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  1. paoloolimpio Rispondi
    Vorrei porvi un interrogativo che mi pare di rilievo ma del quale mi pare manchi la consapevolezza necessaria. L'Italia è un paese di grande evasione. Per la verità non lo è solo l'Italia, ma la stessa Germania ha dei livelli di tolleranza nei confronti dell'evasione fiscale che non tutti conoscono. Per contenere questo fenomeno, che unitamente alla dimensione horror della nostra macchina burocratica, politica e istituzionale, rappresenta uno dei problemi di più difficile soluzione, le politiche fiscali dei/i governi si stanno spostando dalla tassazione dei reddito alla tassazione dei beni. È proprio a questo ultimo riguardo che vorrei porvi il mio interrogativo. Tra gli italiani che sono sempre sollecitati ad investire nel mattone ci sono quelli che hanno sempre evaso e quelli che non lo hanno mai fatto. I secondi sono sicuramente lavoratori dipendenti e pensionati (che hanno fatto i lavoratori dipendenti). Le modifiche introdotte negli ultimi anni (in particolare con il raddoppio delle basi imponibili e delle aliquote) hanno messo in ginocchio molti tra questi secondi proprietari di immobili. Hanno sempre pagato fino all'ultima goccia delle imposte dovute sul reddito e, adesso vengono tartassati da un'imposta che sottrae loro due o tre mensilità della loro pensione o del loro stipendio. Almeno potessero vendere ma lo stato del mercato immobiliare è a voi ben noto. L'interrogativo riguarda appunto la possibilità di introdurre un elemento di giustizia sociale e quindi distinguere nella tassazione sulla casa i redditi di questi secondi disgraziati cittadini da quelli dei primi, evasori felici. Il pensiero naturalmente va a quegli italiani che vivono di politica e che si mettono in tasca 15/20 mila euro al mese e che questi "secondi" italiani devono pagare dissanguandosi.
  2. Michele da Caltanissetta Rispondi
    Come mai il governo ha deciso di tenere fuori solo le pensioni dall'aumento delle detrazioni per reddito di lavoro dipendente ed assimilati? Abbiamo una classe politica "vessatoria" che colpisce chi vuole e dove vuole senza che nessuno le sostenga. In questo caso il mio riferimento è ai sindacati ed ai difensori delle fasce deboli che dimenticano che l'unico reddito veramente assimilato al lavoro dipendente è proprio la pensione e non gli altri compensi percepiti per rapporti di collaborazione ed altre amenità di precariato inventate dai governi Prodi. La pensione, infatti, ha una cadenza fissa mensile; viene pagata per 13 mensilità; è la sostituzione del reddito di lavoro dipendente per raggiungimento dell'età pensionabile e della contribuzione richiesta; è il reddito di lavoro dipendente che il lavoratore si è assicurato versando i contributi previdenziali per il dopolavoro. E', in realtà, il reddito sostitutivo del lavoro dipendente. Io personalmente, pensionato dal 2008 con indicizzazione bloccata, pur avendo una pensione al netto della cessione del quinto e di altri debiti personali, di € 820,00 mensili, intendo adire la magistratura ordinaria affinché questa "casta" di incompetenti, farabutti e ladri, riconoscano quello che va, per giustizia sociale, riconosciuto. Non si possono toccare le pensioni che dopo riforme e controriforme sono ridotte al lumicino ed alla sopravvivenza stentata.
  3. gaetano proto Rispondi
    In realtà, dietro le figure 1-4 c’è una ulteriore ipotesi rispetto a quelle elencate in nota dagli autori: che il lavoratore dipendente abbia lavorato tutto l’anno. Mantenendo le altre ipotesi, se avesse lavorato poniamo sei mesi, la sua detrazione potenziale si dimezzerebbe a 920 euro (elevati a 1.380 nel caso di tempo determinato dall’apposito minimale) in corrispondenza di un reddito di 8.000 euro. Resterebbe quindi un’imposta netta da pagare di pari importo (o di 460 euro nel secondo caso), dato che l’imposta lorda ammonta al 23% di 8.000 euro (cioè a 1.840). Nelle figure 2 e 3, per questo lavoratore le aliquote sarebbero diverse da zero già a partire dai 4.000 euro. Al momento, la Legge di stabilità trascura questi soggetti, che pur se minoritari andrebbero tutelati: per esempio attraverso l’aumento dei minimali, pari attualmente a 690 euro nel caso di tempo indeterminato e a 1.380 altrimenti, come ricordato. Considerato che al momento il minimale più elevato corrisponde all’incirca all’importo della detrazione per un dipendente con 14.400 euro di reddito che ha lavorato tutto l’anno, applicando la stessa logica alle detrazioni post riforma il nuovo importo sarebbe intorno ai 1.550 euro. Fissato questo valore, il minimale di 690 euro potrebbe essere aumentato in proporzione o anche in misura maggiore, in modo da ridurre o eliminare una potenziale penalizzazione per i nuovi assunti a tempo indeterminato che appare contraddittoria rispetto ad altre misure.
    • massimo baldini Rispondi
      Si, le figure 1-4 sono state disegnate con l'ipotesi che il lavoratore lavori tutto l'anno. Le simulazioni invece hanno tenuto conto dei mesi effettivamente lavorati.
  4. Carlo Turco Rispondi
    Con riguardo alle detrazioni, ed agli effetti sul gettito di una loro diminuzione - dal 19 al 18 o 17 per cento - mi chiedo se si tiene conto dell'impatto che tale diminuzione potrà avere sulla propensione ai pagamenti senza ricevuta fiscale e, conseguentemente, sui livelli di evasione correnti.
    • michele Rispondi
      Penso sia già stato dimostrato che le detrazioni non fanno diminuire l'evasione fiscale, non a caso si detraggono spese mediche o per risparmio energetico, non tanto per combattere l'evasione, ma nel primo caso come strumento di welfare, nel secondo per questioni ambientali.
      • Antonio Nieddu Rispondi
        beh .... ma un fine importante è quello di far diminuire l'evasione (e diverse volte viene sbandierato). Soprattutto relativamente alle seconde.