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  1. dr..ssa donatella salina Rispondi
    E' giusto ma non basta.Secondo me bisogna aiutare le famiglia con piu' figli e con reddito basso dando il massimo e poi a decrescere.Inoltre va istituito un fondo per sostenere gli studi dei capaci e meritevoli. ci sono troppi giovani italiani ed immigrati costretti a lasciare gli studi o a trasferirsi da un liceo alle scuole professionali perche' le famiglie non ce la fanno a mantenerli agli studi. Inoltre i giovani che hanno uno scarso risultato scolastico nei licei vanno incventivati a frequentare scuole professionali adeguate dove si trova subito lavoro ed i salari sono buoni.ad esempio le ditte cercano disperatamente orafi ed orologiai.Piuttosto che diplomarsi al classico col minimo e poi andare a fare l'operatore di call center a sei euro l'ora e' meglio diplomarsi con questi diplomi e iniziare a lavorare subito.Basta che a selezione non sia soltanto di classe,per cui il figlio dell'avvocato col cavolo che va a fare l'orologiaio perche' ha il posto ereditario.
  2. Giuseppe Rispondi
    Personalmente penso che ci voglia una forte svolta a favore delle famiglie. Tutte queste misure da una parte danno qualcosa dall'altra toglie semplicemente perche' magari diminuisce l'assegno familiare perche' si supera le aliquote etc. Io sostengo che un chiaro e forte segnale possa venire dall'attribuzione alle donne che scelgono di fare le managers della famiglia uno "stipendio" con pagamenti dei contributi e riconoscimenti reali e ripeto reali. Assegni familiari legati alle donne che in base ai figli prendono piu' o meno. Non e' poi tanto difficile tradurre in regole e leggi quello che penso. Ma per cortesia un chiaro e forte segnale di riconoscimento alle nostre donne, mamme e managers delle nostre familgie. Grazie
  3. antonello oliva, roma Rispondi
    A me sembra che la proposta dell'assegno alle famiglie, includendo la completa ristrutturazione delle voci oggi esistenti, razionalizzando e creando un sistema più equo, meno confuso e più universale, sia da considerare positiva. Chiaramente, come è spiegato nell'articolo, è questione complessa e va applicata gradualmente, ma 5 anni mi sembrerebbero un arco di tempo non così infinito. Rispetto all'obiezione di non equità contenuta nel commento, si può rispondere che "ad un certo punto" bisogna pur iniziare e pensiamo, ad esempio, a come ci deve essere rimasto chi aveva maturato 17 anni e 10 mesi di attività al varo della riforma delle pensioni (Dini)…. A parte questo, alcune osservazioni: 1) a regime l'assegno costerebbe 4,7 miliardi. Ma è questo il costo netto? o gli va detratto il costo attuale per gli istituti esistenti, che sarebbero superati? non mi è chiaro; 2) è importante fissare bene i limiti di reddito, insomma il decalage, che non debbono essere troppo bassi. A questo proposito, per inciso: oggi con un reddito imponibile di 25.000 euro (che non mi sembra elevatissimo), se non sbaglio, con 1 figlio a carico la deduzione – meno equa della precedente detrazione, a proposito – è di 2.900 euro pari a 667 euro d’imposta e l’assegno non spetta, perché si blocca a 18.000 euro di reddito; 3) diciamo dunque che il sostegno attuale è simbolico ed invece, tra l’altro, i 2.500 euro ipotizzati sono una somma molto più congrua e realistica; 4) ciononostante, vanno tenute bene in considerazione alcune situazioni soggettive, tipo quella dei genitori single, oltre 2 milioni, di cui 1,7 donne, di cui 600.000 con figli minori. Per queste – ed altre – situazioni andrebbero considerati dei sostegni monetari veramente compensativi della condizione di svantaggio, non come ora. In generale, ammesso che si trovassero le risorse, sarebbe comunque un ottimo inizio.
