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  1. Luca Argenti Rispondi
    Se non ricordo male la proposta dell'Unione era di ridurre di 5 punti il cuneo. Di questi 5 punti, una parte sarebbe andata alle imprese e un'altra al lavoratore. Dagli scambi che precedono, tutti molto interessanti, sembra di capire invece che si tende a dare per scontato che l'intero plafond (5%) dovrebbe andare all'impresa. Orbene, sarebbe auspicabile, innanzitutto chiarire subito questo punto: dire chiaramente, ovviamente a valori stimati e non definitivi, quanto andrà alle aziende e quanto in busta paga. Questo, oltre ad essere un segnale politico inequivocabile, consentirebbe di effettuare delle previsioni più sicure anche sui possibili, e diversi, effetti della manovra.
    • La redazione Rispondi
      La proposta dell'Unione, nella normale concitazione della campagna elettorale, ha avuto diverse versioni. Tuttavia, nell'articolo presentato in Lavoce.info ho proposto una variante che non prevede uno sgravio uniforme di 5 punti su tutti, ma l'abolizione di quattro specifici oneri sociali "impropri" a carico dei datori, con impatti differenziati che vanno dagli zero punti della pubblica amministrazione ai circa 5 punti degli operai del settore privato. Posso aggiungere che tali riduzioni corrispondono a 3,7 punti in media nel settore privato, con un costo nel primo anno di poco meno di 10 miliardi, che scenderebbero a 7-8 miliardi negli anni successivi a seguito delle imposte dirette sui maggiori redditi di chi decidesse di non contenere i prezzi e di scaricare pertanto i benefici sui redditi-utili d'impresa. Ovviamente è difficile prevedere quale sarebbe il comportamento delle imprese, anche in relazione all'altro punto da lei toccato, quello di quanta parte andrebbe a vantaggio del dipendente: non è da escludere, tra gli effetti di medio periodo, che una parte delle riduzioni potrebbe essere oggetto di contrattazione tra le parti per arricchire la busta paga lorda e, di conseguenza, netta. Così come la busta paga potrebbe accrescersi anche solo a seguito delle maggiori ore lavorate, conseguenza della maggiore competitività. Cordiali saluti.
  2. Rob Rispondi
    Nelle parole di chi la propone, la riduzione del "cuneo fiscale" è intesa ad incentivare il ricorso al lavoro dipendente a tempo indeterminato, a scapito del c.d. "precariato" (che subirebbe invece un aggravio contributivo, pur avendo, per definizione, meno probabilità di beneficiare in futuro del trattamento pensionistico...). Ciò in quanto il datore di lavoro troverebbe relativamente meno "oneroso" il dipendente a tempo indeterminato rispetto al "precario". Ma se è così, bisogna allora considerare che il beneficio effettivo, per il datore di lavoro, non è del 5%, ma del 5% MENO le maggiori imposte sul reddito che verrà a corrispondere, cui si fa indiretto riferimento anche nell'articolo in commento. Ad occhio e croce, un 3%. E' un incentivo significativo ed apprezzabile? Giustifica un (socialmente iniquo) aggravio contributivo sui "precari", oltre che le ulteriori misure fiscali necessarie per finanziarlo? Potrebbe mai servire ad alcunchè nei confronti della Cina o dell'Est Europa, dove le retribuzioni sono più basse di quelle italiane per percentuali ben maggiori?
    • La redazione Rispondi
      Lei pone quesiti rilevanti, cui cercherò di rispondere. Più che a "incentivare", la proposta tende da un lato a "non disincentivare", cioè a rendere neutrale, il ricorso a lavoro indeterminato o parasubordinato. Ma un risvolto non secondario è garantire anche ai parasubordinati trattamenti pensionistici dignitosi, in un sistema contributivo ispirato alla capitalizzazione. Dunque trovo quella parte della proposta due volte "socialmente equa": non disincentiva il lavoro più stabile e garantisce comunque a chi non lo ha un trattamento pensionistico meno irrisorio. Sul secondo aspetto, la riduzione del cuneo contributivo e del costo del lavoro non può certo eguagliare quello in paesi in via di sviluppo, ma è pur sempre una variazione apprezzabile, che ai margini (e 5 punti sono percettibili per l'impresa) migliora le possibilità di competizione fondata sul prezzo (per la qualità è tutta un altra strategia, fondata su conoscenza, innovazione, investimenti). Sulla misura della riduzione del cuneo, infine, è cruciale il comportamento dell'impresa: se scarica interamente sui prezzi il beneficio di 5 punti migliora la sua competitività, ma non gli utili (salvo quelli derivanti dalle maggiori vendite e produzione), mentre se non lo fa, interamente o parzialmente, il beneficio effettivo dipenderebbe ancora dallo stato dei suoi conti: se è in utile il beneficio netto si riduce ai circa 3 punti da lei citati, mentre se non lo è (ed il 50% delle società di capitali dichiara di non essere in utile) allora il beneficio netto sarebbe ancora di 5 punti. Sul costo in termini di minore gettito posso ora essere più preciso: in assenza di maggiori introiti IRES-IRPEF le minori entrate contributive sarebbero di circa 9,5 miliardi; considerando invece aliquote marginali IRES-IRPEF mediamente attorno al 35%), il minor gettito effettivo di competenza potrebbe essere attorno ai 7 miliardi.
