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  1. Egidio Longo Rispondi
    Mi fa molto piacere leggere finalmente sul lavoce.it questi argomenti, seppur seminascosti in una recensione! E' dalla crisi del 2011 che la soluzione del problema dell'eurozona a me sembrava piuttosto semplice: aumentare la capacità di spesa dei tedeschi. Ma io di professione faccio il fisico, e visto che nessun economista europeo sembrava esserci arrivato, ci doveva essere qualcosa che io non capivo. Quindi grazie a Boitani per avermi confermato che questa via è percorribile. Mi domando se, anziché minacciare che per salvare il sud Europa i tedeschi dovevano ripagare i debiti degli altri, qualcuno gli avesse spiegato che serviva solo mettere più soldi nelle loro tasche, purché li spendessero per consumare, i tedeschi avrebbero rifiutato con la stessa energia una politica di solidarietà europea. E a Cocucci, che come altri dice; "i salari dei lavoratori tedeschi potevano crescere, solo che non dipende dal governo, non si può mica imporre per decreto di aumentarli" vorrei ricordare che questo non è certo l'unico modo di aumentare i salari. Lascio agli economisti la proposizione del modo ottimale. Ma se non gliene viene in mente nessuno, si può sempre seguire l'esempio degli 80 euro di Renzi che in Germania, non dovendosi raschiare il fondo del barile, potrebbero essere molti di più.
    • Maurizio Cocucci Rispondi
      Intuisco che lei intenda conseguire un aumento dei salari attraverso una operazione di riduzione della pressione fiscale, ma quello per la precisione è l'aumento del reddito disponibile (o netto), non è un aumento dei salari che si esprime solo in termini lordi. Agli effetti del percettore (lavoratore) non cambia nulla se alla fine riceve es.80 euro al mese in più in busta paga, ma c'è una differenza sostanziale tra le due soluzioni. Se è l'azienda ad aumentare la sua retribuzione lorda allora non fa altro che distribuire una quota maggiore dei suoi profitti, se è lo Stato invece allora è esso che rinuncia ad una parte delle entrate fiscali e quindi di conseguenza è tenuto o ad operare una riduzione della spesa pubblica o aumentare le imposte da un'altra parte. Per sua informazione la riduzione della pressione fiscale sulle persone fisiche, anche se lieve, è già in atto in Germania tramite l'aumento annuale del livello di no tax area che nel 2013 corrispondeva a 8.130 euro per un singolo e al doppio per una coppia (in Germania non esiste la detrazione per coniuge a carico, una oscenità da eliminare per quanto mi riguarda). Per quanto concerne il mercato tedesco ricordiamoci che loro esportano molto ma importano anche molto: circa 1.200 miliardi di euro (beni e servizi), corrispondenti al 44% circa del loro Pil (dati di gran lunga superiori ai nostri in quanto non arriviamo al 30% del nostro Pil). In questo contesto la Germania va vista come un cliente, un ottimo cliente, che nel 2013 ha acquistato da noi beni per 47,5 miliardi di euro, in pratica siamo i quinti fornitori al mondo. Per noi la Germania è da sempre il nostro migliore cliente (oltre che concorrente in diversi settori) e quindi più cresce e più vendiamo a loro. Potremmo fare comunque di più senza attendere che la domanda aggregata tedesca cresca, dipende da noi visto che loro sono uno dei mercati più aperti al mondo agli scambi internazionali.
  2. Piero Rispondi
    Non è vero che il target dell'inflazione al 2% venga fissato dalla Bce, ciò accade perché la commissione non interviene, la politica economica e' della commissione, può fissare un tetto del 4% se vuole, spettera' alla Bce in modo del tutto autonomo fare le politiche monetarie per rispettare il target. Il concetto di autonomia della Bce non viene esteso alla politica economica in genere ma solo a quella monetaria, che poi alla fine verrà influenzata anche essa dalla commissione, non vi è il primato della Bce sulla commissione, sarà il contrario. Giusto il concetto, per avere una moneta unica in mancanza di una integrazione fiscale si deve lavorare sulla riduzione del tenore di vita, meno salari meno consumi ecc, ma al momento della scelta dell'euro se i cittadini sapevano di dovere affrontare questi sacrifici lo avrebbero accettato? Ricordo che i politici e gli economisti italiani, al momento dell'adozione dell'euro, affermarono che davanti con questa moneta vi doveva essere prosperità e sviluppo, no fame e recessione, qualcosa quindi non ha funzionato. Non voglio essere ripetitivo, in altri commenti il problema e' stato affrontato, non vi può essere una moneta senza uno stato che re distribuisca un gettito fiscale, ricordo che la lira non sarebbe vissuta tutto quel tempo senza i ritrasferimenti dal nord al sud.
