logo


  1. Alberto Lusiani Rispondi
    Concordo sull'esigenza di eliminare l'espediente delle detrazioni che diminuiscono sul reddito. Per me più oltre che pensare ad una rimodulazione delle aliquote complessive reali per reddito è ancora più importante ristabilire un minimo di trasparenza e onestà nei rapporti tra Stato e cittadini. A questo scopo propongo che come prima misura urgente a gettito invariato le detrazioni di oggi rimangano invariate ma piatte col reddito e le aliquote vengano alzate per conservare lo stesso gettito. Non cambierebbero le tasse ma verrebbe eliminato un elemento che giudico indecente del sistema fiscale italiano.
  2. Piero Rispondi
    Una considerazione a parte il pregio, inutile in Italia in questo momento, i ricchi in Italia non vi sono più, sono andati tutti via e i pochi che sono rimasti dobbiamo dargli il premio quali masochisti, penso che in questo momento i politici devono pensare alle imprese e al lavoro, siamo tornati indietro di 20 anni, non perdiamo tempo su queste problematiche, in fin dei conti i poveri le tasse non le pagano la classe media ha una tassazione in media con gli altri paesi europei. Naturale che tutto ciò che andrà risparmiato con la diminuzione delle spese andrà alla diminuzione delle tasse sul lavoro e sulle imprese, certo che dovranno essere preferite le classi medie e le imprese tutte.
    • Bumblebee Rispondi
      Che la classe media in Italia abbia una tassazione simile a quella degli altri paesi europei è ancora da provare - e ciò è quanto ho sollecitato agli autori di questo pregevole esercizio, che finora è rimasto solo nell'ambito della geometria analitica, non della scienza delle finanze. Rimane il sospetto che, invece, a parità di potere di acquisto, il carico fiscale sia superiore. Se invece il livello di tassazione fosse uguale, vorrei capire perché l'alta burocrazia e la classe politica, in Italia, hanno le retribuzioni più elevate d'Europa, e il livello dei servizi che vengono prestati ai cittadini è il più basso, a cominciare dalla giustizia, dalla scuola, dall'ordine pubblico (quattro regioni in mano alla malavita), della corruzione, eccetera. Pagare le imposte/tasse è bello (come diceva il famigerato Padoa Schioppa) solo se al livello della pressione fiscale corrisponde un pari livello di servizi. Se non c'è corrispondenza, il sistema va rivisto, iniziando dalle maggiori storture rilevate. Su questo, sito, giustamente, molti studiosi hanno identificato enormi aree di spreco, enti inutili, corruzione, disservizi. Si cominci ad intervenire in queste aree. Si diminuisca la spesa, prima di aumentare il carico fiscale, come si continua a fare, anche dal nuovo governo Renzi. Se poi fosse vero che i ricchi sono andati via dal paese (e per le teste giovani e migliori, ricche di intelligenza più che di soldi, ce ne sono i segnali), ecco un ulteriore motivo di preoccuparsi; dovunque, la guerra ai "ricchi" ha avuto come solo risultato la distribuzione della miseria.
  3. Bumblebee Rispondi
    Come purtroppo in precedenti articoli apparsi su questo sito, lo studio, pur pregevole, è a mio parere lacunoso perché: - non tiene conto delle attuali aliquote effettive di tassazione, che sono superiori dei circa l'1,5% a quanto esposto, perché sul contribuente gravano anche le addizionali regionali e comunali. Al contribuente non interessa la teoria, ma quanto deve pagare effettivamente. Per es., l'aliquota 41% è, in realtà del 42,5%, e quella 43%, del 45%. - ancora una volta, non viene data alcuna notizia relativamente alla formazione degli scaglioni di aliquota, comparando le aliquote per scaglioni di reddito applicate in Italia con quelle applicate negli altri paesi europei (per lo meno quelli euro, o, in alternativa, (forse più complicato) utilizzando il parametro del "potere di acquisto". Così finalmente, da questo sito, dopo aver scoperto che la magistratura, la burocrazia e i politici percepiscono le retribuzioni lorde più elevate d'Europa e degli USA in relazione al PIL pro capite, forse potremmo anche capire se - come sembra - anche la curva di aumento degli scaglioni di imposta (poco aggiustata nel decennio trascorso, e affetta da "fiscal drag) penalizzi gli italiani rispetto agli altri europei. Non dimentichiamoci che, come già è stato detto più volte, anche in questo sito, l'85% delle entrate del fisco per imposte sui redditi grava sui dipendenti e sui pensionati, e, a sua volta, di tale gruppo di contribuenti, è gravato solo il 37%. Moltissimo carico, su un numero ristretto di "asini fiscali", appartenenti alla classe media. (Le percentuali qui da me indicate sono indicative, ma penso, non lontane dalla realtà). Chi, oggi, fa proposte per modificare il sistema delle imposte sui redditi, a parer mio non può scordare anche questi dati. Non si possono solo fare esercizi matematici, pur pregevoli, senza tener conto del contesto in cui detta matematica viene di fatto applicata. L'oppressione fiscale degli ultimi anni, continuamente aggravata, ha avuto come conseguenza l'attuale stagnazione del paese, da cui sarà difficile uscire.