  3. Roberrto Rispondi
    Salve, sono un libero professionista (PIVA) che paga le tasse (tutte, tante) e si vede soffiare il lavoro dai "contratti a progetto", in quanto questi hanno una minore tassazione e consentono al datore una percentuale di pagamento in nero (rimborso spese, casa ed altro). Gia' adesso, nel mio settore (informatica) operare consulenze di qualità significa lavorare moolto sporadicamente. Se sommiamo a questo tipo di incertezza e del lavoro una aliquota INPS al 25% (buttati, non mi tornera' nulla e lo so), l'unica alternativa che mi da il governo di centro sinistraq (per il quale andro'-andrei a votare) e' l'espatrio. Pensavo che peggio di questi qui non ci potesse essere nulla, ma vedo che per noi lavoratori con partita IVA il peggio deve ancora venire. Tristemente, R
    • La redazione Rispondi
      Trovo l'intervento interessante sotto diversi aspetti, specie per essere stato io stesso professionista con p.iva. Del suo intervento mi colpiscono tre cose: 1) considera equiparabili a pagamenti in nero i rimborsi spese per un lavoratore a progetto, ma l'equiparazione vale solo per eventuali abusi. Voglio però aggiungere che certamente il titolare di p.iva può portare a deduzione tutte le spese inerenti, e spesso anche alcune non inerenti, usufruendo in aggiunta di deduzioni forfetarie per il tipo di reddito percepito. 2) considera persi i suoi accantonamenti previdenziali, ma siamo in un sistema pensionistico contributivo ispirato alla capitalizzazione, che consente (pur con diversi limiti) la ricongiunzione, la totalizzazione o il rimborso delle somme non "capitalizzate" a pensione. Sul punto aggiungo che un dipendente versa molti altri contributi non pensionistici di tipo solidaristico, che raramente vedrà trasformarsi in un effettivo ritorno individuale. 3) confesso di non conoscere l'aliquota del 25% da lei citata affluente ad una cassa previdenziale. Anche su questo punto voglio comunque aggiungere che nella mia ipotesi di riforma le aliquote previdenziali di un autonomo attorno al 25% non subirebbero alcuna modifica, mentre scenderebbero alcuni oneri impropri dei dipendenti e salirebbero quelli previdenziali dei cococo, proprio in chiave di equiparazione delle condizioni concorrenziali tra le tre figure, aspetto cui lei attribuisce una certa importanza. Cordiali saluti, Fernando Di Nicola
  4. Massimo GIANNINI Rispondi
    Si dice che la riduzione del cuneo fiscale costerà 10 miliardi di euro? Bene se i dati della Guardia di Finanza sono confermati nel solo 2005 si é avuto imponibili sottratti al fisco per 19,4 miliardi di euro e IVA evasa pari a 4.7 miliardi di euro (+84,7% rispetto al 2004)? Se ne deduce che non c'é un problema di copertura. Oppure é ancora un problema di cifre? Basterà riportare il livello di evasione al 2004...
    • La redazione Rispondi
      Ho due cose da dire in relazione al suo commento. Riguardo la copertura attraverso il recupero di imposte evase, l'attività è purtroppo ben più lunga dei maggiori imponibili "contestati" dalla GDF: c'è prima la fase dell'accertamento, nella quale gli Uffici finanziari confermano o meno le contestazioni, poi quella di definizione, nella quale contribuente e amministrazione si debbono accordare o debbono attendere le sentenze delle Commissioni Tributarie, ed infine c'è l'altrettanto delicata fase della riscossione, spesso povera di frutti. In definitiva, gli incrementi dei valori contestati non implicano necessariamente recuperi effettivi di imposte nè un aumento della deterrenza e quindi della tax compliance. In compenso, credo di poter aggiungere una "buona" notizia: nell'ipotesi qui formulata di una riduzione del cuneo contributivo attraverso l'abolizione delle quattro voci contributive citate, il costo in termini di gettito sarebbe ben inferiore ai 10 miliardi di cui si parla in questi giorni.
  5. Carlo Dileo Rispondi
    Occorre alzare il livello di conribuzione di tutti, compreso alcuni settori della cooperazione che versano sulla base del DPR N° 602/70. Dal 1.1.07 per le cooperative tale innalzamento dovrebbe esserci, ma (il condizionale è d'obbligo) nel decreto mille proroghe (al Senato) era stata inserita una deroga, poi cancellata alla Camera. Speriamo di rimanere tutti coerenti.
  6. Matteo Rispondi
    Salve, leggo con interesse i vostri interventi, siete oramai un punto di riferimento..molto utili ed interessanti e necessari gli interventi sul cuneo fiscale..il mio timore in poche parole è questo: quanti elettori conoscono bene queste problematiche? quanti riescono a comprendere un intervento del genere? quanti leggono e si informano riguardo a quanto detto in campagna lettorale? secondo me, una buona parte della massa elettorale non è abbastanza informata e ferrata su questi argomenti; è lì, secondo me, il pericolo, e la "forza dei bugiardi". Mettiamo un lavoratore dipendente, che lavora 8 ore al giorno, in fabbrica come operaio, che non ha ne tempo ne voglia ne basi conoscitive per comprendere questi argomenti, che si sente dire "abbasseremo il cuneo fiscale", che cos'è il cuneo fiscale, "vi facciamo pagare meno tasse", e di quanto "di 5 punti"... capite bene... che poi... i laureati non sono la massa... ma molti anziani, donne ecc... non conoscono e non comprendono queste problematica... e si ritrovano sommersi da promesse che non riescono a comprendere... e rischiano di "abboccare".