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VENERDì 1 AGOSTO 2014


  1. riccardo boero Rispondi
    Egregi professori, vorrei esprimere il mio piu' profondo dissenso sulla misura di un credito d'imposta quale quella proposta. Qualunque seria analisi sociologica mostrerebbe che ad eccezione del ristretto milieu piccolo-borghese nel quale ahime vivono quasi tutti i ricercatori accademici, le donne italiane vorrebbero lavorare anche senza alcun credito d'imposta. Ma purtroppo non sono in grado di offrire al datore di lavoro un valore tale da giustificare i pesanti oneri legati al cuneo fiscale e il grandissimo impegno giuridico di un'assunzione in regola. Credo che beneficierebbero del vostro credito d'imposta solo le donne che gia` lavorano, e che non vi sarebbero molti nuovi ingressi di manodopera femminile nel mondo del lavoro, bloccata da ben altri potenti ostacoli. D'altra parte, credito d'imposta significa aggravio delle disastrate finanze statali, nuovo denaro immesso sul mercato con inevitabile aumento dei prezzi, e in definitiva aumento delle disuguaglianze sociali tra chi lo percepisce assieme ai suoi redditi da lavoro, e chi non riesce a beneficiare ne' dell'uno ne' dell'altro. Due parole infine sulla bassa natalita`: essa e` un atout per l'Italia, decisamente sovrappopolata e afflitta da problemi cronici di disoccupazione, delinquenza, inquinamento, cementificazione e traffico. Non avremo mai lo spazio della Russia: vogliamo dunque diventare un Bangladesh o una Finlandia? Porgendo i miei migliori saluti, ringrazio di un'urbana risposta.
    • La redazione Rispondi
      RISPOSTA: L'impatto sull'occupazione di un meccanismo quale il credito d'imposta è stato empiricamente dimostrato nel caso UK. L'applicazione del WTC riduce il costo opportunità di rimanere a casa per una donna, specialmente quando è madre e/o in coppia. In quanto alla natalità il problema non è di avere più residenti in Italia ma di trovare un miglior bilanciamento tra generazioni anziane e giovani, primo fra tutti per contenere il probabile disavanzo previdenziale futuro.
  2. roberto bera Rispondi
    L'articolo 53 della costituzione parla di "capacità contributiva". Mi pare che l'obiettivo dovrebbe essere quello di attuare questo articolo perchè mi pare che il sistema attuale si basi troppo sul "lordo incassato". Ogni altro passo allontana sempre di più dall'attauzione del dettato costituzionale.
  3. Maria Rosa Gheido Rispondi
    Ho forti perplessità sulla tassazione agevolata del lavoro femminile che mi appare vada facilmente a ledere i principi della parità retributiva facilmente condizionati dalla leva fiscale. Anche la tassazione del reddito familiare mi lascia fortemente perplessa sia per le considerazioni avanzate nell'articolo, sia perché è compunque assai diverso il peso effettivo, nell'organizzazione familiare, di una stessa etrnatrata prodotta da uno o da più soggetti. Mi sembra si dovrebbe lavorare sull'incapienza reddituale rispetto alle detrazioni spettanti, generando un credito che, in questo momento di preannunciata riforma degli ammortizzatori sociali, potrebbe andare a rappresentare quel reddito minimo di sussistenza che il sistema italiano sembra poco propenso a realizzare. Maria Rosa Gheido
  4. biagio Rispondi
    anche voi seppur da un punto di vista leggermente diverso ponete il problema diventato di moda del lavoro femminile io voglio approfittare della vs approccio fiscale al problema per sottoporvi un quesito: sono un professionista siciliano mi chiedo perchè in Italia (e principalmente succede così negli altri paesi?) le famiglie dei lavoratori subordinati (siano essi con basso reddito ad es. metalmeccanici lavoratori delle resine etc. o con alto reddito, quadri delle banche o funzionari pubblici) devono aver un sistema fiscale di vantaggio rispetto ai lavoratori autonomi (professionisti, artigiani, commercianti etc.), la motivazione è economico-fiscale o politico-sindacale. E’ giusto che a parità di reddito e condizione personale e familiare due famiglie devono ricevere due differenti regimi fiscali (detrazioni, oneri deducibili ed assegni familiari). Ma chi lo dice che l’autonomo ha un reddito più alto del subordinato e che fra gli autonomi non vi siano famiglie monoreddito con moglie disoccupata Le vs proposte si applicherebbero a tutti e a tutte le famiglie o sempre e solo per i lavoratori subordinati anche se con reddito medio alto ??? Io purtroppo ho votato questo governo ed ho paura che queste discussioni in mano a questo governo diventino un ulteriore argomento per far pagare solo alcuni e beneficiarne altri solo sul presupposto dell’appartenenza alle classi “proletarie”, forse è meglio smettere. Peraltro per il lavoro femminile al sud è tutto diverso il problema non è nell’offerta vantaggiosa (come scrivono Ichino ed Alesi ma dal lato della domanda) Comune la Vs proposta dell’imposta negativa mi pare semplice e giusta. biagio parmaliana
    • La redazione Rispondi
      Gentile lettrice, le ragioni del legislatore per la diversa disciplina fiscale tra autonomi e dipendenti sono diverse e non sempre esplicite. Tuttavia, non è vero che il regime fiscale è sempre di vantaggio per i dipendenti rispetto agli autonomi. Per esempio, si pensi all'ammontare su cui calcolare l'imposta (base imponibile): per i dipendenti è il reddito,per gli autonomi è il reddito al netto delle spese per la produzione del reddito, il che spesso lascia più possibilità di elusione (o evasione) dell'imposta agli autonomi. Per altro detrazioni, oneri deducibili e assegni familiari, che lei ricordava, spesso sono decrescenti al crescere del reddito fino ad annullarsi oltre una certa soglia. Cordialmente.
  5. Antonio Fiori Rispondi
    Aliquote differenziate solo in base al sesso credo sarebbero a rischio di costituzionalità; nettamente preferibile la soluzione del credito d'imposta alla famiglia, legato al numero dei figli e alle ore lavorate. Mi domando piuttosto come il legislatore debba considerare, per la politica fiscale di cui si discorre, i nuclei familiari 'atipici ' che scaturiranno dalla disciplina dei Di.co. in gestazione. Il problema evidentemente sarebbe insieme politico e giuridico: se la fattispecie della 'famiglia fiscale' dovesse infatti escludere tutti (o alcuni) di questi nuclei, la disposizione sarebbe esposta al giudizio di incostituzionalità per irragionevolezza.