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  1. Gianfr0 Rispondi
    L'assimilazione del risparmio investito in capitale umano o nell'attività d'impresa a quello in capitale finanziario è poco calzante. Forse rileggere Einaudi su questo tema non sarebbe male per capire perché è assolutamente normale che i proventi del risparmio siano tassati meno di quelli da lavoro. Ma in Italia basterebbe che le due fonti di reddito fossero eguagliate abbassando le tasse sul lavoro, cosa impossibile nella realtà. Ecco dunque che si cerca la soluzione opposta: portare la tassazione sul risparmio al pari di quella sul lavoro.
  2. Pippo Rispondi
    Faccio presente che fra le rendite finanziarie, che più correttamente chiamerei redditi di capitale, ritroviamo anche i dividendi societari che altro non sono che gli utili realizzati da una società e pagati ai soci. E qui viene il bello, e cioè che quei dividendi prima di arrivare nelle tasche del socio sono già stati tassati mediamente del 50% se non di più in capo alla società e poi ancora di un ulteriore 26% in capo al socio. Questa distorsione che un tempo veniva evitata con il famoso credito d'imposta pari all'Irpef pagata dalla società oggi è al livello di incostituzionalità per evidente duplicazione di imposizione, ma questo nessuno lo dice. Nessuno dice che mediamente i dividendi sono tassati al 76% e non al 26%.
  3. plapla60 Rispondi
    Vorrei ritornare sulla tassazione progressiva. facendo un esempio per fare capire a chi non vuole. Se un dirigente con reddito annuo mettiamo di 100.000 euro acquista dei Bot non ritengo giusto che paghi la stessa aliquota di un pensionato con la minima. Questa non mi sembra equità .Ripeto: si dovrebbe ricorrere al cumulo di tutti i redditi nella dichiarazione Irpef .Questa sarebbe la proposta rivoluzionaria che aumenterebbe in modo esponenziale il gettito e sarebbe profondamente di sinistra. Anche per favorire i consumi. Altrimenti senza il mercato interno l'auspicata ripresa non avverrà mai. Se poi qualcuno vuole portare i capitali all'estero è un altro discorso. Prima occorrono leggi più giuste e poi si fanno rispettare. I mezzi volendo non mancherebbero.
    • Bumblebee Rispondi
      Se il dirigente con reddito anno di 100.000 euro ne risparmia 10.000, avrà l'opzione di spenderli in consumi (per esempio in una vacanza a Capri o alle isole Bahamas) o di investirli come risparmio. In tal caso potrà, a titolo di esempio: - investire in azioni (italiane/ estere). Scelta rischiosa, specie per quelle italiane; chi le ha comperate 10 anni fa, lo sa bene. Magari dividendi buoni (3-4% netti all'anno), ma perdite in conto capitale. - investire in obbligazioni. Quelle private presentano rischi (vedi Parmalat) o sono poco liquide (vedi obbligazioni bancarie). Quelle pubbliche, fino a tre anni di durata, rendono pochissimo. - investire (dopo congruo accumulo) in un immobile in Italia: qui troverà un regime di tassazione che, negli ultimo anni è divenuto sempre più incerto e pesante; meglio, forse - se ha i capitali -, comperarselo all'estero. I redditi degli immobili (affitti) sono già sottoposti ad imposta progressiva, visto che vanno cumulati al reddito Irpef. Anche se gli inquilini non pagano. Chi propone di aumentare le imposte e di introdurre la progressività anche per i redditi non deve utilizzare argomenti declamatori, come "sarebbe profondamente di sinistra", ma prevedere le conseguenze reali di queste scelte fiscali e valutare se, nel suo insieme, l'Italia avrebbe da guadagnare o perdere dalle scelte fatte dal governo. A titolo di esempio delle "proposte di sinistra" applicate recentemente in Italia si vedano i risultati dell'imposta sullo stazionamento delle barche e la "Tobin tax" applicata alle transazioni finanziarie, con risultati controproducenti e fallimentari. Le proposte "rivoluzionarie/di sinistra", applicate a suo tempo nei paesi delle "democrazie socialiste", Albania compresa, avevano come effetto di distribuire la povertà fra i cittadini. La "scienza delle finanze" non è ideologia; ha come unico fine l'incremento del reddito di un paese, non la sua compressione.
