potrebbe introdurre un meccanismo correttivo che consenta l'applicazione del QF solo ai nuclei familiari con almeno 2 figli. In tale modo sarebbe premiato solo chi effettivamente contribuisce ad aumentare la media di figli pro-capite.
  5. Luca Melindo Rispondi
    Sono un assiduo lettore de "La Voce" e con i suoi collaboratori sono spesso d'accordo ma non questa volta. Sono un giovane dirigente (36 anni) con una moglie libera professionista e tre figli e davvero mi risulta indigesto constatare che gli autori non ci reputino meritevoli di una qualche forma di sostegno (indiretto) da parte dello Stato (sotto forma di sconti reali d'imposta). Mi pare che le loro osservazioni siano permeate della stessa perniciosa ideologia che ha portato qualche partito della coalizione di governo (che io e mia moglie sosteniamo) ad affiggere manifesti con scritto "ora anche i ricchi (sigh!) piangono" riferendosi a lavoratori dipendenti con redditi superiori a Euro 70.000 all'anno. Certamente la bassa natalità delle giovani coppie non è principalmente imputabile alla mancanza del quoziente di famiglia, ma di certo un aiuto in tal senso male non farebbe.....
  6. Luigi D. Sandon Rispondi
    Non credo che "disincentivare" il lavore femminile sia la cosa peggiore, se fosse diretto alle donne "costrette" a lavorare per assicurare un reddito decente alla famiglia, e non per un desiderio di affermazione personale o di autonomia. Del resto stiamo proprio assistendo in questi mesi agli effetti di bambini e ragazzi lasciati senza una educazione familiare adeguata ed affidati ad una società che non può certo sopperire. Si tratterebbe casomai di permettere un reinserimento senza troppe difficolta alle donne che decidessero di tornare a lavorare dopo un periodo dedicato alla famiglia.
  7. Gianluca Mingozzi Rispondi
    Sono meravigliato del contenuto dell'articolo di De Vincenti e Paladini sul Q.F. Certo io non ho l'autorità accademica degli autori per portare altrettanti argomenti così ben illustrati. Ma mi limito all'esperienza personale, per cui mi ritrovo a dire che proprio i temi sollevati per mettere in dubbio l'efficacia e la giustizia del qf. mi paiono, invece, gli unici veri motivi per sostenerlo. Infatti l'obiettivo giusto e opportuno mi parrebbe essere quello di riequilibrare il prelievo fiscale tra due o più redditi medio bassi che sommati, però, fanno una cifra alta e un monoreddito medio alto che, comunque, da solo non raggiunge il livello degli altri messi insieme o se anche ne raggiunge l'importo, con l'attuale sistema individuale, paga comunque molte più tasse. E questo non mi pare che scoraggi in assoluto l'occupazione femminile, primo perchè nei paesi dove il qf esiste le donne lavorano di più che in Italia, quindi i problemi forse sono altri in questo caso e poi, per una famiglia, è meglio avere due redditi magari buoni, anche se questo significa più tasse, piuttosto che un reddito solo. Mi sembra lampante e banale. Dopodichè può essere opportuno porre dei tetti come recita la proposta del centro sinistra, ma non sono d'accordo con le clausole di salvaguardia a favore dei redditi medi. Altra questione, invece, se si parla di redditi veramente bassi. Per i quali, però, sarebbe necessaria una diversa e più complessiva politica dei redditi.
  8. Giuseppe Barbini Rispondi
    Sono un professionista con un guadagno sui 55.000 euro lordi, veri e non frutto di evasione nè di elusione, perchè lavorando con aziende che mettono a costo le fatture dei miei servizi, non è possibile o pensabile evadere. Ho la moglie casalinga, non per sua volontà ma per motivi di salute e non ho figli. Non mi sembra corretto scrivere che io sarei fra quelli che avrebbero "da guadagnare " dal quoziente familaire, ma ritengo di essere fra quelli che da anni "ci stanno rimettendo di più" rispetto a praticamente tutte le altre forme di composizione familiare. A questo punto anche il divorzio diventa fiscalmente conveniente, perchè diventa una applicazione appunto del "quoziente familiare", perchè gli alimenti vengono detratti da un coniuge e tassati all'altro coniuge. Non mi aspettavo questa interpretazione della "giustizia fiscale" sulla voce.it, forse me le sarei aspettate da Ferrero o Giordano.