    • Maurizio Cocucci Rispondi
      L'obiettivo della Banca Centrale Europea è la stabilità dei prezzi e il valore del 2% è stato deciso nell'Ottobre del 1998 dal Consiglio Direttivo della Bce, costituito dai 6 membri del Comitato Esecutivo e dai governatori (e presidenti) delle Banche Centrali Nazionali dei Paesi che avevano all'epoca aderito all'euro. Il tasso di riferimento del 2% è tra l'altro condiviso anche da altre banche centrali, quali ad esempio la Bank of England, la Federal Reserve e la Bank of Japan. Concordo le critiche alla Bce che se l'obiettivo è del 2% (per la precisione prossimo a quel valore), allora 2% deve essere ed i ritardi con cui si sta intervenendo. Domani è prevista una decisione congiunta Bce e Bank of England in materia di intervento, mi aspetto una iniziativa di politica monetaria importante e concreta. Quanto alla prospettiva di prosperità questa derivava non dalla semplice adozione della moneta, ma della costituzione della Ue che doveva comportare la nascita di una federazione simile agli Stati Uniti d'America. Il processo politico e fiscale però si è notevolmente ridimensionato e dobbiamo ora decidere se rimetterlo in moto oppure tornare indietro. Dato il mutato scenario economico internazionale io propendo per la prima soluzione.
      • Piero Rispondi
        Art.282 comma 2 del trattato: la Commissione se vuole può prevedere il target inflazionistico, solo che, se non interviene la Bce come è successo, ha previsto nel '98 il 2%. La commissione è espressione del parlamento europeo, è un compromesso politico, deve stabilire la politica economica, la Bce a sua volta avrà mano libera per rispettare la politica economica della commissione, oggi in Europa avviene il contrario: è la Bce che detta la politica economica senza averne il titolo.
        • Maurizio Cocucci Rispondi
          Non so quale copia del trattato le abbiano consegnato, comunque a beneficio suo e di chi legge riporto quanto prevede l'intero art.282 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea: 1) La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali costituiscono il Sistema europeo di banche centrali (Sebc). La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali degli Stati membri la cui moneta è l'euro, che costituiscono l'Eurosistema, conducono la politica monetaria dell'Unione. 2) Il Sebc è diretto dagli organi decisionali della Banca centrale europea. L'obiettivo principale del Sebc è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo tale obiettivo, esso sostiene le politiche economiche generali nell'Unione per contribuire alla realizzazione degli obiettivi di quest'ultima. 3) La Banca centrale europea ha personalità giuridica. Ha il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione dell'euro. È indipendente nell'esercizio dei suoi poteri e nella gestione delle sue finanze. Le istituzioni, organi e organismi dell'Unione e i governi degli Stati membri rispettano tale indipendenza. 4) La Banca centrale europea adotta le misure necessarie all'assolvimento dei suoi compiti in conformità degli articoli da 127 a 133, dell'articolo 138 e delle condizioni stabilite dallo statuto del Sebc e della Bce. In conformità di questi stessi articoli, gli Stati membri la cui moneta non è l'euro e le rispettive banche centrali conservano le loro competenze nel settore monetario. 5) Nei settori che rientrano nelle sue attribuzioni, la Banca centrale europea è consultata su ogni progetto di atto dell'Unione e su ogni progetto di atto normativo a livello nazionale, e può formulare pareri.
          • Piero
            Basta saper leggere, il secondo comma dell'art. recita:" Fatto salvo tale obiettivo, esso sostiene le politiche economiche generali dell'unione per contribuire alla realizzazione degli obiettivi di quest'ultima". Come si vede all'obiettivo primario della stabilità dei prezzi si aggiunge l'obiettivo di sostenere le politiche economiche dell'unione, ora se l'unione si pone l'obiettivo di fissare l'inflazione al 4% invece del 2% per riassorbire la disoccupazione, la Bce deve adempiere a tale obbligo.
