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  1. giancarlo Rispondi
    Direi che Tommaso abbia ragione. Aggiungo, sulla base della, mia personale esperienza, che le politiche attive di reinserimento sono quanto di più lontano dall'assistenzialismo cattolico italiano. Prendiamo l'ottima esperienza del fondo europeo EPMF del programma progress. Concede fondi a persone in difficoltà per finanziarie persone/progetti che vogliono costruire una microimpresa. Nel 2012 questo Fondo ha dato sostegno a 6000 persone. Quante in Italia ?? UNA-1 !!! Solo la Banca di Credito cooperativo della Lucania si è costituita partner del Programma. Interpellai il ministero del lavoro del Governo Monti. Non ne sapevano niente. Buona fortuna.
  2. AM Rispondi
    Aiuti ai poveri anche se sono stranieri? E in caso affermativo, come ritengo giusto, quali requisiti sono necessari? Oggi il passaparola con Africa, Balcani e altri paesi poveri di Asia e America latina potrebbe far aumentare la massa dei rifugiati in Italia.
    • Dario Rispondi
      Non trovo ne' giusto ne' opportuno dare sostegno ai poveri extracomunitari, se diamo questo sostegno il passaparola farà sì che le masse povere del mondo si indirizzino verso l'Italia perchè otterranno quì (senza lavorare) molto più che a casa loro.
  3. Diego Alloni Rispondi
    A parte che sono solo parole, ma sono anche le solite. Es: criteri universalistici per i soliti protetti e protette. Non un cenno alle nuove povertà: gli ex-autonomi (gli hanno tolto anche la p. IVA), i papà-separati (2 milioni di esclusi sociali di stato, cui ripropinano l'ISE per casa di proprietà requisita indefinitamente ed assenza di figli che mantengono per decenni), le famiglie numerose (genitori penalizzati sugli assegni familiari perchè devono ammazzarsi di lavoro e su IMU/succedanei perchè devono avere abitazioni adeguate al numero di figli). Come da sempre, premialità al fare niente.
  4. Dario Rispondi
    A mio parere ci sono altre obiezioni. La prima è che il sistema deve far sì che i beneficiari arrivino ad ottenere beni e servizi significativamente minori di un nucleo familiare che arrivi alla soglia di povertà lavorando, altrimenti che senso ha lavorare? La seconda è che a tutti quelli che abitano in case popolari, con il fitto pagato praticamente dai contribuenti, deve essere attribuito un costo del fitto a valori di mercato e non per quanto poco pagano! La terza è che devono essere smattellati tutti i vari supporti dati da i più svariati enti, inclusa l'esenzione dal ticket medico, la vacanze praticamente gratis ecc. Ora i furbi della povertà riescono a vivere praticamente meglio di quelli che lavorano e ciò è annaccettabile! Queste considerazioni vengono da esperienze di persone a me vicine le quali hanno vissuto tutta la vita lucrando con i suddetti sistemi e vivendo bene senza lavorare pur potendo.
    • Tommaso Rispondi
      Se da un lato ci sono i furbi della povertà, dall'altro ci sono persone veramente povere e che non hanno nessun sostegno, tra i quali chi ha perso il lavoro senza poter accedere alla pensione, alla cassa integrazione o a qualsiasi tipo di sostegno da parte dello Stato. La maggiore difficoltà la vedo nel reinserimento in un posto di lavoro, visto che senza una politica industriale precisa e un mercato del lavoro mal regolato, le possibilità occupazionali per una persona over 50 sono praticamente nulle. In ogni caso si parla di proposte che non verranno attuate né ora né nei prossimi anni visto che l'unica priorità del governo è quella di mantenere il rapporto deficit/PIL sotto il 3%.