      • Bumblebee Rispondi
        Dimenticavo di dire che questo dirigente (lavoratore dipendente) che ha guadagnato, in un anno 100.000 euro, ne ha già versati al fisco circa 40.000, come trattenuta alla fonte. Se è riuscito a risparmiare 10.000 euro, questo importo, a livello marginale, (aliquota Irpef del 43% + 2% addizionali regionale e comunale) corrisponde ad euro 18.181 lordi. Quindi, prima di comperare il Bot da 10.000 euro ne ha già versati 8.181 euro al fisco; mi sembra che siano già abbastanza. Ai tassi di interesse di oggi (circa lo 0,4%), e con l'imposizione fiscale odierna, su base annua il Bot da 10.000 euro gli avrebbe dato un interesse lordo di 40 euro, cui andrebbero detratti 8 euro per l'attuale tassazione del 20% sugli interessi e altri 20 euro per la attuale patrimoniale di 2/1.000 sul capitale. Alla fine, al nostro ricchissimo dirigente rimane il favoloso guadagno annuale di 40-8-20 euro, pari a 12 euro! L'enorme guadagno dell'1,2 per mille, che non copre neanche il tasso di inflazione. Trattiamolo male, questo capitalista! Se è sano di mente, investirà altrove questa somma, e non la presterà allo Stato italiano. Quando si fanno delle proposte basate non sui fatti, ma sui pregiudizi e sull'invidia sociale contro i presunti "ricchi" non si fa l'interesse del proprio paese.
        • Bumblebee Rispondi
          Confesso il mio peccato. All'esempio del dirigente investitore ho applicato due parametri inesatti: il tasso di interesse sui Bot di appena lo 0,4% e la tassazione degli interessi al 20%, invece di quello vigente oggi, il 12,5% (ma che già i tassatori/giustizieri pensano di portare al 20, o, possibilmente al 25%, che sicuramente sarà introdotto entro qualche mese, con ragioni che saranno accuratamente (?) motivate). Ecco i risultati ricalcolati: - interesse annuo allo 0,5% di 10.000 euro: 50 euro - tassazione al 12,5%: 6,25 euro - patrimoniale sul capitale al 2 per mille, detta pudicamente: "bollo": 20 euro Quindi, il calcolo finale: 50-6,25-20 = 23,75 euro. Un po' più di prima, ma il rendimento del Bot, già bassissimo, è ancora quasi dimezzato. La patrimoniale del 2 per mille (da pagarsi ogni anno) morde, e come morde. Quando Amato, in una notte si prese il 6 per mille, fu ritenuto da tutti un bandito, e molti se ne ricordano ancora. Qui, in appena tre anni, l'"effetto bandito" viene raggiunto, e poi verrà superato!
      • plapla60 Rispondi
        Per aumentare i consumi interni occorre che tutti i cittadini di questo povero paese abbiano la possibilità di consumare almeno per l'acquisto dei generi di prima necessità. Un pensionato con 500 euro al mese può giusto chiedere la carità altro che vacanza a Capri. Occorrerebbe introdurre una no tax area di almeno 15.000 euro annui per tutti i redditi senza fare distinzione (incostituzionale) tra reddito dipendente, autonomo o quant'altro. E per chi non arriva a quella cifra, si integra con il reddito di cittadinanza. Altro che viaggi a Capri o alle Sechelles! Un paese dove degli anziani sono costretti a cercare nell'immondizia e altri hanno pensioni da 30.000 euro al mese senza i contributi necessari, a mio avviso non è un paese civile. Se si aumenta il reddito complessivo della nazione e se lo pappano i soliti noti la tanto auspicata crescita non avverrà mai più.
  4. luis Rispondi
    La Costituzione tutela il risparmio, in Italia il risparmio c'è ma è visto con sospetto e da alcuni anni è preso di mira oltre che dal mercato (Parmalat, Cirio, obbligazioni strutturate, etc.) anche dal fisco che pensa di risolvere i problemi italiani rapinando gli onesti risparmiatori. Bisogna chiudere il rubinetto degli sprechi e delle ruberie, non infierire sui risparmiatori, per evitare una ulteriore contrazione dei consumi e il ricorso al materasso per proteggere il risparmio.
  5. Stefano Rispondi
    Interessante sapere in quale paese al mondo esiste imposta simile al nostro attuale "bollo" tanto per cominciare; la tassazione progressiva esisteva (per esempio) in Germania dove tutti i redditi da capitale (superati gli 801 euro per persona, soglia esente ancora oggi) venivano sommati agli altri redditi nella dichiarazione annuale. Per "armonizzare con il resto d' Europa" la tassazione dei redditi da capitale (dal 2009) è adesso fissa al 25% (+ addizionali del 5.5 % di "tassa solidarietà" e del 9% di tassa "per la Chiesa" ). Chissà cosa ci si inventa ancora
  6. Camillo Moranduzzo Rispondi
    Perdonate l'ignoranza: qualcuno mi può spiegare in due parole perché gli stranieri e i grandi investitori istituzionali (banche, assicurazioni, etc.) sono “lordisti”?