  4. Alberto Lusiani Rispondi
    Considero profondamente sbagliati due punti della proposta di Prodi. Primo considero demagogico e iniquo dare 2500 Euro/anno ad una percentuale molto ridotta (anche se in aumento con gli anni) delle famiglie italiane, negando ogni beneficio e per sempre alle famiglie che gia' ora hanno figli con eta' maggiore di un anno. Sarebbe piu' equo e meno demagogico suddividere i benefici dovuti alle famiglie con figli tra tutte, mentre con la misura di Prodi una famiglia (titolata) che ha un figlio nel 2006 prenderebbe 18*2500 Euro in piu' di una famiglia egualmente titolata ma con la sfortuna di avere un figlio nel 2005. Certo dividendo le risorse equamente la cifra promessa si riduce di un fattore circa 18 e viene meno l'effetto elettorale. Va precisato che egualmente demagogiche ed elettorali sono simili proposte del centro-destra. Secondo, considero sbagliato specie in presenza della mostruosa evasione fiscale italiana legare il beneficio al reddito. Il beneficio (come sgravio fiscale) va dato a tutti, anche ai ricchi. Esiste gia' la progressivita' delle imposte sul reddito ad assicurare che il saldo netto con lo Stato sia migliore per i meno abbienti. Semmai si agisca sulla progressivita'. In Italia questo genere di benefici legati al reddito hanno portato ad una iper-progressivita' di fatto che 1) carica minimamente i ricchi (ad es. i parlamentari) che sarebbero ben piu' caricati da un incremento della progressivita' 2) si accanisce negando ogni beneficio sui redditi medi (cioe' i lavoratori dipendenti che pagano le tasse) e premia soprattutto evasori e lavoratori in nero, inclusi i criminali latitanti. Un ultimo commento: paesi civili come Francia e Germania hanno una tassazione sul PIL paragonabile a quella italiana, e danno benefici simili (2500 Euro/anno per figlio, credo indipendenti dal reddito, e soprattutto a tutte le famiglie). L'Italia potrebbe permetterselo, il problema e' che i soldi dello Stato vengono sprecati il mille modi.
    • La redazione Rispondi
      Circa la prima osservazione del lettore, sarà bene tenere a mente che le famiglie che non avrebbero subito l'Assegno proposto da Prodi hanno comunque a disposizione due benefici, per quanto parziali e insufficienti (da cui appunto l'esigenza di modificare la situazione) e che non verrebbero meno: l'assegno al nucleo familiare, limitato ai lavoratori dipendenti, e la deduzione Irpef per figli a carico, valida per tutti ma di cui non usufruiscono gli incapienti. Rispetto a questi istituti, la proposta di Prodi costituisce l'avvio di un processo: per i nuovi nati viene introdotto subito un assegno che riassorbe i due istituti di cui sopra e che viene fruito anche dagli incapienti e dagli autonomi, lasciando in vigore i due attuali istituti per le famiglie con bambini oggi con più di tre anni; questo comunque implica una graduale sostituzione dei due istituti esistenti con il nuovo assegno; ma l'obiettivo dichiarato dal leader dell'Unione è di estendere, già entro la fine della prossima legislatura, il nuovo trattamento a tutti gli attuali minori di 18 anni. Possiamo essere in disaccordo sulla gradualità, ma a me sembra che abbia comunque più senso questa operazione che introduce un nuovo istituto già a regime per i nuovi nati che non spalmare le risorse disponibili su tutti tramite gli istituti esistenti, con tutte le loro parzialità e insufficienze. Circa la seconda osservazione, credo che il lettore colga un punto reale. Però, credo anche, come ho cercato di argomentare nel mio intervento, che il problema vada affrontato in sede di messa a regime della proposta, intervenendo congiuntamente su assegni e Irpef in modo da rendere coerente l'andamento della progressività complessiva. Cordiali saluti, Claudio De Vincenti