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I QUATTRO PICCHI DELLA REGOLAMENTAZIONE

di Carmine Di Noia, Categoria Finanza, Data 10.10.2008

Autorità di vigilanza e banche centrali hanno troppi conflitti di interesse se perseguono più obiettivi contemporaneamente. E oggi il sistema offre un grado di protezione inadeguata agli investitori e mantiene un ulteriore strato di regolazione nazionale che fa perdere competitività a tutta l'industria finanziaria. Una struttura equilibrata potrebbe essere a quattro picchi. La regolamentazione e vigilanza sarebbe organizzata, a livello orizzontale, per finalità. E in modo federale, a livello verticale, con una struttura simile al sistema europeo di banche centrali.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Un dubbio di fondo
    Nome: Michele Giardino  Data: 13.10.2008

    L' eleganza delle proposta suscita ammirazione, ma la sua praticabiltà a breve rendono scettico lo stesso autore, consapevole forse che di solito l'effettivo disegno istituzionale da costruire non tollera un alto tasso di razionalità, specialmente se il peso specifico delle diverse componenti del disegno è diseguale, come lo é qui, e di molto, per varie e pesanti ragioni. Ma il vero dubbio che non riesco a superare riguarda altro, e cioé l'idea oggi dominante che le stesse regole debbano riguardare tutte le specie di intermediari, con l'enforcement affidato alle stesse Autorità. Non ho mai creduto a questa doppia equiparazione, e anzi credo che ad essa si debba più d'uno dei guai attuali. Le banche in senso proprio, soggetti cioé che raccolgono risorse più o meno liquide ed erogano credito in varie forme innanzi tutto alle iporese, sono altra cosa da tutti gli altri intermediari, che fanno altro: Con le ovvie conseguenze in termini di regolazione....

  • SI ALLA REGOLAZIONE!
    Nome: kripton  Data: 13.10.2008

    Mi riferisco al testo di chi è ancora convinto che i mercati debbano essere liberi di fluttuare (senza alcuna regola o authority che sorvegli): dissento in maniera totale a chi la pensa in tal modo. Se il mercato si deve autoregolare e i flussi di denaro persi vanno verso "altri attori" che li investono in modo differente, ditemi perchè i contribuenti devono soccorrere chi ha arrecato danni agli altri e vantaggi a se stesso. Questo "scherzetto" del salvataggio ci costerà una mole considerevole di denaro (che stiamo scaricando sul debito pubblico) soltanto perchè si è voluto un sistema senza regole. Se si vuole lasciare tutto al mercato, per quale ragione adesso si invoca l'intervento pubblico? Se il mercato non è in grado di salvare se stesso, che "vada a quel paese". Hanno costruito soldi finti con le cartolarizzazioni, complici le società di rating (vendono airia fritta), che hanno certificato tutto (pure la "monnezza"). Anche grazie all'esistenza dei paradisi fiscali. Ma quando al ivello almeno europeo si costituisce un'unica autorità di controllo che vieti le operazioni con i paradisi fiscali? infinite pagine per regolare il cioccolato e nulla per la finanza dei pirati?

  • Ma come si fa la regolamentazione?
    Nome: Francesco Silvestri  Data: 12.10.2008

    Sono in linea di massima d'accordo. Tuttavia credo che il professore intendesse trovare il modo di coordinare le autorità di vigilanza sui mercati, non necessariamente rafforzandole, al fine di evitare che nell'UE si prendano misure contraddittorie con quelle inglesi, o americane etc. Anzi, una semplificazione potrebbe essere efficacissima: ma posto che questa sia l'effettiva volontà di tutte le componenti politiche e di tutte le potenze mondiali al tavolo dell'alta finanza, chi ha l'autorità di farla? La storia ci insegna che non basta neanche vincere una guerra mondiale per regolare in modo realistico e definitivo i mercati finanziari.

  • No alla regolazione
    Nome: andrea  Data: 10.10.2008

    Egr. professore, è desolante leggere per l'ennesima volta ancora un'altra proposta di creazione di autorità burocratiche, non elette, in grado di intervenire, manovrare e limitare il mercato. Perché? I mercati finanziari si sa oscillano, fluttuano. Sono saliti per anni e nessuno ha mai parlato di regolazione. Ora, nell'inevitabile fase calante, si sente un improvviso bisogno di creare nuove polizie. La ricchezza persa da alcune banche non è sparita, è in tasca ad altri attori di mercato, che potranno garantire gli investimenti su attività sane. Allora perché prendere il panico a pretesto per ingessare ancor più il mercato?

  • Controllo di banche e mercati
    Nome: Renzo Pagliari  Data: 10.10.2008

    L'idea di controllare tutti i soggetti che raccolgono risparmio mi sembra pienamente condivisibile. Anche la struttura proposta, malgrado la sua complessità, mi sembra adatta allo scopo, ammessa la possibilità reale di trovare tutte le persone oneste necessarie per farla funzionare realmente ed efficacemente. Il punto chiave è però impedire giochi finanziari azzardati, del tipo di futures, derivati, operazioni allo scoperto. Dove tali strumenti sono utilizzati c'è sempre chi guadagna e chi perde, per loro stessa definizione. Poichè si tratta di soggetti che utilizzano in ultima analisi denaro altrui c'è sempre un gruppo di soggetti deboli che perde. Pertanto bisogna limitare a livello mondiale le transazioni ammesse alla compravendita di azioni ed obbligazioni pubbliche e private, del tipo denaro reale contro titoli reali con consegna immediata di entrambi, in modo che l'utile sia dato soltanto da cedole, incrementi di valore reale dei titoli scambiati, liquidità ottenuta. E' una visione forse paesana del mercato, ma visto gli sfracelli periodici delle visioni più evolute, probabilmente è l'unica accettabile.