
lavoce.info compie sei anni. Ringraziamo i collaboratori e i lettori per il sostegno che ci hanno dato in questa impresa. Abbiamo chiesto a un campione rappresentativo di internauti una valutazione dell’informazione su internet. Sempre più importante, ma non quanto la tv. Il web, però, ha bassi costi di entrata e di gestione e non vive grazie a concessioni pubbliche. C'è più mercato e più democrazia su Internet. E non ci sono i conflitti di interesse. A proposito: qualcosa da imparare dalla discussione negli Stati Uniti sul conflitto di interessi di McCain, “reo” di avere una moglie che controlla un'azienda che produce alcolici, soggetta a importanti regolamentazioni?
Le riforme per promuovere il libero mercato spesso non funzionano nei paesi in via di sviluppo. Perché contano le istituzioni politiche: dittatori come Mughabe possono distorcerne gli effetti. L'esempio del conferimento dell'indipendenza alla banca centrale e dei suoi effetti.
Troppo poche e mal pagate le donne che lavorano in Italia. Documentiamo la discriminazione. Può essere combattuta con una legislazione rigorosa che preveda indagini anche senza querela individuale. Pressione fiscale ed evasione fiscale crescono e diminuiscono insieme. Come se l'evasore decidesse di evadere a seconda delle aliquote in vigore e di quale di esse è per lui tollerabile.
300 parole: Il costo del cumulo di Agar Brugiavini
Vi ricordiamo che la rubrica Osservatorio PA viene alimentata anche con le vostre segnalazioni. Scriveteci e spiegate in modo preciso anomalie, inefficienze, storture, ma anche esempi di efficienza nella Pubblica Amministrazione.
Sei anni fa nasceva lavoce.info. Sono trascorsi quattro governi, tre ministri dell’Economia, e, purtroppo, abbiamo solo 6 punti percentuali di Pil in più. Nel frattempo la "democratica" Internet è diventata per molti italiani la principale fonte di informazione dopo la Tv. Addirittura, la prima per chi cerca approfondimenti di politica e di economia. E informazioni il più possibile complete, non partigiane. Lo mostra un sondaggio da noi commissionato, e se ne trova conferma nei dati sulle visite al nostro sito. Spingendoci così a svolgere con sempre maggiore impegno il nostro ruolo di cane da guardia della politica economica.
Sono sempre di più gli italiani che navigano in Internet, 26 milioni dicono le stime. E se la televisione resta il mezzo da cui si attingono le notizie, è in rete che si cercano fonti di approfondimento attendibili e non faziose. Perché i bassi costi sono una garanzia di minore dipendenza dai finanziatori. Lo dicono i risultati del nostro sondaggio su "Internet, informazione e pluralismo".
Le ricette per favorire la crescita dei paesi in via di sviluppo raccomandano riforme delle istituzioni e della politica. Ma la loro efficacia dipende in larga parte dal contesto politico iniziale. Per esempio, l'indipendenza della banca centrale può avere effetti straordinari sull'inflazione. Ma se introdotta in un sistema istituzionale per altri versi debole, produrrà un effetto altalena, che ne vanificherà i benefici, magari attraverso un deterioramento del bilancio pubblico. Si spiegano così molti casi di fallimento delle politiche del Washington consensus.
In Italia solo il 46 per cento delle donne in età lavorativa ha un'occupazione, uno dei livelli più bassi tra i paesi Ocse. Non solo per la scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro. I differenziali nei tassi d'occupazione e nelle retribuzioni sono dovuti anche a pratiche discriminatorie. E se la progressiva liberalizzazione dell'economia può contribuire a ridurle, una rigorosa legislazione è strumento irrinunciabile. Ma deve prevedere autorità competenti a compiere indagini anche senza querela individuale e sanzioni per l'impresa riconosciuta colpevole.
L'evidenza empirica mostra che pressione fiscale apparente ed evasione sono guidate da un andamento di lungo periodo comune: variano nel tempo, ma nel rispetto di una relazione di equilibrio di lungo periodo. E' come se ciascun agente osservasse l'aliquota richiesta dal governo, decidesse qual è quella tollerabile e adattasse il reddito dichiarato in modo da ottenere l'aliquota desiderata sul reddito effettivo. Non a caso la penalizzazione per i contribuenti virtuosi appare invariata nei decenni, col passare di generazioni e governi.
Da qualche mese si registra un persistente spread tra Libor e tassi di riferimento attesi. Le banche centrali possono intervenire per eliminarlo? E come? Europei e americani hanno sulla questione punti di vista diversi. I primi lo interpretano come la semplice quantificazione da parte del mercato di un rischio di credito. Secondo la Fed, invece, la causa è in una carenza di capitale delle banche. Nessuna delle due posizioni è pienamente convincente.
