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  1. henricobourg Rispondi
    Tecnicamente interessante, politicamente deludente. I collegi plurinominali garantiscono che il primo candidato di ognuno dei tre partiti maggiori sia eletto per definizione, prima del voto. L'uninominale permetterebbe di nominare più candidati con speranze di essere eletti, ma con meno garanzie per i primi. La colpa della situazione disastrosa è soprattutto degli ingegneri di scienze politiche e trucchi elettorali e dei costituzionalisti servili che, pur di rendersi interessanti a chi sta al potere, non dicono le cose come stanno: violazione dei diritti elettorali elementari, certezza di avere un Parlamento di nominati da un padrone che può essere Renzi come Berlusconi; e se fosse Grillo? Renzi e Berlusconi se lo meriterebbero, ma i poveri Italiani forse no.
  2. Emanuele Bracco Rispondi
    Grazie per questo articolo. Secondo me c'è anche il problema che decidere per collegi uninominali vuol dire rinunciare ad andare a elezioni entro giugno, dati i tempi per disegnare i collegi (per altro, se mettiamo Verdini, D'Alimonte e altri 3 esperti in una stanza secondo me ci metterebbero 2 giorni a disegnarli, ma va be'). Il sistema provinciale ha lo svantaggio che ci sarebbero cittadini senza deputato (meglio, che abitano in un collegio che non "ritorna" nessuno al Parlamento) e cittadini plurirappresentati. Di certo, questo sistema per i partiti piccoli è un disastro: non ci sono collegi sicuri. Alfano per farsi eleggere senza candidature multiple (che difatti stanno rispuntando) dovrà consultare un negromante.
  3. gp Rispondi
    Concordo con Giorgio. Ma c'è un elemento ancora più importante che sembra essere sfuggito a tutti: come dice giustamente l'autore, nei collegi uninominali "chi arriva primo in ogni collegio risulta eletto e fine della storia". Questo non sarebbe compatibile con il reticolo di soglie di sbarramento che è uno degli ingredienti essenziali dell'Italicum. l'Italicum infatti sfrutta in modo piuttosto spericolato il fatto che la Consulta non si è pronunciata su questo aspetto del Porcellum, generalizzando la soglia di sbarramento prevista al Senato per i partiti non coalizzati (8%), alzando quella prevista per i coalizzati (2-3%) ed eliminando la clausola del recupero del primo degli esclusi per ogni coalizione. L'obiettivo è chiaramente quello di spingere i partiti minori a coalizzarsi idealmente con i partiti maggiori per evitare l'ulteriore soglia del 12% prevista per la coalizione. Se poi il partito minore non dovesse raggiungere la soglia per i coalizzati (al momento 4,5%) tanto meglio perché a quel punto i voti che ha ricevuto diventano automaticamente "voto utile" per il partito maggiore, che li trasforma in propri seggi e li usa per superare la soglia per il premio di maggioranza (al momento 37%), ovvero per accedere al ballottaggio. Un dirottamento del voto di proporzioni potenzialmente massicce, a differenza di quello che si poteva verificare col Porcellum, che non sembra rispettare il principio dell'effettività della scelta da parte degli elettori, richiamato nella sentenza della Consulta. Così come non lo rispetta il meccanismo per cui il voto dato ai candidati di collegio confluisce a livello nazionale, dove può contribuire all'elezione di candidati di altri collegi del tutto ignoti all'elettore: le liste di nomi stampate sulle schede diventano così virtuali, diversamente dalla Spagna.
  4. giorgio Rispondi
    la risposta al quesito posto nell'articolo mi pare molto semplice, il PDL non vuole i collegi uninominali perché sono quelli che offrono al suo leader meno garanzie di riuscire a portare in Parlamento le persone che vuole indipendentemente dal giudizio su di loro prevalente nell'opinione pubblica ed il PD ha dovuto adeguarsi perché altrimenti di legge elettorale non si cominciava neppure a discutere
  5. Ugo Rispondi
    Ritengo che il tipo di sistema elettorale sia rilevante ai fini del modello di sistema politico che si intende perseguire: un modello maggioritario con collegi uninominali a turno unico è sicuramente idoneo a condurre ad un modello politico a due partiti. Un modello proporzionale, pur con maggiori o minori contaminazioni o pastrocchi (leggasi premi di maggioranza), tende ad un sistema pluripartitico che conduce a governi di coalizione. Se ciò è vero si deve ammettere che i paradigmi in gioco non sono tanto la rappresentatività in alternativa alla governabilità ma la responsabilità rispetto alla non-responsabilità (governi di coalizione) dove nessun partito è mai responsabile dei successi o degli insuccessi dell'attività di governo. La storia italiana, anche nella cosiddetta seconda repubblica, ha sempre fornito sistemi politici sostanzialmente pluripartitici con governi di coalizione dove l'elemento caratterizzante è stata la non-responsabilità dei decisori; in tal senso concludo che il costante rifiuto di un sistema maggioritario vero (collegi uninominali preferibilmente a turno unico) da parte di tutti gli attuali partiti (tranne il partito radicale) è il segno di quanto essi siano affezionati alla non-responsabilità.
    • Guest Rispondi
      Condivido in toto (salvo che sul turno unico). Political accountability, non a caso, e' intraducibile in Italiano.....
    • leopoldo Rispondi
      Credo che il concetto di non-responsabilità delle classi dirigenti sia uno dei cardini più difficili da far saltare, l'attuale Ministero dell'Interno ne è un esempio.
  6. Guest Rispondi
    Meri auspici. Bisogna ancora imparare a stare in piedi, e camminare. A me piacerebbe un maggioritario, con doppio turno, e collegi uninominali. 'Il disegno dei collegi dovrebbe essere tolto dalle mani della politica'. Condicio sine qua non irrealizzabile, Nell' attuale contesto