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  1. pitrot Rispondi
    Questa amm.ne pubblica corrotta e che corrompe non tiene mai conto " dei principi di libera concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, nonché quello di pubblicità con le modalità indicate nel presente codice." - art. 2 cod. app. 163/06
  2. Guest Rispondi
    ''Corruptissima re publica plurimae leges'' Publio Cornelio Tacito, qualche migliaio di anni fa La semplificazione normativa, disboscare la selva di norme - molte delle quali degne di esperti di esegesi talmudica - ed eliminare la discrezionalità amministrativa (addomesticabile per scopi contingenti, a buon intenditore), sono imprescindibili. Ma ancora più a monte: la discrezionalità della politica nel decidere 'capitoli di spesa, a prescindere da qualsivoglia di corretta gestione. Expo: utile? Sì/no (molto dubbio: la storia insegna)? Quanto costa? Tav: utile? Sì/no? Costo? (la Francia l'ha praticamente declassata). Non nuove, ulteriori, regole: bensì corsi di economia e di finanza aziendale, analisi costi benefici, impieghi alternativi dei fondi, aumento effettivo di produzione e Pil e R&D. Finché non vedrò investimenti in R&D, avrò il sospetto di spese catturate. Troppa, troppa, troppa politica nella gestione di fondi. Un paese semi-socialista, de facto. Lì la radice dei problemi.
  3. piertoussaint Rispondi
    Appalti & mazzette?... vedere quanto ne dice l'ing. Ivan Cicconi, che è specialista del tema: http://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/06/07/corruzione-su-expo-mose-tav-eccetera-la-soluzione-e-solo-la-societa-partecipativa/ Le leggi, in proposito, sono inutili. Inoltre, circa i project-financing "legalmente finti" delle nuove autostrade lombarde, come si evince a leggerne i dati, questo è un bubbone che deve ancora scoppiare. A meno che non venga silenziato dal sistema strapotente, anche se non innipotente, come è accaduto col caso Ntv. Non ci sarebbe da stupirsi, negli ultimi decenni la storia è andata così. Anche se non sarà così per sempre; ma non è dato sapere quali siano i tempi affinché lo status quo possa evolvere.
  4. Luigi Oliveri Rispondi
    Nel tempo complessivo di realizzazione di un'opera pubblica, tra la sua programmazione e la sua realizzazione, che richiede quando va bene un anno e mezzo, ma di solito ancora di più, la fase della gara rappresenta poco più di una piccola frazione, pochi mesi, per altro non dovuti al capriccio dei burocrati, bensì alle disposizioni normative. Pensare di semplificare incidendo sui tempi di gara è totalmente fuori mira. Bisognerebbe, semmai, vietare qualsiasi cerimonia di inaugurazione della "posa della prima pietra" e sciocchezze simili, che inducono gli amministratori a folli ed inutili corse per l'aggiudicazione e l'avvio dei lavori, a soli scopi di immagine e captazione di consensi a buon mercato.