    • Unnini Rispondi
      La cedolare secca sul risparmio 12,5% o 20,00% si applica solo ai privati, per gli investitori istituzionali gli interessi, le sopravenienze e le minusvalenze concorrono a formare reddito di impresa. Gli investitori esteri sono esenti e pagano le imposte nel loro Paese. Con effetto reciproco, gli investitori italiani di titoli stranieri pagano le imposte in Italia e non nel Paese titolato dell'investimento.
  7. Enrico Rispondi
    Non capisco l'affermazione riportata di seguito, si basa sull'assunto che il risparmio personale diminuisca. <>
    • Alberto Rispondi
      Credo si riferisca al fatto che la ricchezza ereditata dai genitori si accumuli di generazione in generazione, e vada quindi ad aumentare percentualmente rispetto al risparmio personale.
  8. giorgio Rispondi
    Titoli di stato e obbligazioni non sono nel portafoglio dei risparmiatori solo per eredità o donazioni, come sembra ritenere l'autore, e neppure fanno parte solo del patrimonio dei manager e dei ricconi. Sono lo strumento con cui milioni di lavoratori anche modesti, cercano di difendere il valore dei loro risparmi e, possibilmente di incrementarlo in previsione della vecchiaia e degli altri bisogni che capitano nella vita. Tassare eccessivamente questi redditi, vuol dire colpire il risparmio e indebolire la situazione economica di milioni di famiglie che avrebbero tra l'altro difficoltà a individuare impieghi alternativi altrettanto semplici, relativamente sicuri e poco onerosi per i loro risparmi. Assurda l'idea che se la tassazione sui titoli di stato sale, i consumi aumentano perché verso di essi si rivolge una parte del risparmio non più convenientemente impiegabile nei titoli di stato. Provi a chiedere ad un pensionato che integra la sua modesta pensione con qualche cedola, se riducendone il valore, sarà propenso a consumare di più e a comprare meno titoli o se il minor reddito non lo renderà ancor più restrittivo nelle spese. Le obbligazioni delle medie imprese non sono comprate dai risparmiatori Retail non per via della tassazione sfavorevole rispetto a quella dei titoli di stato, ma perché sono difficilmente reperibili per un piccolo risparmiatore e troppo rischiose. Quando si propone l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, bisognerebbe tener presente che non si colpiscono stuoli di fannulloni che vivono felici incassando immeritate cedole ma milioni di cittadini che nelle obbligazioni e nei titoli di stato hanno investito una parte del denaro, frutto del loro lavoro, che a fatica e sacrifici sono riusciti a mettere da parte e che vorrebbero mantenesse il suo valore reale.
  9. Unnini Rispondi
    Vorrei ricordare che la platea "beneficiata" dalla cedolare secca del 12,50% sono solo i privati che detengono 187 miliardi di buoni del tesoro su 1700. Gli investitori istituzionali (85% del totale) già oggi non beneficiano delle cedolare secca, ma gli interessi sui buoni del tesoro concorrono a formare reddito di impresa. Per quanto riguarda la dichiarazione del sottosegretario Delrio non interpreterei la mancanza di reazione del mercato come una riflessione sulla tassazione sui privati, ma un'alzata di spalle collettiva verso una frase infelice.
  10. antonio Rispondi
    Ma perchè nessuno somma alla tassazione ordinaria i bolli? O non sono Tasse i Bolli?
  11. giulioPolemico Rispondi
    Oggi è di moda prendersela con i titoli di Stato, come fino a pochissimi anni fa era di moda affermare che dovevano essere tassati i consumi e non i patrimoni. Quest'ultima infatuazione ha poi contribuito al crollo dei consumi e all'aumento delle disuguaglianze. L'infatuazione attuale è che i titoli di Stato debbano essere tassati di più, comparandoli con la tassazione sul reddito da lavoro. Io non so se l'attuale aliquota del 12,5 % sia esattamente quella giusta, o se forse debba essere aumentata, tuttavia osservo che lo Stato si finanzia grazie a tali titoli. I soldi ottenuti dalla collocazione dei titoli di Stato, lo Stato li utilizza per far funzionare gli ospedali e le auto della polizia, e secondo me dovrebbero ricevere un trattamento vantaggioso (non così se tali soldi fossero investiti nell'immobiliare, perché non a diretto vantaggio dello Stato). Teniamo poi presente che per il risparmiatore italiano i soldi investiti in titoli di Stato sono ottenuti dal lavoro, cioè sono risparmi che il piccolo investitore lavoratore ha già avuto tassati all'origine quando erano parte dello stipendio lordo ricevuto.