          • Maurizio Cocucci
            Ecco, immaginavo che l'avesse inteso in quel senso ma si sbaglia. Il livello di crescita dei prezzi non rientra tra gli obiettivi della Commissione Europea, spetta alla Bce fissarlo essendo un organo completamente indipendente. Il significato della seconda parte che Lei ha richiamato (parzialmente) lo può comprendere leggendo l'articolo 3 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea che viene richiamato nella frase seguente: "obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea". Si legga quindi integralmente tale articolo (lo trova anche in lingua italiana sul sito della Bce alla sezione "Funzioni") e vedrà quali sono questi obiettivi, purtroppo disattesi in parte in quanto includono la piena occupazione e la crescita equilibrata all'interno dell'Unione Europea.
          • Piero
            Al festival dell'economia a Trento, tutti gli economisti hanno criticato la Bce, sul suo comportamento, speriamo che il 5/6 prenda atto della realtà, Marchionne stesso ha precisato che la Fiat in Europa come tutte le altre case automobilistiche sono in perdita per i consumi contenuti del mercato europeo, lo stesso De Grauve si augura che la Bce cambi lo statuto e possa divenire prestatore di ultima istanza per gli stati, Zingales stesso ha preso posizione critica nei confronti della stessa banca centrale. Leggiamo il trattato, l'art. 3 è chiaro (anche nella lingua inglese), le politiche economiche sono volte alla crescita equilibrata, alla stabilità dei prezzi, all'economia di mercato fortemente competitiva, politiche che mirano alla piena occupazione e al miglioramento della qualità dell'ambiente, le parole sono precise e non si prestano ad interpretazioni diverse, prima vengono i cittadini con la piena occupazione che devono vivere su un ambiente sempre qualitativamente migliore; la stabilità dei prezzi, la crescita economica equilibrata e l'economia competitiva sono gli strumenti. Naturale che tali obiettivi vengono fissati dall'unione, poi sarà la Bce che dovrà garantirne la stabilità dei prezzi e come obiettivo secondario deve garantire le politiche economiche dell'Unione. Cio è scritto, ciò l'Italia ha firmato, ciò Renzi deve fare rispettare in sede europea.
          • Maurizio Cocucci
            Non insisto sulla questione di chi sia la prerogativa di decidere il tasso di crescita dei prezzi perché vedo che potremmo andare avanti all'infinito, rimanga pure della convinzione che sia di competenza della Commissione. Per quanto riguarda le misure per la crescita la Ue, per voce della Commissione, ci stanno dicendo come fare per uscire dalla crisi, lo diciamo tra l'altro noi stessi (ma in campagna elettorale e/o in tv), solo che poi alla prova dei fatti non siamo in grado di dare al Paese nemmeno una legge elettorale. Non seguiamo quanto la Commissione ci chiede per uniformare la politica fiscale però poi scarichiamo sull'Europa le nostre negligenze e i nostri problemi, anzi, facciamo ben di più: sosteniamo addirittura che abbiamo perso sovranità! Se fosse vero avremmo altro che legge elettorale ma anche un mercato degno di questo nome. Avremmo un welfare, magari non come quello scandinavo, ma pur sempre una misura di sostentamento al reddito che non costringa una famiglia a dormire in auto una volta sfrattati a seguito della perdita del lavoro e quindi del reddito. Avremmo servizi efficienti, trasporti degni di un Paese moderno e non da Bolzano a Napoli, ma anche giù fino alla Sicilia compresa. Noi non abbiamo perso sovranità, o almeno non come la si vuole disegnare. Abbiamo firmato trattati che impongono limiti al bilancio ma poi siamo liberi di decidere quanto e dove spendere, così come e dove prendere le risorse. L'unica condicio è che dobbiamo pareggiare le uscite. Decidiamoci quindi, o seguiamo le raccomandazioni provenienti dall'Europa e se non funzionano scarichiamo su di essa la responsabilità oppure facciamo di testa nostra (come sempre) e però la colpa sarà solo e solamente nostra.
      • Piero Rispondi
        Da anni ci auguriamo un intervento di politica monetaria forte e concreto, finalmente "tutti" hanno capito che il rinvio di tale intervento con la scusa dei compiti a casa propria è stato dannoso per l'economia.
      • Piero Rispondi
        Tutti si augurano un'unione politica; obiettivo impossibile da raggiungere con una gestione della moneta fatta da Draghi su direttiva della Merkel, i popoli si sono allontanati invece di avvicinarsi; oggi dopo tutti questi danni avere il consenso popolare per l'integrazione politica e fiscale è quasi impossibile. a mio avviso occorre subito seguire l'esempio della Fed, con acquisti dei titoli sul secondario, non vedo altra via d'uscita, se si vuole mantenere l'area valutaria. Le misure che ha annunciato Draghi sulle cartolarizzazioni sono inefficienti per l'italia.
