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  1. Enrico Rispondi
    Chi è origine dei suoi mali pianga se stesso.... Sentir dire "con questa legge elettorale non si può andare a votare" mi fa venire un brivido: lo dicono proprio quelli che l'hanno fatta; incredibile, generano il problema e si propongono come soluzione. In nessuna azienda viene chiesto a chi genera un disastro di risolverlo, semplicemente viene sostituito proprio al fine di risolvere il disastro. Ritengo che il vero problema politico italiano sia il mancato rinnovo della classe dirigente: per fare questo è necessario un sistema che obblighi al decisionismo (lo shutdown USA ne è una dimostrazione, se la politica si impantana in giochi di palazzo ne vanno di mezzo i cittadini in primis, ed è l'unico modo per dare una "spinta" ai partiti; scommetto che alle prossime elezioni USA, di ogni grado, ci saranno cambi sostanziali di classe dirigente, dalla piccola contea ai sindaci delle grandi metropoli, congresso etc etc).
  2. Confucius Rispondi
    L'amara verità è che le politiche portate avanti dai governi europei sono dettate dall'esterno (il "pilota automatico" di Draghi) e sono indipendenti dalle promesse elettorali dei vari partiti/schieramenti. Vedasi l'esempio francese, dove con il sistema a doppio turno c'è stata la sostituzione del centro-destra di Sarkozy con il centro-sinistra di Hollande. Dopo tanti proclami che la politica dell'UE sarebbe stata rinegoziata, Hollande non si è più fatto sentire e, a parte qualche iniziativa demagogica come l'aliquota fiscale del 75% per i super-ricchi (che si sono prontamente trasferiti all'estero), la gestione economica della Francia continua a percorrere i binari precedenti. Vedasi inoltre l'esempio belga, dove hanno fatto a meno del governo per un anno e mezzo, migliorando i conti economici in quanto non c'era nessuno che potesse decidere incrementi di spesa. La polarizzazione avviene soltanto durante le campagne elettorali, dove bisogna caratterizzarsi agli occhi degli elettori, e su argomenti di ordine etico, a patto che non abbiano effetti economici immediati (vedi il problema dei matrimoni gay, dove l'effetto delle pensioni di reversibilità (ora non previste) si farà sentire "a babbo morto"). Come ha scritto l'economista Loretta Napoleoni, il cuoco può cambiare, ma il menù rimane sempre "rigorosamente" lo stesso.
  3. michele Rispondi
    Anzitutto ottimo articolo, andrebbe analizzata anche la forma di governo in accoppiata alla nuova legge elettorale. Io sono per copiare letteralmente il sistema tedesco o Francese, facendo scegliere ai cittadini con un referendum consultivo.
  4. Nino Rispondi
    Boeri e Galasso han parlato di prima repubblica (fino a metà degli anni '90) e situazione attuale in divenire. Han omesso completamente che c'è stata una coalizione che ha goduto della maggioranza politica e della maggioranza dei consensi per circa un decennio. Che aveva promesso riforme epocali. Mi spiego meglio: se tale "coalizione" (stavo per scrivere "se tale personaggio", ma così si capiva subito che il grosso rischio che si corre con il maggioritario è la trasformazione del parlamento in una corte di servi) che ha goduto di numeri e di tempi sovrabbondanti non ha portato ad alcuna riforma e/o miglioramento della cosa pubblica, allora quale potrebbe essere la migliore forma di governo in Italia?
    • Francesco Rispondi
      Lasciando da parte i dubbi che "tale personaggio" avesse una visione a medio termine per il Paese, non abbiamo comunque mai vissuto la situazione di un governo monopartitico. Sono stati Forza Italia+UDC+Lega+AN, poi Forza Italia+Lega+AN, o PdL+Lega.
  5. Alessandro Rispondi
    Ricordo un articolo proprio qui su lavoce...con un doppio turno con un'unica tornata elettorale....non ci dimentichiamo che nel secondo turno l'astensione aumenta sempre in maniera considerevole.
  6. Emilio Rossum Rispondi
    Doppio turno? Applicato solo in Francia, ma accompagnato da un modello istituzionale che assegna al Presidente della Repubblica poteri ben maggiori e piu' determinanti rispetto sia al nostro Presidente della Repubblica, che al Presidente del Consiglio. Spero che non si voglia prendere come esempio il doppio turno dei comuni per estrapolarlo a livello nazionale. E' un "non sense". Non capisco perché non si possano prendere in considerazioni tanti altri modelli in giro per il mondo, che funzionano, senza moltiplicare ulteriormente i costi delle competizioni elettorali. Dobbiamo tornare al concetto di una sola giornata di voto, come vige nella maggior parte dei Paesi del mondo.
  7. Francesco Crispino Rispondi
    Si può anche convenire sul doppio turno maggioritario, che comunque come ricordato nell'articolo, non è scevro dalle designazioni delle segreterie politiche, e che a mio avviso andrebbe preceduto da primarie di collegio obbligatorie per ridare agli elettori la parola anche con la identificazione dei candidati. Ma ritengo sia indispensabile partire proprio dal ridisegno dei collegi elettorali. Questi ultimi non possono essere quelli attuali completamente distaccati e scoordinati dalla organizzazione territoriale ed amministrativa. I collegi al contrario devono avere un solido radicamento al territorio in modo da qualificare in maniera chiara il legame tra il rappresentante ed i rappresentati, ma anche tra il rappresentante ed i livelli istituzionali di rifermento. In sintesi la riforma della legge elettorale, deve essere il prodotto correlato della riforma degli enti territoriali, orientata al superamento degli attuali assetti, che non si esaurisce con la mera soppressione delle provincie, il cui effetto è più simbolico che sostanziale. Occorre ridisegnare gli enti locali ed a partire da quelli ricomporre i diversi livelli istituzionali, sino al superamento del bicameralismo perfetto con la formazione di una Assemblea Legislativa e del "Senato delle Regioni". http://www.peparchitetti.com/news/15/Abolire-le-province-non-basta.html