  9. Gianluca Rispondi
    L'articolo è di una chiarezza unica. Che gli uomini di destra (perché i parlamentari sono in maggioranza maschi) vogliano spingere fuori dal mercato del lavoro le donne (perché le preferiscono ai fornelli o magari dalla parrucchiera) si può capire: è una questione culturale. Ma che ci sia qualcuno di sinistra (?) che sostiene questo progetto di riforma fiscale è davvero assurdo. E lo è, nella pratica, non solo perché non sostiene la famiglia (quindi lasciando irrisolto il problema demografico), ma anche perché limita l'emancipazione femminile (che passa attraverso l'indipendenza economica). Al danno di un'iniziativa retrograda si aggiungerebbe pure la beffa di un ulteriore favore ai redditi più alti di cui non si sente davvero la mancanza. Invece di perdere tempo in queste cose non potrebbero pensare al sostegno delle famiglie facendo in modo che gli asili-nido e le rette scolastiche (anche quelle universitarie) siano ridotte in modo da essere accessibili anche ai redditi più bassi? La differenza non credo stia in un reddito basso che è un po' meno tassato, piuttosto che ai propri figli si possa concedere opportunità di un futuro migliore! Agli autori una domanda: Ho letto tempo addietro su alcune testate nazionali che il problema demografico in Francia è stato brillantemente risolto con un sistema fiscale che si può definire proprio "quoziente familiare". Lì accade che più la famiglia è numerosa meno paga di tasse. Come funziona esattamente?
  10. Alessandro Cassinis Rispondi
    Vorrei chiedere agli Autori quale possa essere una politica fiscale efficace ed equa che aiuti la famiglia (con figli). A me pare che in Paese a crescita naturale negativa in cui si ha circa 1,2-1,3 figli per donna e in cui la schiera dei pensionati continua ad aumentare bisognerebbe cercare di incentivare la nascita dei figli. Il quoziente familiare non sarà la strada, ma in Francia sembra aver funzionato.
  11. Marco Biagetti Rispondi
    Data per assodata la regressività del quoziente familiare (come pare evidente dai vostri calcoli), potrei definirlo un ingegnoso (ma quanto voluto??)sistema per aumentare la natalità nei decili più alti di reddito (ammesso che vi sia una correlazione negativa fra questo e la natalità stessa...). Nel medio periodo il capitale umano in dotazione alla collettività potrebbe risentirne positivamente.