  12. Luca Rispondi
    L'aumento della aliquota sulle rendite finanziarie credo sia una bestialità: prendere soldi sempre ai soliti per evitare di tagliare i veri sprechi di questo paese che fanno comodo alla classe politica. L'autore di questo articolo il quale appoggia l' eventuale innalzamento dell aliquota dovrebbe ricordare che siamo il paese più tassato al mondo, e che sono demenziali altre tasse. Le patrimoniali ci sono già su qualsiasi cosa, punto.
    • giulioPolemico Rispondi
      Concordo totalmente. Questi non sanno fare altro che aumentare le tasse. E poi si lamentano se la gente ha meno soldi da spendere e i consumi non ripartono. La stessa patrimoniale, pur auspicata addirittura anche da Confindustria, quindi non dai "comunisti", è un errore, perché impoverirà il Paese e verrà sprecata negli stipendi dei politici e degli statali inamovibili. Qui bisogna tagliare gli sprechi e la corruzione, non applicare nuove tasse.
  13. Davide Gionco Rispondi
    C'è una tassa molto semplice da applicare sulle rendite finanziarie. Si chiama inflazione. Per evitare che colpisca i salari, basta reintrodurre la scala mobile. I prezzi di vendita dei beni e servizi, che garantiscono il reddito alle imprese, vengono aggiornati sistematicamente dal mercato. Alla fine la tassa colpisce tutte le rendite che non dipendono dall'economia reale.
    • Trinari Rispondi
      Allora il paese di riferimento per l'Italia deve essere il Venezuela, in cui quest'anno l'inflazione è al 50%. Peccato che, con questa proposta, l'Italia verrebbe ridotta alla condizione in cui era l'Albania degli anni '70.
      • Davide Gionco Rispondi
        Se la tassa è troppo alta, nessuno risparmio più il denaro. Una inflazione moderata del 5-10% non ha mai danneggiato nessuna economia. Cosa che avviene per valori più elevati. L'economia è questione di equilibri, non di estremismi ideologici. Negli anni '60-'70 l'Italia è cresciuta con un tasso di inflazione medio del 5-10%. La tassa sul capitale era più alta di oggi, mentre le tasse sul lavoro erano molto più basse di oggi. Chi aveva denaro, lo investiva in economia reale, perché questa cresceva più dell'inflazione, cosa non garantita, invece, per gli investimenti finanziari. Con investimenti in economia reale sono più redditizi che quelli finanziari, in quanto i prezzi vengono aggiornati al tasso di inflazione, per cui non ci si perde (se il mercato è vivo e non si è in recessione), mentre gli investimenti finanziari rendono tassi fissi e in genere non molto elevati. È evidente che il motivo principale per cui la BCE tiene basso il tasso di inflazione (ha come obiettivo il 2% e siamo allo 0.5% = deflazione) è per favorire gli interessi degli investitori finanziari, a scapito dell'economia reale europea, che infatti è in depressione: http://www.tradingeconomics.com/euro-area/gdp-constant-prices.
        • Massimo Rispondi
          Nel 2013 l'inflazione è stata dell'1,2% e quella programmata per il 2014 è del 1.5%. Siamo già ampiamente al di sopra dei rendimenti Bot. In pratica si tassano redditi che non esistono: sfido a trovare un qualsiasi investimento a basso rischio che renda più dell'inflazione, detratte tasse, commissioni degli intermediari, bolli e balzelli vari. Non so cosa voglia dire "La tassa sul capitale era più alta di oggi": i titoli di Stato ed il risparmio postale erano esenti da ogni tassa, "presente e futura" (sic).
          • Davide Gionco
            Fino al 1981 i rendimenti dei titoli di stato erano sistematicamente al di sotto dell'inflazione: questo avveniva perché la Banca d'Italia agiva da compratore di ultima istanza e il Tesoro poteva fissare unilateralmente i tassi di interesse. Questo fatto consentiva di tenere sotto controllo la crescita del debito pubblico. Chi voleva investire per guadagnare più dell'inflazione, lo doveva fare in attività di economia reale. Per capire che l'inflazione è una tassa, è necessario adottare la corretta unità di misura. Il valore che resta costante è il valore del paniere dei beni e servizi ovvero quanto ci occorre per vivere. Se le tasse e le rendite le calcoliamo in funzione del valore del paniere e non del denaro, ci rendiamo conto di come l'inflazione sia una "tassa" che riduce il potere di acquisto dei detentori di denaro e aumenta il potere di acquisto di coloro che producono beni si utilità reale.