  3. Maurizio Cocucci Rispondi
    Il suo articolo, interessante anche se non ne condivido alcuni punti, si conclude con la domanda se non sia positivo per tutti (tedeschi inclusi) avere una inflazione anche più alta dell'obiettivo fissato dalla Bce, ma comunque inferiore alla crescita dei salari nominali dei Paesi forti. In linea di principio direi che non sarei contrario a priori, anche il ministro tedesco delle finanze Schäuble lo disse nel 2012 che i salari dei lavoratori tedeschi potevano crescere, solo che non dipende dal governo, non si può mica imporre per decreto di aumentarli. È quindi materia di intesa tra industriali e sindacati. Per rimanere in ambito Germania i suoi principali concorrenti sono gli Usa e i Paesi orientali o comunque i Brics. La Germania ha già un costo del lavoro di gran lunga maggiore rispetto a costoro e quindi aumentarlo significherebbe si, dare una mano ai Paesi meno forti all'interno dell'Eurozona, ma perdere competitività verso i principali concorrenti. Gli sforzi delle imprese tedesche sono oggi infatti prevalentemente orientati versi i mercati emergenti piuttosto che all'interno dell'Europa e quindi vedo difficile questa possibilità. La via che personalmente troverei più efficace è quella di aumentare la nostra competitività attraverso un aumento della produttività che si dovrebbe realizzare attraverso una trasformazione del nostro sistema industriale: da micro realtà ad aziende quantomeno di medie dimensioni e soprattutto con cultura manageriale piuttosto che padronale che al primo o secondo cambio generazionale entrano in crisi. Aziende che utilizzino le potenzialità che la tecnologia mette loro a disposizione. Qualche esempio molto terra terra. Quante aziende italiane utilizzano supporti informatici di alto livello (ad esempio il noto Sap)? Quante aziende lavorano su più turni per meglio sfruttare il capitale? Quante aziende investono in se stesse, visto il basso tasso di capitale proprio (e quindi l'alta dipendenza dal settore creditizio) rispetto a quelle di altre nazioni? Quante possono collocarsi sul mercato (anche solo per emettere obbligazioni) al fine di procurarsi finanziamenti? Ma soprattutto, in quali settori si intende investire? È doveroso puntare sulla tecnologia e sui prodotti innovativi. Se non c'è una politica industriale in tal senso è poco utile parlare di politica monetaria, politica che mi vede poi in linea con la dottrina del "modello Bundesbank", ovvero di una banca centrale del tutto indipendente dal potere politico e con il solo obiettivo della stabilità dei prezzi.
    • Ettore Rispondi
      Leggo sempre con attenzione le cose che scrive, spesso le condivido perché rispecchiano anche il mio pensiero. Concordo sul discorso che lei fa sulle aziende italiane, che sono sottocapitalizzate e troppo dipendenti dal settore bancario. Questo fa giustizia di un altro luogo comune veicolato dai movimenti e dai partiti populisti per cui le uniche colpevoli della recessione sono le banche perché non danno credito alle imprese. Parte del problema sono le aziende stesse per le ragioni che elenca lei. Tra l'altro qualcosa per disintermediare le banche dalle imprese è stato fatto: infatti è stato creato un segmento della Borsa italiana (mi pare si chiami Aim) dedicato proprio alla quotazione delle medie imprese e sembra che stia funzionando, ma siamo agli inizi. Poi ci sono i minibond, un'idea di Monti (qualcosa di buono Monti ha fatto!), che pure stanno andando bene. Le cose da fare sono molte, poi occorre un cambio di mentalità da parte degli imprenditori. Per quanto concerne il discorso sulla Germania e sull'inflazione, concordo in toto con quanto scritto dal Prof. Boitani: sarebbe auspicabile un'inflazione più alta e la Germania dovrebbe rendersene conto! Tra l'altro un tasso di inflazione più alto aiuterebbe ad abbassare il rapporto debito/Pil, altrimenti tale rapporto non scendera'mai; l'alternativa, devastante per la nostra economia. Sono manovre di consolidamento fiscale di 50 miliardi l'anno.