  12. Nicola Rispondi
    Ho letto con molta attenzione l'articolo, ma non ne condivido il giudizio finale. Sono professionista, con moglie casalinga e quattro figli. Facendo i calcoli guadagno circa duemila euro al mese e vi assicuro che alla fine del mese restiamo praticamente con pochissimi soldi in tasca. Che il quoziente familiare privilegi i redditi medio alti non vi è alcun dubbio, ma con gli opportuni accorgimenti si rivelerebbe un buon strumento per agevolare i compiti famigliari, proprio in ottemperanza a quanto disposto dalla nostra Costituzione. Per i redditi medio bassi possono introdursi altri meccanismi in grado di raggiunger il medesmo effetto di giustizia sociale. Mi sia consentita una breve riflessione. Sorprende che sia considerato lavoro a livello fiscale soltanto quello della persona che produce reddito, non invece quello della casalinga, pur essendo fondamentale il suo apporto alla famiglia ed alla società. Ciò in un contesto di una insistente politica e di informazione che svaluta apertamente detto ruolo famigliare, a favore di un modello di donna proiettata nel mondo del lavoro. La scelta di una donna di restare e a casa ad accudire i figli non è un male; lo diventa, paradossalmente, se le si negano quegli elementari diritti che invece sono riconosciuti alle donne lavoratrici. Anche attraverso il riconoscimento del lavoro famigliare sul piano fiscale - compresa l'adozione del quoziente famigliare che favorisce le famiglie numerose e monoreddito - può finalmente attribuirsi dignità sociale alle donne impegnate nei compiti famigliari ed impedire il grave calo delle nascite. Un saluto. Nicola
  13. Fabio Checchi Rispondi
    Ho letto l'articolo e noto alcune cose. All'estero, in particolare in Francia e Germania, il quoziente familiare e' una realta' consolidata da anni e le famiglie numerose traggono enormi benefici da esso. Come mai in Italia ci sono cosi' grandi difficolta' ad introdurlo ? Oggi le famiglie monoreddito sono penalizzate fiscalmente rispetto alle famiglie con due stipendi a parita' di stipendio totale (c'e' addirittura una sentenza della Corte Costituzionale che invita alla revisione di questa anomalia), vi pare giusto ? Che senso infine continuare a ragionare sui redditi bassi, se le persone piu' ricche sono quelle che evadono di piu' ? Ragionare sui figli e sulla famiglia (io ho 5 figli e ovviamente sento il peso fiscale pesante sulle mie spalle) forse aiuterebbe di piu' l'Italia, che invecchia e "muore". Difendere la famiglia, vuol dire difendere tutti (purtroppo il discorso e' piu' lungo di 200 caratteri !). Grazie.
  14. sergio graziosi Rispondi
    Le proposte, di entrambi gli schieramenti politici, forse non sono cosi' scriteriate come le dipingete. In Francia il quoziente familiare esiste e pare che sia un sistema sul quale i giudizi positivi prevalgono nettamente. Perchè? Perche' un capo famiglia monoreddito (es 60.000 euro) + 2 o 3 figli deve pagare MOLTE piu' fasse di una famiglia bireddito (30 + 30) +2 o 3 figli? Perchè una giovane coppia monoreddito non puo' essere incentivata a fare un figlio (o magari 2)? Perchè... ci sarebbereo altri mille casi Perche non avanzate qualche proposta? scusate e grazie sergio graziosi
  15. Roberto Castelli Rispondi
    L'analisi è convincente e certo nessuno si augura un'aliquota regressiva sui redditi. Tuttavia rimane una forte perplessità: si può dire che una famiglia con 45.000 euro di reddito -lavora solo il capofamiglia- deve scontare la stessa aliquota marginale di tassazione di una famiglia che ne guadagna 180.000 (lavorano i due coniugi)? Una famiglia con i 45.000 euro suddetti e tre figli è - almeno in alcune zone del PAese - al limite della povertà. Inoltre imporre modelli di vita (la moglie deve lavorare) è forse corretto? Seè vero che va incentivato il lavoro femminile è anche vero che non vanno disincentiva altre scelte. Mi rendo conto che tutto ciò innesca riflessioni sul modello complessivo di tassazione (sul reddito disponibile nelle diverse zone del PAese, sulla veridicità delle statistiche relative alla distribuzione, sulle politiche demografiche e la fiscalità). Rimane tuttavia - nella proposta del quoziente familiare- almeno il tentativo di rendere conto di situazioni che non credo siano marginali. Cordialmente Roberto Castelli
  16. Marco Cipelletti Rispondi
    E' chiaro che il quoziente familiare andrebbe calcolato e modulato in modo da evitare vantaggi eccessivi per i redditi piu' alti. Tuttavia, per superare i pregiudizi ideologici, puo' essere utile ribaltare il vostro concetto di disincentivo al lavoro femminile e pensare al problema demografico. Il nostro sistema fiscale senza quoziente familiare privilegia le coppie con doppio reddito e senza figli. Ben venga a mio avviso una parziale riduzione della progressivita' fiscale, se puo' contribuire a un recupero del tasso di natalita'.