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  1. Manuel Giangualano Rispondi
    Io credo che sia molto difficile rispettare delle scadenze ben definite. Mi sembra però che questo sia il governo più attivo degli ultimi 20 anni almeno. Mi sbaglio? Poi si può condividere o meno l'impostazione. Spero che il lavoro prosegua. Franchi tiratori e Mineo a parte.
  2. Federico Rispondi
    Sulla chiosa finale mi trovo in disaccordo: può darsi che le difficoltà, evidenziate negli studi internazionali (quali?) derivino proprio dalla differenza anagrafica rispetto ai compagni non anticipatari, che, seppur lieve (solitamente c'è un solo anno di differenza, anche se esistono casi di anticipatari a quattro anni), può essere di grande ostacolo nella fase di integrazione in una classe di alunni anagraficamente omogenea, ed impedire al soggetto in questione di instaurare un rapporto paritario coi propri compagni. Tale problema non si porrebbe se l'età di inizio del percorso di studi venisse fissata, per tutti, a cinque anni. Credo altresì che una scelta del genere da un lato consentirebbe ai bambini di anticipare l' ingresso in un contesto, quello delle scuole elementari, che è grande fonte di stimoli per un cervello così giovane e in fase di maturazione; dall'altro costituirebbe un vantaggio temporale strutturale nel percorso di studi e di formazione dei futuri ragazzi italiani, appartenenti ad una generazione che si trova a vivere in un mondo di saperi sempre più specializzati e dalle sfide sempre più incalzanti lanciate dalla globalizzazione.