  14. Giorgio Rispondi
    Sarebbe però anche corretto finalmente abolire l'assurda distinzione tra redditi diversi e redditi di capitale, con le minusvalenze generate dai primi (e mai dai secondi) non compensabili con plusvalenze di capitale. Per dire, se un fondo comune o un Etf genera una plusvalenza, è reddito di capitale e su tale reddito si versa l'imposta, se però lo stesso strumento finanziario genera una minusvalenza è reddito diverso e non è compensabile con un reddito di capitale, quindi per 4 anni bisogna pregare e sperare di riuscire a compensare questo credito d'imposta. Inoltre l'orizzonte temporale non è l'anno solare, bensì plusvalenze e minusvalenze da redditi diversi si compensano volta per volta: se a gennaio ho una enorme plusvalenza e non avevo minusvalenze pregresse, verso subito l'imposta, mentre se poi genero delle minusvalenze nel resto dell'anno devo solo sperare nel futuro. Non parliamo poi delle successioni, ove il valore di carico fiscale è quello della dichiarazione di successione e non di acquisto originario, "premiando" chi ha ricevuto un portafoglio con forti plusvalenze maturate ma non realizzate e "punendo" chi è invece erede di un portafoglio con forti minusvalenze maturate (insomma: il de cuius ha investito male? gli eredi ci rimettono due volte).
  15. Marco Dore Rispondi
    Il principio di tassare egualmente tutti i redditi indipendentemente dalla loro natura e origine è sacrosanto (come ogni principio, anche questo può avere le sue eccezioni: uno stato che volesse stimolare la propensione al risparmio avrebbe motivo per ridurre le imposte sulle rendite finanziarie; ma non mi pare sia questo il tema attuale) e a contraddire - almeno in parte - chi teme che un intervento sulla tassazione delle rendite finanziarie stimolerebbe l'espatrio clandestino dei capitali stanno due fatti: - abbiamo sempre avuto questo triste fenomeno anche in condizioni di tassazione fortemente ridotta sulle rendite finanziarie; - mi pare che in Europa esistano esempi significativi di tassazione progressiva delle rendite finanziarie (se poi siete convinti che solo altri paesi possano essere virtuosi, allora emigrate). Fermo restando quanto sopra, vorrei osservare - in maniera neutra - che esiste un impatto importante di un eventuale inasprimento di questa imposizione che non viene mai citato. Ritengo infatti che la cosiddetta "industria del risparmio gestito" subirebbe un pesante contraccolpo dalla riduzione dei rendimenti netti, che lascerebbe minori margini su cui caricare le commissioni.
  16. plapla60 Rispondi
    Non occorrono molti sofismi finanziari. Basterebbe cumulare tutti i redditi (da lavoro, immobiliari, finanziari ecc..) nella dichiarazione dei redditi per rispetto della progressività dell'imposizione come da art.53 della Costituzione. Le aliquote fisse e le cedolari secche a mio parere sono comunque incostituzionali.
    • Elefante Rispondi
      Così torneremmo agli anni '60, in cui fu fatto questo tentativo (peraltro, con aliquote progressive più basse di oggi) e tutti i capitali finirono in Svizzera. O si vuole che, di nuovo, si torni a mettere i capitali nel materasso? Quando si applica una qualsiasi forma di tassazione, oltre ai sacri principi, bisogna tener conto anche del principio di realtà. Lo insegna, da secoli, la scienza delle finanze.
      • Massimo Rispondi
        Con la differenza che adesso in Svizzera non finiscono solo i capitali, ma anche le imprese e i lavoratori: in pratica tutto quello che occorre per creare ricchezza. Solo che la ricchezza non viene creata in Italia ma altrove, dove le condizioni sono più favorevoli. E quando l'ultimo lavoratore sarà emigrato, l'ultimo imprenditore fallito o suicidato, e gli ultimi capitali fuggiti insieme ai loro proprietari, cosa si tasserà?
    • Unnini Rispondi
      Per cui secondo lei posso portarmi in detrazione del reddito dell'anno tutte le minusvalenze patrimoniali?
  17. Claudio Rispondi
    Gira che ti rigira, in qualche modo bisogna trovare la giustificazione per mettere le mani sui risparmi degli italiani.
    • visve Rispondi
      La società dei consumi incoraggia l'acquisto di giocattoli per i propri figli o di abiti di lusso per la moglie o, se volete, di crociere e champagne per qualche amica, invece che il risparmio per il futuro! Mi chiedo: se vado a giocare in qualche casinò e vinco non pago tasse (mi pare), se gioco in borsa pago la patrimoniale e le tasse su guadagni! Ma non mi giustificherò, non mi piace la società dei consumi!