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  1. angelo Rispondi
    uno dei più bei pezzi scritti sull'argomento "rivalutazione quote Bankitalia"
  2. andypost Rispondi
    Interessante articolo. Per aiutare in una valutazione dei costi e benefici delle diverse opzioni, può fornire una stima di quali sarebbero i costi legati ad un'acquisizione da parte dello stato del controllo di Bankitalia? Assumendo che questo non possa avvenire attraverso un esproprio delle quote detenute dalle banche private, sarebbe necessario per lo Stato pagare il valore attuale delle quote, cioè oltre 1 miliardo di euro? O vi sono altri meccanismi possibili?
  3. ludwig375 Rispondi
    articolo in buona parte corretto in buona parte fuorviante... una passività "irredimibile", mi spiace, tanto ma non è una passività. e questo lo sostiene persino la London school of economics fin dal 2007 ... l'intera contabilità monetaria andrebbe rivista. anche qui l'autore mischia passività con costi, puntando a confondere platee non avvezze con la ragioneria.. ma sono due cose diverse. l'emissione monetaria è un costo non una passività. quindi la banca dovrebbe segnare nel suo conto economico, in dare, la spesa sopportata per produrre fisicamente la moneta. invece segna la moneta emessa nel conto patrimoniale, in avere, tra le passività. come se fosse un debito, per l'appunto però, un debito verso nessuno (non esistendo più convertibilità aurea). questa operazione serve ad annullare nella corrispondente voce dell'attivo, il valore dei titoli detenuti. quindi avremo ad es nella contabilità della banca centrale: attivo : titoli del debito pubblico per € 46.834.356.090,00 passivo: banconote in circolazione per € 46.834.356.090,00 lo stesso identico importo.... utile?? zero (andate a controllare sul sito della BDI se non vi convince) se togliamo la falsa voce dal passivo emergerebbe un utile mostruoso, che ovviamente esiste e viene comodamente girato nei mille paradisi fiscali oggi esistenti...
  4. Vinx Rispondi
    Nel Dividend Discount Model utilizzato bisogna applicare un tasso di crescita almeno per tener conto dell'effetto inflattivo in perpetuo (cfr. formula di Gordon). In tal caso il valore delle quote della Banca sarebbe molto più alto.
  5. Fabrizio Rispondi
    Articolo interessante, un po' meno per il Tesoro, viste le più basse plusvalenze che deriverebbero da queste stime. Solo una precisazione. La Banca d'Italia non ha riconosciuto solo i dividendi ai Partecipanti, ma anche poco più di 70 milioni di euro, come da proposta del Consiglio Superiore all'interno della Relazione Annuale. Spiccioli rispetto alle cifre di cui si parla, ma necessario per dover di cronaca.
  6. Piero Rispondi
    Articolo centrato, tutto pubblico, perché lo stato non costituisce con tali partecipazioni che giustamente sono pubbliche una bad bank statale che rileva da tutte le banche i crediti deteriorati, alla fine vi sarà una gestione una cartolarizzati e di reale credito, potrà essere finanziato con titoli emessi dalla bad bank pubblica che può accedere ad investitori professionali mondiali. Alle banche private può essere dato un indennizzo pari al capitale versato rivalutato ad oggi, non ha senso creare delle plusvalenze nel bilancio delle banche che in parte lo stato riprende con la tassazione.
  7. Paolo Quattrone Rispondi
    Non e' bizzarro che le banche (private o pubbliche) detengano il capitale della Banca d'Italia. E' solamente un meccanismo di governance diffusa che evita la concentrazione di un potere di controllo in un solo ed esclusivo ente o agenzia (come e' il caso del Regno Unito). La FED funziona allo stesso modo. Immaginate cosa succederebbe in Italia se non ci fossero questi checks and balances. La concentrazione, e non la diffusione, della governance e' il problema dei sistemi finanziari (che e' fallita anche con la FED vista la dominanza di alcuni attori).