      • Maurizio Cocucci Rispondi
        Riguardo al tema inflazione avevo scritto che in linea di principio non sarei contrario ma questo dipende dalle cause che la provocherebbero. Se derivasse da una crescita sostenuta in tempi brevi allora non avrei da obiettare se il tasso fosse anche del 3 -3,5%. Ma se la conseguenza dipendesse da una politica monetaria e quindi una crescita dei prezzi non accompagnata da una corrispondente crescita economica allora non posso che essere contrario. In pratica è la preoccupazione che le aziende in Giappone stanno avendo: da una situazione di continua deflazione ora temono che i prezzi salgano (anche se attualmente siamo al 1,6%) ma con una crescita ancora debole (in termini reali) dell'economia. E il Giappone ha un contesto diverso dal nostro. La mia personale preoccupazione è che una manovra massiccia di politica monetaria, da molti auspicata, si trasferisca in gran parte in un aumento dei prezzi. Ripeto talvolta che si può spingere un'auto che ha la batteria scarica (ma funzionante) perché una volta rimesso in moto il motore ho risolto il problema, ma se manca la benzina puoi spingere finché vuoi ma l'auto non andrà mai. In Italia abbiamo molte eccellenze, sia in termini di aziende che di settori, solo che per vari motivi (principalmente di opportunità) non vengono citate spesso. Dai mass media traspare un'immagine di una economia disastrata, ma non è così. E' vero che siamo in un contesto alquanto difficile, ma occorre guardare anche dall'altra parte, a quelle che comunque stanno operando con successo. Le aziende hanno necessità di ossigeno, di non essere tartassate da burocrazia e adempimenti fiscali (oltre che della pressione). Diverse realtà del Nord Est hanno delocalizzato in Austria solo per questo visto che la il costo del lavoro è più alto e hanno comunque l'euro, ma incontrano una burocrazia ed un livello di pressione fiscale decisamente inferiore. Per quanto riguarda il debito pubblico dobbiamo pensare di ridimensionarlo tramite la crescita del denominatore, il Pil, perché se non fosse così il problema non sarebbe tanto il mancato rispetto dei trattati ma la mancanza di crescita e di creazione di posti di lavoro.
  4. Piero Rispondi
    Non è vero ciò che afferma Smaghi, l'art. 282 comma secondo del trattato di Lisbona recita: "L'obiettivo principale del Sebc ( Bce+banche centrali nazionali) è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo tale obiettivo, esso sostiene le politiche economiche generali dell'unione per contribuire alle realizzazioni degli obbiettivi di quest'ultima". Come si può notare garantita la stabilità che viene fissata al target tendenziale dell'inflazione al 2%, vi dovrà essere collaborazione con la Commissione europea; ciò è scritto, tutto parte dalla volontà politica, oggi abbiamo un'inflazione dell'0,6%, tendenzialmente si va verso la deflazione! non penso che vi sia stato ad oggi un segnale da parte della commissione per invitare la Bce al sostenimento delle sue politiche, chiaro che se la Commissione risponde alla Merkel, mai ci potremmo aspettare una collaborazione che contrattualmente è prevista.
  5. Piero Rispondi
    Il vero problema, non è l'euro, ma la guida della politica monetaria, in presenza di una moneta unica, nata con un contratto senza integrazione fiscale. Il problema è tutto nelle mani della banca centrale, se il governatore è veramente indipendente non si fa condizionare dallo stato più forte, ma agisce in piena autonomia e nel nostro caso ciò non è avvenuto, Draghi si è appiattito sulla politica della Merkel, ha sempre affermato che l'Italia prima deve fare i compiti a casa propria, oggi al contrario tutto ad un tratto ha annunciato una politica monetaria espansiva con strumenti non convenzionali. Nulla è cambiato: il vero problema è che la vittoria del partito degli euroscettici ha convinto la Merkel all'adozione di strumenti monetari non convenzionali, prima di vedere crollare tutti i governi che ancora sostengono l'euro.
  6. Ettore Rispondi
    Complimenti, è l'analisi più obiettiva che abbia letto sull'unione europea evidenziando con precisione e chiarezza i punti di forza e le carenze principali.
  7. Andrea Boitani Rispondi
    Grazie. Purché con critico di "questa" unione monetaria non voglia collocarmi tra gli anti-euro e anti-europeisti.
  8. Roberto Boschi Rispondi
    Caro Prof Boitani, mi complimento con Lei: finalmente una voce "critica" nel dibattiso sull'Euro! Chiedo alla redazione di inserire il pezzo nel Book "Euro pro e contro". Ripeto, è l'unico articolo fra quelli letti che riconosce le disfunzioni di questa unione monetaria e di una Banca Centrale con un solo obiettivo da perseguire. Grazie!