Il risparmio gestito attraversa in Italia una crisi senza precedenti: dall'inizio del 2007 i fondi comuni hanno subito deflussi per 106 miliardi di euro. Il futuro dell'industria dipende da come gli azionisti bancari vorranno modificare la catena del valore e i margini sulla distribuzione, preservando al tempo stesso la redditività di lungo termine. Ma anche dall'emergere e dal consolidarsi di altri distributori puri. L'importante è capire se queste evoluzioni possano avvenire sotto la spinta delle forze del mercato, oppure se debbano essere guidate da interventi del regolatore.
In Spagna, la classe dirigente ha chiara l'urgenza della principale sfida per il futuro: far crescere la produttività totale. E non si ha paura di lasciare indietro chi non tiene il ritmo dell'innovazione, siano università inefficienti o imprese poco competitive. In Italia il ministro dell'Economia indica la globalizzazione come causa dei nostri malanni. Ma se vogliamo tornare a crescere, dobbiamo risolvere i problemi interni. A partire da due risorse inutilizzate come Mezzogiorno e lavoro femminile. Aggiungendo molta concorrenza. L'alternativa è solo un dolce declino.
La legge sugli incentivi alle aziende che assumono donne non si applica alla Calabria, che pure ha un tasso di occupazione femminile al 31 per cento. Un caso che deve servire da monito per il futuro. Se gli indicatori utilizzati per ripartire gli stanziamenti per le politiche sociali e del lavoro si basano solo sulla disoccupazione, in alcune fasi potrebbero essere penalizzati proprio i segmenti più deboli sul mercato del lavoro. Costruire o individuare l'indicatore adeguato a misurare un fenomeno è difficile, ancora più complesso è costruirne uno sensibile al genere.
La regola generale vigente nei processi civili prevede che le spese processuali vengano pagate dalla parte che perde la causa. Ora il governo propone che siano addebitate a chi vince la causa se questi ha rifiutato senza giustificato motivo una proposta vantaggiosa di conciliazione. L'idea, di per sé buona, è di incentivare la conciliazione. Ma rischia di non tener conto del contesto italiano, nel quale la parte che ha ragione è in una situazione di debolezza cronica. E i meccanismi conciliativi potrebbero costituire una minaccia in bianco ad accettare accordi anche ingiusti.
Con l'approvazione del decreto fiscale che anticipa la legge Finanziaria, la programmazione economica ha fatto un passo avanti epocale. Ma il percorso di politica economica per la legislatura tracciato dal Dpef è avvilente nella sostanza. Ci sarà un significativo aumento della pressione fiscale per tutta la legislatura e una riduzione delle spese in conto capitale, anziché della spesa corrente. Tutto il contrario di ciò che servirebbe al paese per uscire dalla stagnazione.
La cosiddetta Robin Hood tax eleverà i prezzi dell'energia elettrica, già oggi piuttosto alti, spostando denaro dalle tasche dei consumatori a quelle dello Stato. Se avrà un effetto reale sulle imprese del settore, sarà a favore di quelle che oggi ottengono più profitti, a danno di chi fa fatica a stare a galla. Se si vogliono colpire i profitti eccessivi nel settore elettrico a sostegno della collettività, esiste solo un modo: far funzionare il mercato. Nel nostro, la concorrenza è poco efficace. Sarebbe interessante conoscere le intenzioni del governo in proposito.
Come è ormai tradizione, qualsiasi sia la maggioranza, all’inizio della legislatura fioriscono i disegni di legge per la liberalizzazione dei servizi pubblici locali. In genere, appassiscono in breve tempo. Stavolta però c’è una novità: il disegno di legge del governo ha significativi punti di convergenza con la proposta presentata alla Camera da Linda Lanzillotta. Anzi, in alcune parti i due testi coincidono alla lettera. Ma le differenze ci sono e significative. Riguardano la visione del settore e, alla fine, misureranno il tasso di innovazione della legge che sarà approvata.
La manovra di bilancio prevede risparmi consistenti sulla sanità. E di fatto rimette in discussione il Patto per la salute e la strategia che ha consentito di recuperare il controllo sulla spesa sanitaria. Perché è concreto il rischio di riattivare il meccanismo perverso che vedeva lo Stato lesinare le risorse del Ssn, per poi inseguire con un anno di ritardo le dinamiche spontanee della spesa. Sarebbe più utile riprendere il lavoro di elaborazione degli indicatori di costo e di performance per programmare su basi condivise da Stato e regioni il finanziamento 2010-2012.