
Il governo propone un aggiornamento delle tariffe nazionali delle prestazioni sanitarie di laboratorio. Ma qual è il senso della revisione quando poi le singole Regioni remunerano in modo assai diverso gli stessi esami? Per esempio, in Lazio o Calabria alcuni accertamenti costano il doppio rispetto all'Emilia Romagna. E' assai probabile che la riduzione causi molti problemi ai laboratori pubblici e privati nelle Regioni che applicano il tariffario nazionale in modo virtuoso. Mentre poco o nulla inciderà in quelle che dovrebbero essere spinte a una maggiore efficienza.
Quel che succede e comunque può succedere quando il Ministero decide unilateralmente di abbassare le tariffe delle prestazioni è che il privato accreditato interrompe il servizio convenzionato (ossia rende le prestazioni solo a pagamento e rigetta i pazienti esenti) alchè i pazienti con la "cartuccella", ossia la richesta del medico, si dirotta sul laboratorio pubblico, che si vede oberato di lavoro; al di là delle considerazioni sulla qualità, c'è che nel pubblico il personale demotivato da bassi salari e scarsi mezzi non compensa con il proprio lavoro l'eccesso di domanda: aumentano così le attese (si pensi al tempo si attesa per il prelievo la mattina se ci sono pochi addetti). Ne deriva che la gente ritorna al privato e addirittura trova conveniente anche quello non accreditato che punta tutto sul tempo: rapidità di prelievo-lavorazione-rilascio dei risultati tutto in 12-24 ore a fronte di tariffe neanche elevate. E il pubblico e con esso i cantori del "pubblico è bello" è accontentato. Il settore pubblico ha risparmiato, il dott Trenti pure e l'esente ha pagato comunque.
Credo che l'ultimo decreto abbia lo scopo di individuare i "costi standard" in previsione del federalismo fiscale, più bassi saranno meno la sanità sarà pagata dallo stato, poco importa a questo governo che poi le regioni siano costrette a far pagare comunque, con ticket o altro la differenza. per quanto riguarda la differenza dei costi è evidente che dove c'è una forte presenza di un sistema pubblico di qualià e fortemente controllato (vedi Emilia Romagna e Toscana) questo fa da "calmiere" anche per la sanità privata, dove inevce il privato è solo e può fare "cartello" i prezzi inevitabilemnte crescono.
L'articolo evidenzia bene i punti deboli dei tariffari in sanità. Il problema riguarda tutte le tariffe sia per le prestazioni ambulatoriali sia per quelle di ricovero. I tariffari sono uno strumento importante nella sanità, nel finanziamento, nel controllo, nelle politiche tariffarie, come regolatore negli scambi di prestazioni e molti altri aspetti. E' stato uno strumento fondamentale nell'aziendalizzazione delle strutture sanitarie. Quindi se i tariffari non rispecchiamo gli effettivi costi sostenuti per erogare le prestazioni e le strategie della pianificazione, diventano uno strumento che giocherà contro l'efficenza del sistema. Emerge dall'articolo e dall'esperienza, che l'aggiornamento e la corretta "manutenzione" dei tariffari spesso è assente. Ricordiamoci che con i tariffari oltre a pagare le strutture privati, vengono stabiliti anche i criteri della compartecipazione, ticket, dei cittadini.