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  1. michele Rispondi
    Come funzionario della Pubblica Amministrazione, ho combattuto per 44 anni (sono ora in pensione) per modificare e migliorare dal mio piccolo lo strapotere dei sindacati.. Ho perso su tutti i fronti. L'unica soddisfazione è quella che oggi, in un momento di carenze di risorse, mi sento di dire che avevo ragione e che il sindacato, questo sindacato, è pienamente colpevole di gran parte del disastro economico sociale di questo " povero " paese. Ricordo numerosi e costanti soprusi perpetrati in nome del supremo sindacato ai danni dei cittadini e degli stessi dipendenti non "sindacalmente corretti". Riunioni e poi ancora riunione. Prima il sindacato A, poi B,C,E etc... Inutili, dannose alla produttività del dipendente e quindi ai cittadini che chiedono servizi efficienti e rapidi alla PA. Non è cambiato alcunché negli ultimi 40 anni. I sindacati decidono per i cosiddetti politici e si arricchiscono continuando a "rubare" tesseramenti, acquistando immense proprietà immobiliari senza pagare l'IMU etc... Il SINDACATO, quello vero ed onesto, vive solo dei contributi degli iscritti, senza favorire nelle nomine amministrative e politiche i soliti amici degli amici... E chi salverà??? Non lo so più.. Un saluto michele
  2. rob Rispondi
    Prof. il problema dei sindacati italiani non sono le regole che si voglioni dare, ma la valutazione che dovrà fare chi li rappresenterà nel futuro? Le regole, i numeri e i buoni propositi rimangono cose astratte e fini a se stesse, se non sono accompagnate dalla verifica storica delle cose prodotte e quindi dai successivi progetti o proposte. Per mia esperienza il degrado e il declino che l'industria italiana sta vivendo è da addebitare per il 60% al sindacato. Il sindacato è stato un doppione di certi partiti, direi una spalla. Il sindacato tedesco dei metalmeccanici non si è preoccupato di darsi una connotazione politica, si è preoccupato di entrare nel consiglio di amministrazione della Vw, si è preoccupato dei piani industriali a lungo termine, si è preoccupato di quale mercato si dovesse affrontare e come. In pratica non ha difeso l'indifendibile, ha difeso la professionalità di chi rappresentava. Sono sciocchezze? Un dipendente Vw oltre a una busta paga di 3000 euro ha 40 miliardi di investimenti nei prossimi 10 anni; un operaio FIAT ha 800 euro di cassa integrazione e nessun futuro.
  3. Paolo Rispondi
    Grazie per l'interessante contributo che condivido in gran parte. Vorrei però esprimere una perplessità sulla questione della necessità di una legge in materia. Premesso che sposo pienamente il principio di autodeterminazione e responsabilizzazione delle parti, ritengo però imprescindibile un quadro di regole certo per la gestione di eventuali contenziosi. Come sa bene il Professore un accordo, per quanto sottoscritto dai più rappresentativi sindacati e associazioni, resta pur sempre un intesa di natura privatistica e quindi vincolante per i soggetti che la sottoscrivono, il che rende sostanzialmente inutile l'accordo ad esempio nel caso FIAT a meno che Marchionne non intenda rientrare in Confindustria, cosa che non mi risulta essere nei piani del Lingotto. La stessa definizione data nel TU di sindacati partecipanti al negoziato sembra scritta per non risolvere il problema neppure sul piano dei Ccnl: nell'unico settore infatti dove il problema si è posto, quello dei metalmeccanici, in base a tale definizione la Fiom risulterebbe nuovamente non partecipante. L'accordo del 10 gennaio, seppur a distanza di 2 anni e mezzo dal fratello del 28 giugno 2011, segna un importante passo avanti nel processo di ricomposizione del quadro delle relazioni industriali. Ritengo però che un intervento legislativo sia necessario per una definitiva soluzione del problema. Non dimentichiamo che non si tratta di aggiungere nuove leggi ma di correggere quella che gia c'è e cioè l'art.19 L.300/70, menomato dal referendum del 1995 e dalla sentenza da Lei citata che complica ancora di più il quadro della norma. La legge potrebbe avere a mio avviso le seguenti caratteristiche: avere carattere subalterno rispetto agli accordi (attuarsi solo in carenza di questi ultimi), essere coerente con i principi degli accordi (misura della rappresentatività come condizione di esigibilità della rappresentanza) superando definitivamente il vincolo della sottoscrizione dei contratti collettivi nazionali come requisito necessario. Sulle altre questioni penso si possa lasciare alle parti responsabilità di più dettagliata regolamentazione. Resta poi il problema della validitù erga omnes dei contratti, ma si tratta come ben noto di questione di rango costituzionale data la mancata attuazione dell art.39. Anche qua credo sarebbe ora a quasi 60 anni di distanza di porre rimedio a questo storico problema. In molti altri stati è stato fatto: si potrebbe, e si dovrebbe io credo, fare anche in Italia.
  4. sottoscritto Rispondi
    grande prof!